Legion d'onore: Bonino, D'Alema, Prodi, Veltroni, seguite l'esempio di Augias
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Legion d'onore: Bonino, D'Alema, Prodi, Veltroni, seguite l'esempio di Augias

Di fronte all'omaggio verso un tiranno come Al-Sisi gli italiani che hanno ricevuto la Legion d’onore dovrebbero fare un atto simbolico dalla fortissima valenza politica: restituire l'onorificenza.

Macron e Al Sisi
Macron e Al Sisi
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

13 Dicembre 2020 - 11.46


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Non lasciate solo Corrado Augias. Non lasciatelo solo quando, come ha annunciato dalle colonne di Repubblica, domani  si recherà all’Ambasciata di Francia a Roma per restituire la Legio d’onore, come atto di protesta per il conferimento dell’onoreficenza  al presidente-carceriere egiziano Abdel Fattah al-Sisi. E’ giusto chiedere al Governo di fare il suo, e Globalist non smetterà un solo giorno nel chiedere, a fianco di Paola e Claudia Regeni, di ritirare il nostro ambasciatore al Cairo fino a quando non sarà fatta verità e giustizia sul delitto di Stato di cui è stato vittima Giulio Regeni e fino a quando Patrick Zaki non sarà rimesso in libertà. Ma quando in gioco sono i diritti umani, non c’è delega che regga. Ognuno deve fare il suo. E il “loro”, per gli italiani che hanno ricevuto la Legion d’onore è essere protagonisti di un atto simbolico dalla fortissima valenza politica: restituire la Legion del disonore. 

Non lasciatelo solo

n una lettera pubblicata su Repubblica, Augias scrive: “Caro direttore, domani lunedì 14 dicembre, andrò all’Ambasciata di Francia per restituire le insegne della Legion d’onore a suo tempo conferitemi. Un gesto nello stesso grave e puramente simbolico, potrei dire sentimentale. Sento di doverlo fare per il profondo legame culturale e affettivo che mi lega alla Francia, terra d’origine della mia famiglia”. Dopo aver dato annuncio della sua decisione, il giornalista e scrittore spiega le motivazioni del suo gesto: “La mia opinione è che il presidente Macron non avrebbe dovuto concedere la Legion d’onore ad un capo di Stato che si è reso oggettivamente complice di efferati criminali. Lo dico per la memoria dello sventurato Giulio Regeni, ma anche per la Francia, per l’importanza che quel riconoscimento ancora rappresenta dopo più di due secoli dalla sua istituzione». Augias parla più volte di un limite che non dovrebbe essere superato: “ Ci sono occasioni in cui anche i capi di Stato dovrebbero attenersi a quella che gli americani chiamano the right thing, la cosa giusta. Credo che il presidente Emmanuel Macron in questo caso abbia fatto una cosa ingiusta”.

Augias sempre su Repubblica ha anche pubblicato il testo integrale della lettera consegnata all’ambasciatore, in cui scrive. “L’assassinio di Giulio Regeni rappresenta per noi italiani una sanguinosa ferita e un insulto, mi sarei aspettato dal presidente Macron un gesto di comprensione se non di fratellanza, anche in nome di quell’Europa che – insieme – stiamo così faticosamente cercando di costruire. Non voglio sembrare più ingenuo di quanto non sia. Conosco abbastanza i meccanismi degli affari e della diplomazia – però so anche che esiste una misura, me la faccia ripetere con le parole del poeta latino Orazio: Sunt certi denique fines, quo ultra citraque nequit consistere rectum. Credo che in questo caso la misura del giusto sia stata superata, anzi oltraggiata. Con profondo rincrescimento”.

Un rincrescimento che non deve restare isolato. Anche perché una cosa è certa: l’Egitto non continuerà a indagare sull’assassinio di Giulio Regeni né tanto meno processare i quattro membri dei servizi egiziani indicati dalla Procura di Roma come autori o complici del rapimento, della tortura e dell’assassinio del giovane ricercatore friulano.

Scrive Mada Masr, giornalista egiziana in un articolo tradotto e pubblicato da Internazionale: “Con l’avvicinarsi dell’atto di accusa formale, la procura della repubblica egiziana aveva annunciato il 30 novembre, in un comunicato rilasciato in contemporanea con la procura italiana, che le indagini sull’incidente sarebbero state “temporaneamente” chiuse. 

Questa dichiarazione è, secondo una fonte del governo egiziano che ha parlato a Mada Masr, “la fine di qualsiasi trattativa sul caso Regeni. Ormai il caso non sarà più discusso dall’Egitto”. Quest’ultimo commento si riferiva ai sospetti espressi dal procuratore italiano sui cinque esponenti dei servizi di sicurezza egiziani.

Sempre secondo questa fonte governativa, per l’Egitto nessuno degli ufficiali dei servizi di sicurezza egiziani potrà mai essere indagato o condannato in questo caso. 

La fonte ha anche spiegato che l’accordo tra il Cairo e Roma funziona così: “L’Italia farà ciò che vuole, l’Egitto farà ciò che vuole, e intanto i due paesi rimarranno amici”. 

Secondo la stessa fonte, inoltre, l’Italia non può fare a meno degli accordi economici con l’Egitto – in particolare la vendita di armi attualmente in discussione: “Si tratta di guadagni davvero enormi”. Ciò è anche stato confermato dalla stampa italiana che ha scritto negli ultimi giorni che il governo italiano aveva approvato nuove garanzie finanziarie per l’Egitto, in previsione di un nuovo contratto per una fornitura di armamenti”.

Tra i quattro individuati dai magistrati italiani c’è il Maggiore Generale Tarek Ali Saber. Chi sia costui lo racconta molto bene su Ilfattoquotidiano.it Pierfrancesco Curzi: “Lui, considerato l’elemento di maggior spicco del gruppo di ufficiali finiti nelle indagini sul rapimento, le torture e l’omicidio di Regeni  e regista della ridda di depistaggi messi in scena nei mesi successivi al ritrovamento del cadavere del ricercatore di Fiumicello lungo l’autostrada il Cairo-Alessandria d’Egitto, il 3 febbraio 2016. Nessuna punizione per quella serie di azioni da parte dei vertici del Ministero dell’Interno e tantomeno del governo e del Presidente Abdel Fattah al-Sisi, anzi la conferma del ruolo come una sorta di premio e di scelta protettiva nei suoi confronti”.

Ed ancora: “Ufficialmente il responsabile dei servizi segreti egiziani è svanito nel nulla, ma in questi anni non si è mai parlato del suo eventuale successore. Ulteriore conferma sulla sua permanenza in ruolo. Dopo aver raccolto la testimonianza legata al totale coinvolgimento di Tarek Saber negli affari della sicurezza egiziana, ilfattoquotidiano.itha approfondito la questione e tra le tante fonti raccolte nessuno ha mostrato dubbi o sorpresa: ‘Mi è capitato di leggere spesso, in questi ultimi anni, specie sui giornali italiani, articoli dedicati al generale Saber – aggiunge l’addetto legale di una organizzazione che si batte per i diritti della persona in Egitto – Si parlava del suo pensionamento, ma in realtà è tuttora al comando delle operazioni con la qualifica di Deputy Assistant Interior Minister of the National Security Agency. Lui è in costante contatto con tutte le organizzazioni, le monitora da vicino, ci fa sentire il suo fiato sul collo. Insomma, è ancora in pieno possesso dei suoi poteri e, mi creda, sono molto ampi’…”.

“Dalla presunta regia dietro l’affare Giulio Regeni all’offensiva nei confronti dell’organizzazione con cui Patrick Zaki ha collaborato per anni. – scrive ancora Curzi-. L’orecchio lungo dei servizi segreti è infatti riuscito ad entrare anche nelle stanze della Eipr, l’Iniziativa egiziana per i diritti personali: “Il protocollo Eipr l’ha coordinato lui e sempre lui di fatto ha favorito l’arresto e la detenzione, anche se per appena due settimane, dei tre dirigenti dell’organizzazione, oltre al congelamento dei loro conti bancari”.

 I video della metropolitana cancellati 

Secondo i magistrati della Procura di Roma,  nel giorno in cui Regeni venne prelevato da appartenenti ai servizi segreti egiziani i video della metropolitana de Il Cairo sono stati “verosimilmente” cancellati. “Ufficiali appartenenti al team investigativo – è scritto nel documento – riferiranno di avere visionato i video della metropolitana de Il Cairo, circostanza che dapprima sarà smentita e che, poi, porterà verosimilmente alla cancellazione dei video di interesse”.

L’insabbiamento 

Nel provvedimento di archiviazione del quinto 007, si afferma inoltre che “il 24 marzo sera i vertici della National Security indicheranno ufficialmente i cinque componenti della banda, deceduti, come i responsabili dei fatti in danno di Regeni. Successivamente ufficiali della National Security saranno arrestati dalla Procura egiziana per omicidio premeditato plurimo e falso”.

Il movente

Per quanto riguarda il movente “deve escludersi certamente che sia da ricondurre a ragioni sessuali, ad una rapina, ad una lite per strada o ad attività di raccolta di informazioni per conto di servizi di informazione”. Il movente “trae origine – scrivono i magistrati – in occasione delle attività di osservazione partecipata delle attività del sindacato indipendente dei rivenditori di strada il cui capo, il sindacalista Abdallah, equivocando le ragioni per cui Regeni gli parla di un bando della fondazione inglese Antipode, lo denuncia come ‘spia’ alla National Security”.

 Fonti giudiziarie italiane hanno condiviso con Al Jazeera un video di 25 secondi che mostra come Giulio Regeni fosse stato seguito dalle forze di sicurezza egiziane nei giorni precedenti la sua scomparsa, avvenuta il 25 gennaio 2016. Si tratta della prova dell’attenzione delle autorità del Cairo per il ricercatore italiano, trovato morto alla periferia della capitale il 3 febbraio 2016 con segni di tortura sul corpo. Il video sarebbe stato inviato ad Aser Kamal, il funzionario responsabile della sorveglianza degli stranieri, da un sindacalista, Mohammed Abdullah, che si ode chiedere istruzioni sul pedinamento. Le fonti hanno riferito inoltre ad Al Jazeera che le forze di sicurezza egiziane avevano perquisito l’appartamento di Regeni e minacciato il suo coinquilino nei giorni precedenti il suo rapimento.

“Ho solo bisogno che qualcuno mi chiami per quello che ho con me”, sono le parole pronunciate da Abdullah nel video, “il ragazzo se ne è appena andato. Posso spegnere o continuare a registrare. Tutto quello che volete che faccia. Non capisco cosa dovrei fare adesso”.

Il luogo del pedinamento, scrive Al Jazeera, è Nasr City, il distretto a est del Cairo dove fu trovato il cadavere del ventottenne a nove giorni dalla sua scomparsa. Secondo le fonti giudiziarie sentite dall’emittente qatariota, il video risale a due settimane prima del rapimento di Regeni. 

Cos’altro occorre sapere per non lasciare solo Corrado Augias?

P.S. Tra gli italiani che hanno ricevuto nel corso degli anni la Legion d’onore vi sono esponenti storici del Partito democratico e della sinistra . Ne citiamo i più importanti e conosciuti, in ordine alfabetico: Massimo D’Alema; Piero Fassino; Dario Franceschini; Sandro Gozi; Giovanna Melandri; Roberta Pinotti; Giuliano Pisapia;  Romano Prodi;  Beppe Sala; Walter Veltroni.  Carlo De Benedetti, Emma Bonino, Franco Frattini… Globalist chiede loro: perché non seguite Augias?

 

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