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Il trafficante e schiavista Bija, che trattò con l'Italia, è stato arrestato a Tripoli

Nel 2017 Bija prese parte a una riunione al Cara di Mineo (Catania) tra le autorità italiane e quelle libiche, come rivelò il giornalista di Avvenire Nello Scavo in un'inchiesta.

Bija
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globalist

14 Ottobre 2020 - 17.53


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Abd al-Rahman al-Milad, meglio noto come Bija, il trafficante di esseri umani che nel 2017 partecipò a una riunione dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) in Italia, è stato arrestato, secondo quanto riferisce un tweet dell’emittente Libya Alhadath precisando che l’uomo è stato arrestato dalla “Forza di dissuasione”, quindi dalla milizia “Rada”, del Governo di Tripoli.
Bija era stato condannato dalla Corte Internazionale dell’Aja per crimini contro i diritti umani e per essere uno dei maggiori trafficanti di esseri umani ridotti in schiavitù in Libia. 
Lo scandalo italiano
Nel 2017 Bija prese parte a una riunione al Cara di Mineo (Catania) tra le autorità italiane e quelle libiche, come rivelò il giornalista di Avvenire Nello Scavo in un’inchiesta. Centro dello scandalo fu che pochi giorni prima il Centro Alti Studi del Ministero della Difesa italiano aveva classificato Bija come uno dei principali boss della tratta di esseri umani. Le autorità italiane, insomma, si sedettero allo stesso tavolo con un criminale. 
Le riunioni facevano parte di un progetto finanziato dall’Europa che prevdeva delle visite di studio di una delegazione libica in Italia. Bija ottenne il visto dell’ambasciata italiana a Tripoli. L’Onu lo ha definito “uno dei più efferati trafficanti di uomini in Libia, padrone della vita e della morte nei campi di prigionia, autore di sparatorie in mare, sospettato di aver fatto affogare decine di persone,ritenuto a capo di una vera cupola mafiosa ramificata in ogni settore politico ed economico dell’area di Zawyah”. 

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