Ursula von der Leyen: "È tempo per l'Ue di affrontare apertamente il razzismo"

La Presidente della Commissione Europea: "Vorrei essere chiara: nella nostra Unione non c'è posto per il razzismo, né per alcun tipo di discriminazione"

Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen

globalist 17 giugno 2020
Intervenendo nella plenaria del Parlamento Europeo a Bruxelles, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato che il "razzismo" e la discriminazione "resistono" nelle società europee, ma "se c'è la volontà politica" è possibile cambiare le cose, favorendo una maggiore diversità, che può portare benefici nelle organizzazioni pubbliche e private, e anche nelle forze armate.
"Le persone che manifestano in strada dalle due parti dell'Atlantico - afferma von der Leyen - levano le loro voci, desiderose di farsi sentire. E ora di fare di più che ascoltare e condannare: è tempo di parlare onestamente e apertamente di razzismo. Come società dobbiamo fronteggiare la realtà: dobbiamo unire le nostre forze e costruire un'Europa che sia più equa".
"Vorrei essere chiara: nella nostra Unione non c'è posto per il razzismo, né per alcun tipo di discriminazione. Ma dobbiamo rispondere a domande difficili: perché il razzismo e la discriminazione resistono nelle nostre società? Perché i partiti politici che sostengono la xenofobia e il razzismo vincono le elezioni?".
"Dobbiamo agire - prosegue von der Leyen - è sempre possibile cambiare direzione, se c'è la volontà di farlo. Per esempio, ho assistito ad un piccolo passo nella giusta direzione quando ero ministro della Difesa nel mio Paese. All'epoca il sistema di reclutamento dell'Esercito tedesco era quello in vigore da decenni e aveva sempre favorito gli stessi".
"Avevamo eccellenti candidati - continua von der Leyen - che sarebbero stati risorse preziose per le Forze armate. A volte risorse rare, come persone che parlano l'arabo o il farsi. Ma queste risorse non erano valutate, per niente. E in una missione all'estero, competenze simili possono salvare la vita dei compagni. Ma al tempo l'atteggiamento era: 'Ah, ma il sistema non lo consente, non l'abbiamo mai fatto prima'".
"Ma poi sono iniziate le analisi e le riflessioni, che hanno portato l'Esercito tedesco a cambiare il sistema di reclutamento. E ora il sistema di reclutamento è diventato più equo. Quindi, possiamo cambiare, se c'è la volontà politica dietro", conclude von der Leyen.