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L'ultimatum di Johnson: "Nel caso di altri rinvii della Brexit, elezioni subito"

 E' l'invito lanciato alla Camera dei Comuni dal premier Boris Johnson nell'introdurre il cosiddetto Withdrawal Agreement Bill per il passaggio alla seconda lettura.

Boris Johnson
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22 Ottobre 2019 - 14.57


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Approvazione della legge sulla Brexit in tempo per garantire l’uscita del Regno Unito dall’Ue il 31 ottobre o elezioni anticipate prima di Natale. E’ la sfida lanciata da Boris Johnson ai Comuni introducendo il Withdrawal Agreement Bill. Il premier Tory ha confermato di voler ritirare la legge in caso di ulteriori rinvii e fare poi campagna elettorale sotto lo slogan ‘Get Brexit done’ in alternativa al leader laburista Jeremy Corbyn, additato come sostenitore di una linea dilatoria e di rifiuto dell’esito referendario del 2016.

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Approvare in tre giorni il pacchetto delle leggi attuative dell’uscito del Regno Unito dall’Ue in modo da poter poi votare l’accordo raggiunto con Bruxelles sul divorzio prima di fine mese, in modo da “mettere ogni cosa a posto” dopo tanti rinvii, “di lasciare che la Brexit sia fatta il 31 ottobre e di andare avanti”. E’ l’invito lanciato alla Camera dei Comuni dal premier Boris Johnson nell’introdurre il cosiddetto Withdrawal Agreement Bill per il passaggio alla seconda lettura.

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Boris Johnson ha presentato l’accordo da lui raggiunto con Bruxelles sulla Brexit, e il pacchetto di leggi attuative del Withdrawal Agreement Bill introdotto oggi in Parlamento per quello che il governo spera poter essere un iter sprint, come “il più grande recupero di controllo” di sovranità “nella storia” britannica. “Io credo che approvando questo accordo e questa legislazione potremo voltare pagina e consentire a questo Parlamento e a questo Paese di sanare le divisioni e unirsi”, ha detto il primo ministro Tory.

Sulla Brexit – ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – “la situazione è piuttosto complessa dopo gli eventi dello scorso fine settimana; sto consultando i capi di Stato e deciderò nei prossimi giorni: tutto dipende da cosa stabilirà il Parlamento britannico”. “Dovremo essere pronti a qualsiasi scenario – ha aggiunto – ma una cosa dev’esser chiara: un recesso senza accordo non sarà mai una nostra decisione”.

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In sintonia con Tusk, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker che, sempre alla plenaria, ha detto: “Seguiamo molto da vicino gli eventi a Westminster e non è possibile o immaginabile che il Parlamento europeo ratifichi l’accordo prima di Westminster: quindi, prima Londra, poi Bruxelles e Strasburgo”.

“Abbiamo grande rispetto per il Parlamento europeo – ha detto da parte sua il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier – ma è giusto che il Parlamento britannico si assuma la sua responsabilità e si impegni sulla base dell’accordo negoziato con Londra. Se il Regno Unito voterà un’uscita ordinata, che è molto meglio di una disordinata, allora questo accordo è l’unico possibile. Farage – ha aggiunto Barnier – ha detto che l’accordo spiana la strada a tre nuovi anni di negoziato, ma certo dovremo negoziare per uno, due, tre anni su alcuni settori per ricostruire ciò che è stato disfatto dalla volontà di chi ha appoggiato la Brexit”.

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“Dopo tre anni di negoziati agonizzanti – aveva affermato l’eurodeputato Nigel Farage – Barnier fa firmare un nuovo accordo a Johnson che garantisce altri tre lunghi anni di negoziati e riduce il Regno Unito a una colonia dell’Ue. Johnson lo sta facendo perché non vuole una proroga che lo danneggerebbe nei sondaggi e dunque vuole legarci a questo nuovo trattato senza che ce ne accorgiamo: ma è sempre la stessa cosa, la questione non riguarda il Paese ma i conservatori. Anche io, come Juncker, voglio pensare che questa sarà la mia ultima allocuzione qui, ma ho l’impressione che a novembre saremo ancora qui”.

 

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