"Attenzione a chi non beve o a chi porta la barba": polemiche sulle misure anti-Isis dell'Ateneo di Parigi

La lista di 'comportamenti sospetti' cui prestare attenzione è piena di cliché e luoghi comuni. Per questo il rettore dell'Università Cergy Pontoise si è scusato

Studente musulmano

Studente musulmano

globalist 16 ottobre 2019
L'università di Cergy-Pontoise, a Parigi, è al centro di una polemica per un controverso formulario distribuito per a studenti e dipendenti per intercettare "anche fiochi segni di radicalizzazione" tra i colleghi. Il riferimento è ovviamente al pericolo Isis e l'obiettivo sarebbe quello di prevenire attacchi terroristici, ma il formulario è stato accusato di cercare di fare degli studenti degli informatori, con il rischio di scatenare una caccia alle streghe. Anche perché i "comportamenti sospetti" indicati nel documento distribuito cui bisognerebbe, secondo l'Università, prestare attenzione, sono un "improvviso interesse per l'attualità nazionale o internazionale", "indossare pantaloni che arrivano a mezzo polpaccio", "portare la barba senza baffi" o "smettere di consumare bevande alcoliche". Menzionato, tra l'altro, anche un "ricorrente assenteismo nelle ore di preghiera" e l'uso del velo islamico.
Un'iniziativa che ha suscitato shock e indignazione, anche tra corpo insegnante e studenti. Ieri, il rettore, François Germinet, ha riconosciuto un messaggio "estremamente inopportuno", che "non corrisponde a ciò che volevamo comunicare". Quindi le "scuse" ufficiali a tutti coloro che si sono sentiti offesi, a cominciare dagli studenti di fede musulmana.
Boccia l'iniziativa anche la ministra dell'Insegnamento Superiore, Frédérique Vidal. "Se la lotta alla radicalizzazione impone ad ognuno di noi di restare vigili, questa lotta non sarà mai vincente se si basa su pregiudizi e cliché", ha deplorato in un tweet. La settimana scorsa, in seguito all'attentato alla questura di Parigi, il presidente Emmanuel Macron aveva invitato l'intero Paese a "fare quadrato» contro «l'idra islamista", contribuendo alla costruzione di una "società della vigilanza" in funzione anti-jihad.