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Femminicidio di Stato di Marielle Franco: al potere va chi ha vilipeso la sua memoria

Sono passati sei mesi da quel femminicidio che ha cambiato il volto del Brasile facendolo sprofondare nell'abisso fascista.

Marielle Franco
Marielle Franco

Claudia Sarritzu Modifica articolo

29 Ottobre 2018 - 13.20


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Il 14 marzo del 2018 è stata uccisa a Rio de Janeiro Marielle Franco meticcia, lesbica, madre a soli 19 anni, laureata in pubblica amministrazione e specializzata nelle Upp, le Unità di pacificazione create ai tempi di Lula e la Rousseff all’interno delle favelas di Rio. Lungo il traffico della rua Joaquim Palhares l’auto con a bordo Marielle, consigliera del Partido Socialismo e Libertade eletta con 46mila voti e volto nuovo della politica brasiliana, venne attaccata da tre, forse quattro sicari che sparano cinque colpi contro l’auto, uccidendo Lei e l’autista, Anderson Pedro Gomes. Non ci sono dubbi: si tratta di un’esecuzione.

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Il Brasile, quello sano, si fermò, perché Marielle era nota e molto amata. Le favelas che lei conosceva bene e di cui denunciava le condizioni inumane e gli abusi della polizia. L’ultima accusa pochi giorni prima della morte, quando aveva rivelato che la polizia era entrata nella favela di Acari, a nord di Rio, e aveva freddato cinque ragazzi. “Dobbiamo raccontare al mondo cosa sta accadendo ad Acari” aveva scritto su Facebook la consigliera, “dobbiamo gridare e far sapere a tutti l’azione brutale e selvaggia della polizia”.

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Parole pesanti, cui ne erano seguite altre: “la polizia sta terrorizzando e stuprando i residenti delle favela. Hanno ucciso e gettato due uomini in un burrone, la situazione sta peggiorando” aveva scritto Marielle prima di morire.

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Marielle si batteva da anni per i diritti dei residenti delle favelas e combatteva per impedire che il controverso decreto che prevede l’affidamento della pubblica sicurezza all’esercito diventasse legge. La sua morte è simile a quella di Patricia Acioly, del 2011, “uccisa sempre dalla polizia militare” scrive su twitter Luiz Eduardo Soares, specialista in sicurezza pubblica. 

Poi sei mesi dopo uno dei candidati eletti con il partito di estrema destra di Bolsonaro che ha vinto le elezioni diventando il primo presidente fascista dalla fine della dittatura, ha rotto una targa in tributo alla giovane donna. Questo fascista che si è scattato una foto dopo l’accaduto ha ricevuto 140.000 voti alle elezioni. 

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Rodrigo Amorim è stato infatti il candidato più votato di Rio all’Assemblea legislativa brasilana.

I compagni di partito della consigliera assassinata avevano collocato l’iscrizione in uno degli angoli della piazza Floriano, a Cinelandia, dove si trova il municipio. 

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Nel testo, Amorim ha detto che Marielle e i suoi compagni rimossero illegalmente la targa originale “incollando una iscrizione falsa con le parole ‘Marielle Franco Street’. Il candidato ha proseguito: “Per dovere civico abbiamo rimosso e restaurato la scritta in onore del Gran Maresciallo”. Il fascista ha poi concluso: “Preparati sinistra: per quanto ci riguarda, hai i giorni contati”.

Chi ha oltraggiato la sua memoria siede oggi nelle stanze del potere. La lunga notte della ragione è cominciata in Brasile. 

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