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L'Onu attacca la Russia: dopo annessione, in Crimea calpestati i diritti umani

Dopo l'annessione violenze ed abusi contro i dissidenti. Molti arresti arbitrati, sparizioni forzate e torture. Cittadini costretti a giurare fedeltà a Mosca.

Murale di Putin in Crimea
Murale di Putin in Crimea

globalist Modifica articolo

25 Settembre 2017 - 13.39


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E’ un duro atto d’accusa quello che l’Alto comissario nelle Nazioni Unite ha mosso sullo stato del rispetto dei diritti umani in Crimea, dopo la sua annessione da parte della Russia, accusata di ”gravi violazioni”.
Secondo gli autori del rapporto di 48 pagine presentato alle Nazioni Unite, “ci sono state numerose e gravi violazioni del diritto all’integrità fisica e mentale commesse dagli agenti statali della Federazione russa nella Crimea dal 2014”.
“Sono state documentate gravi violazioni dei diritti umani, come arresti e detenzioni arbitrari, sparizioni forzate, maltrattamenti e torture e almeno un’esecuzione extragiudiziale” dopo l’annessione della Crimea.
La mancanza di un’inchiesta da parte delle autorità suggerisce, secondo la relazione, che gli autori di queste violazioni operino impunemente nella penisola ucraina.
Gli autori della relazione hanno anche sottolineato l’imposizione della cittadinanza russa e l’istituzione di un nuovo quadro giuridico che “limita notevolmente il godimento dei diritti umani nella Crimea “.
”Imporre la cittadinanza agli abitanti di un territorio occupato – ha detto Zeid Ra’ad Al Hussein, alto commissario ai Diritti dell’Uomo dell’Onu – può essere assimilato a obbligarli a giurare fedeltà ad un potere che essi possono considerare come ostile, cosa che è vietata dalla quarta Convenzione di Ginevra”.
Inoltre, centinaia di persone arrestate in Crimea che dovevano essere recluse provvisoriamente sono state trasferite in centri di detenzione in Russia, cosa che è in contrasto con il diritto internazionale.

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