Ha volato per 3.700 chilometri, ad un’altezza di 770 (quindi a maggiori distanza ed altezza del precedente), e scavalcato il Giapone prima di inabissarsi non lontano dalla costa, il missile che la Corea del Nord ha lanciato, dalle porte di Pyongyang, per sfidare nuovamente il mondo, dopo che lunedì scorso il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato un ennesimo pacchetto di sanzioni, comunque annacquato rispetto alla richiesta formulata dagli Stati Uniti che mirava, bloccando le importazioni di petrolio, a strangolare il regime.
Una provocazione ben più grave delle altre perchè il missile ha fatto scattare l’allarme in 14 prefetture del Giappone, portando ormai la tensione ad un livello ad un passo dall’essere incontrollabile. Ma il dittatore Kim non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi, dopo avere promesso al Giappone di incenerirlo ed accusando la Corea del Sud d’essere un ”cane al servizio degli Stati Uniti”. Ma questa volta, lanciando un missile potenzialmente in grado di raggiungere il territorio americano (l’isola-base navale di Guam, avamposto Usa nel Pacifico) Kim ha di fatto vanificato i tentativi di Russia e Cina di ricondurre la vicenda ad una semplice e scontata prova di forza del dittatore. Ma ora, alzando il livello tecnologico dei suoi lanci, la Corea del Nord sembra avviarsi verso un punto di non ritorno perché, aumentando la gittata dei suoi vettori che potrebbero anche portare una testata nucleare, mette gli Stati Uniti ed i loro alleati in una condizione che non può essere più di difesa passiva.
Perchè ormai il tempo della propaganda sembra essere finito , mentre appare sempre più evidente che Kim non intende fermarsi prima di raggiungere i suoi obiettivi, al di là delle fanfaronate che escono dalla sua bocca e amplificate dagli organi di stampa del regime. Perchè il dittatore sa benissimo che non può lanciare una sfida militare con la certezza di vincere o di sopravvivere alla risposta americana. Ma intanto a Seul (convocato il Consiglio di sicurezza nazionale) e Tokyo le provocazioni sono prese terribilmente sul serio, almeno a livello di rispettivi governi, mentre la gente comune confida che il buonsenso alla fine prevalga. Anche se il buonsenso a Pyongyang sembra essere finito. E per oggi il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato convocato, con procedure d’urgenza, per valutare l’accaduto.
“Non tollereremo più”, è il mantra del momento del primo ministro giapponese Shinzo Abe, dopo le minacce di questi giorni di vedere il Giappone ”circondato da un cerchi di fuoco”. E a lui fa eco anche il primo ministro sud coreano Moon Jae-in.
Parole che però sembrano essere di routine, perchè l’ultima,deve passare agli Stati Uniti che stanno dando ancora prova di sangue freddo davanti all’offensiva, verbale e no, di Pyongyang. Ma sino a quando?