Sbruffone e sborone. Come c’era da aspettarasi: Donald Trump è tornato a ribadire le ragioni che lo hanno condotto a emanare il bando all’ingresso dei rifugiati. “Il nostro paese ha bisogno di confini robusti e severamente controllati, ORA (in maiuscole, ndr)”, ha scritto il presidente americano su Twitter. “Andate a vedere – continua – ciò che accade in tutta Europa e nel mondo, una orrenda confusione!”.
Il retroscena. Intanto si è sapito che Donald Trump voleva chiamare il suo ordine esecutivo che sospende gli arrivi di rifugiati e l’ingresso a cittadini da sette Paesi a maggioranza musulmana semplicemente ‘muslim ban’, divieto ai musulmani.
Almeno a sentire come uno dei suoi collaboratori, l’ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, che ha ricostruito la genesi del controverso decreto.
“Quando la prima volta ne ha parlato, ha detto, “‘muslim ban’, divieto ai musulmani. Mi ha chiamato e mi ha detto ‘metti insieme una commissione, mostrami il modo giusto per farlo, da un punto di vista legale'”, ha raccontato Giuliani, intervistato da Fox News. E Giuliani “si è concentrato sul pericolo (invece che sulla religione)”, quando, insieme a un team legale di esperti, ha delineato la bozza di decreto che adesso sta scatenando la polemica in tutto il mondo.
Giuliani ha raccontato la sua storia del decreto, intervistato da Jeanine Pirro, di Fox News, spiegando che sono stati presi di mira Paesi a maggioranza musulmana perché sono “le aree del mondo che ci mettono in pericolo”. E quando Pirro si è detta sorpresa dal fatto che nella lista dei Paesi messi al bando non ci fossero il Pakistan (da cui proveniva il terrorista della strage di san Bernardino), né l’Arabia Saudita (il cui governo per anni è finito nelle polemiche per il presunto collegamento con gli attentatori delle Torri Gemelle), Giuliani ha eluso la domanda sul Pakistan; quanto alla monarchia wahabita ha detto che “l’Arabia Saudita si sta avviando a un notevole cambiamento, soprattutto con il nuovo principe” e “non è la vecchia Arabia Saudita”
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