Il presidente turco Rexxep Erdogan ha fatto un errore enorme ricattando pubblicamente Washington, fa rilevare Michael Collins, autore e ricercatore americano, secondo il quale i giorni del nuovo Sultano come presidente della Turchia ormai sono contati. La leadership turca continua a chiedere che Washington consideri il partito curdo della Protezione dell’unità popolare (YPG) come formazione terrorista, ma la YPG e l’esercito arabo- siriano sono le due uniche forze di terra che combattono Daesh in Siria, sottolinea Collins in un articolo.
“Anche così, il governo turco insiste sul fatto che se gli Stati Uniti sostengono la Turchia devono etichettare YPG come gruppo terrorista. Ma perché l’attuale governo turco è così ossessionato da YPG? Ci sono diversi motivi, nessuno dei quali legato al terrorismo e tutti connessi invece alla sopravvivenza del regime straordinariamente corrotto e repellente di Erdogan, della sua famiglia e dei compari nel partito AKP “, sottolinea Collins.
Secondo il giornalista, vi è una cosa di cui Rexxep Erdogan ei suoi compari hanno specialmente paura, e questa è la prigione. Infatti, il presidente turco ed i suoi soci si sono impegnati in una serie di azioni controverse tra cui quella di ordinare al governo di prendere in consegna aziende private, in particolare mezzi di comunicazione che si opponevano al regime, consentendo il commercio di petrolio illegale con i terroristi Daesh, ordinando il contrabbando di armi verso i ribelli siriani, imponendo il giro di vite sui giudici, e così via
Queste azioni e molti altri sono state largamente documentate e sono ben note in Turchia.
“Qualora un governo diverso da quello controllato da Erdogan arrivasse e al potere, allora il presidente, i suoi familiari e la sua cricca andrebbero a processo e probabilmente sarebbero condannati a molti anni di carcere – sottolinea Collins – ma c’è qualcuno che spaventa Erdogan ancora di più, ed il suo nome è Barack Obama.Erdogan lavora per Obama e solo Obama può farlo fuori. La Turchia fa parte della NATO e nello stesso tempo è inpegnata fino al collo nel sostenere gli estremisti islamici che lottano per rovesciare il governo della Siria. In particolare, Erdogan è stato un servitore volenteroso della Casa bianca attraverso il ruolo chiave della Turchia nel campo della formazione e del trasferimento di combattenti stranieri in Siria”, continua il ricercatore statunitense, In un recente passato, Erdogan era stato a lungo impegnato in una “ diplomazia personale” con il presidente siriano Bashar al-Assad. Tuttavia, quando l’allora segretario di Stato Hillary Clinton affermò che “Assad s deve andare”, il leader turco cambiò immediatamente posizione e si alleò con i sauditi contro il presidente siriano.
Tenuto conto del fatto che il progetto “Assad se ne deve andare” oggi è fallito, per il presidente turco questo sarebbe il momento di ritirarsi. Ma dal momento che l’Occidente ha mescolato i duoi destini con quelli della Siria in questo momento Erdogan è particolarmente interessato a ritirarsi tranquillamente in modo che i suoi grandi misfatti non vengano mai alla luce.”Omettendo di cooperare e fingendo di sfidare Obama, la Turchia aumenta i rischi di un esame più dettagliato dell’ intero sordido affare, che è stato poi la vera causa della perdita di 250.000 vite in Siria, della crisi dei rifugiati ( prima l’attacco alla Siria non ce n’erano), del forte sostegno, diretto o indiretto, a quegli estremisti jihadisti che vantano l’uccisione di cristiani, drusi, e di altre minoranze in Siria “, osserva Collins.
In questo contesto, si fa sempre più concreta è la possibilità che Erdogan si trovi a dover sopportare il peso delle sue responsabilità, e questo significa che i suoi giorni come presidente della Turchia presto saranno finiti, conclude il ricercatore. È interessante notare che una posizione simile è stata recentemente espressa dal giornalista statunitense Mike Whitney e dal ricercatore e consulente strategico del rischio F. William Engdahl: “La politica estera assertiva della Turchia può seriamente minare la presa di Erdogan sul potere – ha scritto Whitney , aggiungendo che gli Stati Uniti possono sfruttare la debolezza del Sultano a proprio vantaggio – l’obiettivo finale sarebbe quello di fomentare disordini sociali sufficienti per incitare ad una “rivoluzione colorata” che detronizzi il piantagrane Erdogan attraverso un colpo di Stato orschestrato da Washington e molto simile a quello che la CIA ha eseguito a Kiev”, conclude Whitney.
Fonti: OpEdNews, Counterpunch