Per la Turchia e colui che sembrava essere il suo onnipotente Sultano si approssimano tempi difficili : Rexhepp Tayyp Edrogan vede indebolirsi fortemente la propria leadership/ , mentre il Paese sta perdendo la sua presa sulla regione dopo aver fallito nel fornire “qualsiasi contributo significativo ad una possibile soluzione per la crisi siriana”.
A segnalarlo e’un importante sito web con sede a Washington che si occupa di Medio Oriente e riflette le tendenze dell-amministrazione Usa, ovvero “Al-Monitor”. La fonte cita diversi fatti come elementi della sua conclusione: il primo è il recente coinvolgimento di Ankara nell’alleanza militare a guida saudita delle nazioni sunnite, che è vista da molti analisti come “una coalizione sunnita attraverso cui l’Arabia Saudita ha lo scopo di controllare e ridurre l’influenza regionale dell’Iran. Accettando di essere tra attori del calibro di Comore, Mali e Niger sotto la guida dell’Arabia Saudita, la Turchia mette da parte la sua pretesa di essere il contrappeso sunnita storico all’ Iran, che risale al 16 ° secolo ed alla rivalità tra Impero ottomano e Safavidi. Questo non è un ruolo adatto ad un Paese con un patrimonio imperiale, la cui gloria viene spesso rivisitata dagli attuali detentori del potere in Turchia “, dice.
Il sito analizza le quindi ragioni di tale mossa: “L’Arabia Saudita ed il Qatar hanno contanti e idrocarburi, la Turchia ha forza militare. Sembra che se le monarchie del Golfo stanno permettendo la Turchia di beneficiare delle loro tesorerie mentre facendo uso in cambio del suo peso geopolitico della Turchia. I sauditi sembrano incoraggiati dai muscoli turchi nel loro atteggiamento conflittuale nei confronti di Teheran “. Nello stesso tempo pero’ ad Erdogan appare ormai impossibile “sfuggire al circolo vizioso della sua politica”. La crisi fra Arabia Saudita e Iran sta complicando i piani regionali di Ankara, in particolare sulla Siria.
Un altro esempio di fallimento di Ankara è il suo recente riavvicinamento con Israele: il sito cita l’annuncio di Erdogan, del 2 gennaio, quando sulla via del ritorno dall’Arabia Saudita lúomo forte di Ankara ha detto che “Turchia e Israele hanno bisogno l’una dell’altro. Una dichiarazione così formulata può suonare come presa d’atto di Erdogan della mutevole geopolitica del Medio Oriente, indicando un passo indietro della Turchia nel contestare l’atteggiamento di Israele nella regione”, si legge nel rapporto.
“La Turchia, dopo aver seguito la guida saudita contro l’Iran ed aver cercato di ammorbidire il suo rapporto con Israele, il centro di potere più anti-iraniano nella regione, non solo vede svanire le sue richieste di status di potenza regionale, ma rischia anche di prendere parte ad una coalizione regionale anti-Iran in un modo che non è mai stato fatto prima”.
“Per Ankara, tutte queste ultime mosse sono senza dubbio le conseguenze naturali di una posizione che in Siria si va sempre più indebolendo, sulla scia della crisi con la Russia dopo l’abbattimento dell’ aereo da caccia il 24 novembre. Inoltre, una coalizione più ampia che collega la Turchia in Arabia Saudita e anche ad Israele è stata pensata per avere un impatto favorevole su Washington, il suo più potente alleato. Ma nello stesso momento Ankara dimosta debolezza nel mancato rispetto delle regole piu’elementari di prudenza e nell’attraversamento dell’Eufrate nell’offensiva contro i curdi . “Con il sostegno degli gli Stati Uniti, in Siria le forze curde armate di Protezione dell’Unità popolare, stanno combattendo lo Stato islamico (Daesh / ISIL / ISIS) , e lo fanno anche ad ovest dell’Eufrate, nel corridoio Azaz-Jarablus . Questa zona è controllata principalmente da gruppi siriani mentre la Turchia sostiene la nascita di un collegamento fra il suo territorio ed Aleppo”. Insomma, mentre da una parte Ankara cerca il sostegno degli Usa, dall’altra combattono il loro alleato piu’affidabile nella regione, e questo non porta da nessuna parte.