I dolori del Sultano dopo l'abbattimento del caccia russo
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I dolori del Sultano dopo l'abbattimento del caccia russo

Lo schieramento dei missili russi ha praticamente trasformato la Siria in una grande no fly zone e intorno al presidente turco il cerchio continua a stringersi.<br>

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4 Dicembre 2015 - 16.34


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Quando la Turchia ha deciso di abbattuto jet da combattimento russa Sukhoi 24, ovviamente, sopra il territorio siriano la scena internazionale ha subito un autentico shock. Niente di simile era accaduto in 65 anni, e soprattutto l’incidente avvenuto tra due paesi che erano definiti soci in affari (almeno fino a poco tempo fa) nel petrolio, nel gas e nei combattimenti in Siria. I diciassette secondi nei quali il “SU-24” ha sconfinato nello spazio aereo turco sono stati fatali , secondo il rapporto ufficiale di Ankara: ma lo sono stati sia per il “jet” da combattimento russo che per stessa la Turchia. E su questo ci sono pochi dubbi.

Ad oggi si possono considerare morti sia il progetto del gasdotto “Turkish Stream” che le relazioni commerciali tra due paesi e molto di più sta accadendo fuori dai radar: allora, perché Ankara ha agito in questo modo?

L’abbattimento dell’aereo russo vicino al confine siriano è stato uno dei più gravi scontri pubblicamente conosciuti tra un Paese membro della NATO e la Russia in oltre mezzo secolo. E questo, naturalmente provoca più domande che risposte, più ostacoli che soluzioni. Naturalmente, la Russia si sta vendicando per l’incidente, né avrebbe altre scelte , non reagire avrebbe significato mostrare dimostrare debolezza nel mezzo della guerra, consentendo che i suoi piloti venissero tirati giù come uccelli. Dunque, la potenza mondiale doveva reagire duro e lo ha fatto, gli insediamenti turkmeni vicino al confine della Turchia con la Siria sono state chiusi, come scomparsi dalla faccia della terra. Ed oltre al pilota scomparso, la scena brutale vista a terra con turkmeni che gridavano “ Alah u Akbar” intorno al corpo del pilota morto, ha innescato una reazione potente e indignata.

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Nel giro di poche ore, il dispiegamento dei missili S-400 anti nella base di Khmeimin, énclave militare russa in Siria nei pressi di Latakia, in combinazione con la messa in opera di disturbi elettronici e di altre apparecchiature per la guerra tecnologica, ha di fatto trasformato la maggior parte della Siria in una “no-fly zone” sotto il controllo russo.

Come riferisce il sito israeliano “Debka”, Mosca ha schierato i missili mercoledì scorso, 25 novembre, il giorno dopo l’abbattimento e da quel momento Stati Uniti e Turchia hanno sospeso i loro raid aerei sulla Siria, compresi i bombardamenti di obiettivi dello Stato islamico, mentre gli attacchi all’ ISIS in Iraq continuano senza interruzione. La Turchia è ora molto attenta ad per evitare i voli vicino al confine siriano.Venerdì, un portavoce della coalizione guidata dagli Stati Uniti ha negato che la sospensione degli attacchi aerei avesse qualcosa a che fare con la distribuzione “S-400”, ma ha parlato di semplici “flussi e riflussi della battaglia.”

Tuttavia, fonti militari citate da DEBKA confermano che né Stati Uniti, né Turchia o Israele hanno una reale esperienza in contesa con gli “S-400”, che utilizzano molteplici varianti per abbattere aerei stealth, missili da crociera e missili balistici sub-strategici. Il loro raggio d’azione per i target aerodinamici è di circa 250 chilometri e per obiettivi balistici di 60 km, un “S-400” può coinvolgere simultaneamente fino a 36 bersagli ,e dunque adesso le sue batteria coprono almeno i tre quarti del territorio siriano, una parte enorme della Turchia, tutto il Libano, Cipro e la metà di Israele.

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Dal momento che i russi hanno messo in atto inoltre nuovi sistemi multifunzione di guerra elettronica sia sui loro aerei che sul terreno, a sua volta la Turchia ha schierato un sistema di disturbi elettronici KORAL lungo il suo confine meridionale con la Siria, afferma il tenente generale russo Evgeny Buzhinksy. In questo monento, un campo di battaglia elettronica si è diffuso su Siria settentrionale e Turchia meridionale, ma anche in questo i russi hanno un vantaggio.

In questo momento dunque americani, russi e turchi sono bloccati sulla Siria, ed hanno una libertà d’azione limitata da condizioni oggettive. Da cui alcuni commenti giunti da funzionari militari e di sicurezza israeliani. Giovedi scorso un alto ufficiale dell’ aeronautica di Tel Aviv ha osservato che Israele sta facendo molta attenzione ad evitare attriti con la Russia, nonostante l’espansione della sua presenza militare in Siria: “La Russia è ora un giocatore centrale e non può essere ignorato. Ma ognuno di noi va per la sua strada, secondo i suoi interessi la nostra politica è di non attaccare qualsiasi aereo russo. La Russia non è il nostro nemico “, ha detto.

/In ogni caso, nonostante le confuse dichiarazioni del Sultano Erdogan che vanno da “attenti a non giocare con il fuoco”al “non sapevamo quell’aereo fosse russo”, Ankara è consapevole del fatto anche le relazioni bilaterali con la Russia sono finite per un periodo di tempo molto lungo.
Subito dopo, Mosca è partita alla controffensiva anche sul versante diplomatico, esibendo prove del fatto che il petrolio dai giacimenti controllati da Stato islamico è passato. E Vladimir Putin ha aggiunto che “al momento abbiamo tutte le ragioni per credere che la decisione di abbattere il nostro aereo sia stata guidata dal desiderio di garantire la sicurezza dei percorsi di consegna del petrolio dei porti da cui partono le petroliere”.

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Erdogan continua a negare ed a promettere dimissioni nel caso in cui l’accusa venisse provata . Nelle stesse ore, Bruxelles ha deciso di pagare la Turchia per trattenere i profughi siriani usl suo territorio, ed inoltre uno dei più prominenti avvocati curdi è stato ucciso ed alcuni giornalisti che avevano rivelato vicende di corruzione sono stati arrestati. Dunque il Sultano , anche se ha vinto le ultime elezioni con maggioranza assoluta, in casa vive una situazione politica tutt’altro che stabile.

Argomento a parte sono i curdi: il loro crescente successo sui campi di battaglia rinfocolano la voglia di indipendenza, e visto il ruolo giocato dalle loro truppe in Siria questo potrebbe accadere in un prossimo futuro, soprattutto dopo l’incidente aereo, e la probabile fine del sogno neo ottomano di Erdogan. La nascita di un’entità curda indipendente porterebbe direttamente alla fine dell’era Sultano. Insomma, pure con tutte le varianti ancora possibili, al momento si può concludere che Erdogan ha tentato un colpo di mano, ma che adesso tutto considerato vorrebbe poter tornare indietro.

(Marina Ragush)

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