Pugnalata turca
Top

Pugnalata turca

Ankara abbatte un jet russo , Putin annuncia conseguenze tragiche nei rapporti fra i due Paesi e la prima vittima dello strano incidente è il gasdotto che avrebbe dovuto rifornire l’Europa<br><br>

Pugnalata turca
Preroll

redazione Modifica articolo

25 Novembre 2015 - 11.15


ATF

Quello che tutti paventavano è avvenuto nel modo più violento e volgare: la Turchia ha abbattuto ieri mattina un “jet” militare russo che era impegnato nelle operazioni di bombardamento sopra la Siria e secondo i comandi di Ankara avrebbe violato il suo spazio aereo. I due piloti erano riusciti a lanciarsi ma pare siano stati uccisi prima ancora di toccare terra dalle raffiche dei ribelli jihadisti, che poi hanno diffuso video nei quali festeggiano oscenamente intorno ai loro cadaveri. Il presidente russo Vladimir Putin dice che questa “è stata una pugnalata alle spalle da parte dei complici del terrorismo, e avrà conseguenze tragiche nei rapporti fra Russia e Turchia”, e nei mesi a venire su questa frase ci sarà molto da meditare. La NATO ha convocato un Consiglio atlantico di emergenza, ed anche se tutte le parti in gioco tentano di agire con la massima cautela possibile il mondo non era mai stato così vicino a una guerra devastante. Neppure ai tempi della prima “guerra fredda” era mai accaduto che un Paese facente parte della NATO abbattesse un aereo militare sovietico.

Entrambi i Paesi hanno truppe schierate nell’area:la Russia ha duemila uomini ed un centinaio di aerei nella base di Latakia, però ha dimostrato di poter colpire anche da lontano con i missili balistici delle sua navi schierate nel Mar Caspio, la Turchia ha circa diecimila uomini schierati a confini. In quanto membro della Nato la Turchia, anche dopo aver commerso una simile enormità, aebbe diritto alla solidarietà armata degli altri membro. Queste ore insomma sono essenziali per impedire che il conflitto deflagri in modo non più controllabile.

La notizia aveva appena fatto il giro del mondo, e Vladimir Putin ha incontrato a Sochi il re di Giordania, dinanzi al quale ha lanciato l’accusa alla Turchia. La cosa più grave è che pare che l’ordine di abbattere l’aereo russo sia arrivato direttamente dal presidente turco Erdogan (altre fonti parlano del premier Davutoglu, che è comunque è un sua creatura) evidentemente ubriacati dalla recente vittoria elettorale del partito islamico e dal fatto di avere il coltello dalla parte del manico verso l’Unione europea nel gigatesco probema dei rifugiati. Putin però ha aggiunto che l’aereo “conduceva operazioni contro l’Isis a nord di Latakia senza porre minacce ad Ankara”.

Alla velocità in cui si compiono certe operazioni aeree, uno sconfinamento di poche miglia è questione di secondi , e se un Paese decide di abbattere il “jet”non ostile di una potenza mondiale, questo significa che ha sbagliato di molto in propri calcoli, o che sta cercando di provocare qualcos’altro .

In ogni caso, “la Russia non tollererà crimini come l’attacco al suo Sukhoi-24 – ha continuato il capo del Cremlino – se l’Isis ha finanziamenti che ammontano a centinaia di milioni, forse miliardi, grazie alla vendita del petrolio e per di più ha la protezione armata di interi Stati allora è chiaro perché si comportano in maniera così arrogante e prepotente”. Nella zona di Jabal al-Turkoman dove l’aereo russo è precipitato sono attivi vari gruppi ribelli, tra cui il Fronte al-Nusra legato ad al-Qaeda e i turkmeni. 



La Turchia sostiene che il velivolo avesse violato il suo spazio aereo nel distretto di Yayladag, nella provincia sudorientale di Hatay. Il jet si è schiantato in Siria nei pressi di un villaggio turcomanno tra le montagne. Un Consiglio atlantico della Nato è stato convocato per il pomeriggio: la riunione però ha avuto scopo informativo e la Turchia non ha invocato l’art.4 che prevede consultazioni se è minacciata “l’integrità territoriale, l’indipendenza o la sicurezza” di un membro dell’Alleanza.

La povertà del commento del presidente americano Barack Obama (“Ogni Paese ha il diritto di difendersi”, anche se non si capisce da cosa) dimostra da sola la delicatezza del momento. E dopo la riunione di emergenza anche la Nato lancia un appello alla “calma e alla de-escalation” , sottolineando la necessità di “rafforzare il meccanismo per evitare questi incidenti nel futuro”.

Le prossime ore ci diranno cosa questo “incidente” potrà provocare, ma nella speranza che non conduca ad un ulteriore inasprimento del conflitto – trappola nella quale Putin non sembra avere intenzione di cadere – certe conseguenze si possono trarre fin d’ora. La prima riguarda la morte del famoso “Turkish Stream”, il gasdotto che avrebbe dovuto convogliare il gas russo fino al territorio di Ankara, facendo ricco un intero Paese e rifornendo l’Europa attraverso un “hub” piazzato ai confini con la Grecia. Questo progetto oggi si può considerare defunto, e all’Europa converrà cercare fin da ora altre fonti di approvvigionamento (forse, il più costoso gas americano?).

Secondo elemento: questo “incidente”, peraltro autorizzato da un Capo di Stato o dal su primo ministro, mette drammaticamente in discussione tutte le regole dell’alleanza che faticosamente si stava tentando di costruire in Siria. La Turchia è uno dei Paesi sospettati – ed a forte ragione – di aver facilitato la nascita del Califfato islamico, ed oggi vorrebbe che in territorio siriano venisse lasciato spazio ad una “zona cuscinetto” in cui esercitare influenza ai danni di curdi e sciiti.

Terzo: è davvero difficile credere che una simile provocazione possa essere stata partorita soltanto dalla mente di Erdogan, per quanto esaltata possa essere. Nelle prossime ore si giocheranno i destini non solo del Medio Oriente, ma del mondo intero.

(Giuseppe Zaccaria)

Native

Articoli correlati