In Europa, dopo gli attacchi terroristici a Parigi il 13 novembre e la notizie che sul corpo che di un attentatore suicida è stato trovato un passaporto siriano (per quanto falso) ha approfondito le divisioni sul modo in cui i singoli Paesi dovrebbero essere aperti all’accoglienza dei rifugiati e migranti dal Medio Oriente. I sostenitori della linea dura adesso affermano che dopo gli attentati di Parigi I loro timori si sono rivelati giustificati, e dunque bisogna adottare politiche più restrittive. L’Unione europera finora rifiuta di rivedere la sua politica ma molte nazioni restano defilte, in attesa degli eventi. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker difende la politica europea nei confronti dei rifugiati e dice che non cambierà. “I rifugiati fuggono dal proprio daa coloro che svolgono questo tipo di attacchi”, ha detto prima dell’inizio del vertice del “G20” a Antalya, però anche dall’ospitale Germania un funzionario conservatore bavarese dell’ Unione Cristiano Sociale (CSU) che si chiama Markus Zeder adesso afferma che non tutti i rifugiati terroristi dello Stato islamico, ma sarebbe ingenuo credere che fra di essi non ci sono combattenti.
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br/> “I fatti di Parigi hanno cambiato tutto e non può più esserci immigrazione incontrollata”, ha detto Zeder cui partito da settimane critica la politica di accoglienza scelta dalla cancelliera Angela Merkel. partner politici CSU.Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia dichiarano in coro che non intendono ricevere automaticamente rifugiati nel quadro del meccanismo di redistribuzione . Il primo ministro slovacco Robert Fico avverte che la Slovacchia adotterà le misure che potranno essere molto restrittive per i rifugiati, perché la sicurezza degli slovacchi è più importante dei diritti dei profughi e dell’esigenza di aiutarli. Fico aggiunge che l’ ondata di rifugiati porta con sé rischi di sicurezza molto elevati di sicurezza, ed anche la Germania riconosce che è indispensabile siano monitorati.”Ci rifiutiamo di accettare le quote proposte dalla dalla Commissione europea, credo resti valido in principio che quando un paese vuole accettare i migranti questo deve avvenire su base volontaria,” ha detto.
Anche il primo ministro ceco, Bohuslav Sobotka da Praga fa sapere di essere molto deluso, ed ha accusa l’Unione europea di non aver tenuto sufficientemente conto della sicurezza dei suoi stessi cittadini: di conseguenza chiede di riformare al più presto gli accordi di Schengen e Dublino.Il nuovo capo della diplomazia polacca , Witold Va?čikovski suggerisce che i Paesi europei non mandino i loro soldati a morire per la Siria, ma di far nascere una legione di immigrati siriani arrivati in Europa per inviarla in battaglia contro lo stato islamico: la proposta non è nuova, ma finora si era sentita circolare solo ufficiosamente. Il populista olandese Geert Wilder dal suo account “Twitter” esortato il governo a chiudere immediatamente il confine, mentre il movimento tedesco “Pegida” che è contro l’immigrazione, sostiene che gli attacchi in Germania saranno inevitabili “se non si ferma la valanga di richiedenti asilo garantendo l’esistenza dei confini”.
I politici di più alto profilo cercano di non perdere la calma: il ministro degli Interni tedesco, Thomas de Maiziere ammonisce a non collegare gli attacchi di Parigi alla crisi dei rifugiati, ed anche il suo collega olandese Bert kender stima che la chiusura dei confini “potrebbe creare l’illusione che siamo al sicuro, ma questa è una favola che non aiuterà nessuno”. Un avvenimento simile, com’è ovvio, non poteva non suscitare reazioni anche da parte russa, e infatti un sito di analisi come “Russia Insider” dedic aun intero numero alla situazione europea avvertendo; “Attenti vi state avvelenando da soli” . Dopo la serie di attacchi terroristici a Parigi , scrivono gli esperti moscoviti, le nazioni europee devono finalmente ammettere che, con il loro supporto continuo e cieco della politica estera USA, stanno seminando i semi della propria stessa morte.
Per più di un anno e mezzo, a Washington, con poca preoccupazione per le conseguenze, ha utilizzato l’Europa come strumento per i suoi tentativi di ridurre la Russia alla sottomissione, ma ogni volta che l’Eurpa si è schierata con gli Usa ne ha sofferto le conseguenze, prima in Ucraina e adesso ora in Siria . La spaccatura guidata dagli Stati Uniti tra l’Europa e la Russia non deve ampliarsi ulteriormente, adesso i rischi sono troppo grandi per Parigi, Bruxelles e Berlino per sperperare energie a favore di amici volubili, e gli attacchi di venerdì nella capitale francese sottolineano l’assurdità totale della politica occidentale di trattare la Russia come suo nemico di fronte una minaccia comune e terribilmente reale.
Naturalmente, adesso l’attenzione è centrata sul dolore e la rabbia, ma non appena la polvere si depositerà su questa tragedia, gli europei dovranno mettere in discussione la saggezza di una politica estera che si traduce in questo tipo di sanguinosi contraccolpi per le loro capitali. Altra questione è se i loro leader possono dare ascolto alla ragione. Minacce come quella dell’ IS non possono essere affrontare fino a quando non siamo onesti con noi stessi su come le cose si sono evolute e sul il ruolo che abbiamo svolto in questa evoluzione.
Non c’è nessuna scusa per il terrore, questo è vero, ma purtroppo non ce ne sono neanche per una mentalità semplicistica e idealista e per l’ipocrisia quasi macabra di certi politici d’Occidente. Giustificare il nostro terrore e la nostra violenza con la lotta contro il terrorismo e la violenza degli altri apre soltanto un circolo vizioso.Attacchi terroristici come questi consentono ai peggiori istinti della società occidentale di salire in superficie. La paura collettiva ed i traumi causati da tale orrore vengono cinicamente sfruttati per spostare l’opinione pubblica verso il sostegno alla guerra ed alla violenza, che si traduce solo in più paura, più morte, più distruzione, più terrorismo. Questo ciclo è diventata la nuova normalità.
Naturalmente, le radici di questa vanno molto più indietro rispetto Siria, gli Stati Uniti hanno consegnato alla UE la penna per firmare la propria condanna a morte quando George Bush invase l’Iraq e aprendo la strada ad un gruppo orribilmente barbaro come quello dello Stato islamico . C’è una lezione che la Francia deve trarre dagli eventi terribili dei giorni scorsi: non si può combattere contemporaneamente e pubblicamente contro l’estremismo e considerare nello stesso tempo i peggiori estremisti come una questione di politica estera. Per servire gli interessi geopolitici non si può scegliere fra terroristi buoni e terroristi cattivi. Non funziona così.La classe politica estera degli Stati Uniti ha una certa avversione ad imparare dai suoi errori ,e se questo sia intenzionale è una discussione per un’altra volta. In entrambi i casi, l’Europa non deve seguire più le loro orme.
Fonti: Agenzie