Albania, Edi Rama al crocevia
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Albania, Edi Rama al crocevia

Il premier albanese celebra la metà mandato con una serie di sfide che mettono a dura prova le promesse pre-elettorali di cambiamento.

Albania, Edi Rama al crocevia
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14 Settembre 2015 - 10.40


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Nel 1993 condusse una delle prime campagne politiche della sua carriera scegliendo l’ambiente di origine, quello dei circoli artistici di Tirana: l’allora consigliere speciale di “Human Rights Watch”, Fred Abrahams, ricorda Edi Rama vestito “con una maglietta a maniche corte che ritraeva Cica Glisa (personaggio dei fumetti per bambini, ndr) in diverse posizioni sessuali”. Venti anni dopo l’artista underground, già giocatore di basket di successo, diventava il premier riconosciuto nei consessi internazionali per le sue raffinate sciarpe di cachemire e le cravatte lilla. La promessa elettorale che gli ha fatto guadagnare la vittoria alle elezioni del 2013 è stata quella di traghettare l’Albania verso una nuova era, lasciandosi così alle spalle i vent’anni di corruzione del dopo-comunismo culminati nel governo Berisha e costati al Paese la fama di fucina per trafficanti di droga, armi e numerose altre attività illecite. Se il passato politico “fuori dalle righe” ha aiutato Rama a conquistare la fiducia della gente ponendosi come un outsider in grado di far spiccare il salto al Paese, gli analisi si domandano adesso se davvero tutto questo potrà andare in porto, non solo per la difficoltà del compito ma soprattutto per le circostanze, non proprio favorevoli che il premier socialista si trova a gestire allo scadere di metà mandato.

La promessa di un rapido ingresso nell’Unione europea si scontra innanzitutto con la crisi greca, che riflette nel resto della regione balcanica l’esitazione delle cancellerie di Bruxelles nel procedere con il percorso di integrazione degli altri Paesi. L’attesa si è già trasformata in nervosismo latente nell’opinione pubblica albanese, ed ha trovato sponda nelle problematiche sollevate dallo stesso contesto regionale. Questo però vede alle spalle del governo Rama un anno contrassegnato da una parte da successi politici riconosciuti dalla comunità internazionale, come i due incontri, uno a Belgrado e uno a Tirana, fra Rama e il premier della Serbia Aleksandar Vucic.

Dall’altra parte lo stesso periodo è stato contrassegnato da tensioni che da anni non si vedevano proprio con Belgrado, come quelle in occasione della partita fra le due nazionali, che ha visto il lancio di un drone giocattolo dagli spalti albanesi sul campo: al drone era appesa la bandiera della Grande Albania, che vedeva scomparire Kosovo, Serbia e Macedonia a favore del Paese dell’aquila a due teste. Un altro momento di crisi è stato proprio l’incontro a Belgrado con Vucic, quando Rama ha detto fuori da ogni protocollo che la Serbia avrebbe dovuto “farsi una ragione” della perdita irreversibile del Kosovo. A maggio di quest’anno è stata invece la Macedonia a tenere alta l’attenzione, con un attacco che ha messo a ferro e fuoco le strade di Kumanovo e che è partito dai guerriglieri del movimento indipendentista della minoranza albanese. 

È proprio in questa fase che l’occidente rischia di perdere il favore dell’opinione pubblica in un Paese considerato cruciale nella regione, perché da sempre visto come il “maggior seguace” e fedele alleato degli Stati Uniti a ridosso di una ex Jugoslavia percorsa da turbolenze vistose. Ed è proprio adesso che Rama dovrà dimostrare di essere all’altezza del suo compito, ovvero realizzare le promesse di cambiamento ma soprattutto restare un leader credibile per la popolazione. Quest’ultima “dote” non è mai stata messa in dubbio in passato dai suoi collaboratori, a cominciare da quello che fu il suo “guru dell’immagine”, Alastair Campbell, ex consigliere di Downing street per l’informazione i tempi di Tony Blair e più tardi consulente nella campagna elettorale che ha visto Rama diventare premier.

In un contesto esterno così delicato rischiano però di emergere proprio i punti di debolezza e le contraddizioni, a cominciare dallo stesso rapporto, per quanto strettamente professionale, con Campbell, famoso per aver gestito la presa mediatica di eventi quali il secondo conflitto in Iraq e il bombardamento della Nato su Belgrado. Fu sempre Campbell, secondo le accuse a lui mosse negli scorsi anni, a commissionare il dossier rivelatosi poi fasullo e che avrebbe dovuto provare l’esistenza di armi chimiche a Baghdad.

Il fascicolo fu commissionato da Campbell al Cic, il ”Coalition information center” ideato dallo stesso “spin doctor” all’epoca del conflitto del Kosovo e utilizzato successivamente anche durante l’attacco in Afghanistan. Fu sempre il consigliere di Blair a ideare la campagna mediatica che doveva dare le informazioni “reali” su ciò che stava accadendo nei Balcani ai tempi delle guerre jugoslave, e che portò lo stesso primo ministro britannico a diventare la voce più forte a favore di un bombardamento della Nato sulla capitale serba. Campbell, secondo quanto raccontato da lui stesso, si incontrò per la prima volta con Rama a margine di una conferenza a Tirana.

Rama aveva appena perso la campagna elettorale contro Lulzim Basha nelle lezioni del primo cittadino della capitale. Si era sfogato con Campbell dicendosi “deluso dallo stato attuale della politica albanese”, e più tardi i due raggiunsero un accordo per collaborare. Lo stesso Campbell ha descritto la politica albanese come affetta da una “brutalità” estrema. “Edi cerca allo stesso tempo di combattere e di cambiare le cose in una tale situazione. Deve essere molto rude e sensibile allo stesso tempo”. Un altro punto debole dell’immagine di Rama, secondo alcuni analisti, è il “peccato originale” del compromesso attuato per formare la coalizione di governo.

Rama, che ha fatto della lotta alla corruzione una sua bandiera, si ritrova infatti nello stesso esecutivo con personaggi del calibro di Ilir Meta, leader del Movimento per l’integrazione socialista (Lsi), che ha 18 seggi in parlamento e conta 5 ministri su 16. Meta, già alleato di Berisha nel precedente governo, è stato recentemente al centro di uno scandalo per corruzione, partito da un video compromettente diffuso dall’ex ministro dell’Economia Dritan Prifti. Nelle immagini si vede Meta chiedere a Prifti di “favorire” alcune società nella costruzione di un impianto energetico in cambio di una tangente da 700.000 euro. Un secondo video ha coinvolto Meta in un episodio analogo, ma alla fine il leader Lsi è stato assolto dalla Corte suprema perché i filmati non sono stati ritenuti una prova ammissibile. La decisione ha provocato il disappunto di Bruxelles, che ha richiamato ad “ una linea più dura contro la corruzione”. 

La replica di Rama a tutti questi dubbi non è diretta, ma sfrutta una strategia che va al contrattacco: l’Europa, dice il premier albanese, “deve fare di più” per dare il benvenuto ai paesi del Balcani occidentali. “Oggi abbiamo pace in questa regione come mai l’abbiamo avuta nella storia”, ha detto recentemente Rama. “Non siamo angeli e non lo saremo mai, ma tutto è questo è il risultato del desiderio di tutte le popolazioni di questa regione di fare parte dell’Europa. Se questa continuerà a mostrare stanchezza verso il processo di allargamento, rischia che questa regione mostri stanchezza e smetta di avere pazienza”. 

(Fonti:Newsweek Serbia – agenzie)
 

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