Il governo di Nikola Gruevski sembra avere davvero le ore contate. In Macedonia, infatti, i recenti avvenimenti e le massicce proteste andate in scena nei giorni scorsi, aprono la strada ad un solo scenario possibile: le dimissioni del premier, leader del partito VMRO-DPME.
Come se la crisi politica interna, che dura ormai da mesi, i due attacchi contro le forze di polizia, il primo a Gosince e il secondo a Kumanovo, non siano elementi sufficienti a destabilizzare un Paese che forse stabile non lo è mai stato, si intuisce come siano diversi i partner internazionali a volere la caduta del governo.
È ormai chiaro che sia gli Stati Uniti che i singoli Stati membri dell’Unione europea si stiano muovendo per fa sì che ciò accada in fretta.
La ex Repubblica yugoslava di Macedonia che corrisponde alla sigla FYROM, denominaziona provvisoria con cui si indica la Macedonia nel contesto internazionale, sta vivendo in questi giorni la possibilità di realizzare il sogno di una vera democrazia grazie al sostegno dell’Occidente.
L’opposizione, guidata dal partito SDSM di Zoran Zaev, sente di potercela fare davvero e chiede le dimissioni del primo ministro e la formazione di un governo tecnico che possa, entro un anno, portare il Paese alle elezioni anticipate. Il governo che si verrebbe a formare in attesa di nuove elezioni dovrebbe comunque impegnarsi nel cambiare la politica sia sul versante interno che su quello estero.
La protesta andata in scena domenica, la più grande da quando il Paese si è proclamato indipendente, ha avuto, e sta avendo tutt’ora, l’obiettivo di bloccare le istituzioni e far cadere il governo.
Sono molte le figure politiche occidentali coinvolte in questo processo di demolizione legale del governo macedone.
Tra loro si contano il parlamentare europeo Richard Howitt, l’ex ambasciatore dell’UE a Skopje Erwan Fourere, così come l’ex primo ministro bulgaro Sergei Stanishev.
Come detto però coloro che stanno facendo pesare di più il proprio ruolo sono Stati Uniti e Ue.
Da rilevare anche come i forti interessi albanesi nei confronti della Macedonia potrebbero avere la meglio. Tirana garantirebbe, infatti, di poter gestire la crisi almeno sul versante albanese, ma verrebbe da chiedersi a quale prezzo e quali potrebbero essere poi le conseguenze a livello regionale.
Fonte: Balkan Insight