Sono tre le moschee frequentate da sciiti colpite da attentati compiuti da quattro kamikaze. Due sono a Sanaa e una a Saada, nel Nord del Paese. Lo riferisce la televisione Al Masirah, di proprietà dei ribelli Huthi che controllano la capitale yemenita. Secondo questa fonte i morti sono 137 morti e 345 feriti.
L’Isis ha rivendicato gli attacchi alle moschee in Yemen: lo afferma il sito Site Intelligence Group, che monitora l’attività dei jihadisti online.
Gli attentati avvenuti in alcune moschee di Sana’a, i combattimenti ad Aden e gli attacchi aerei contro il presidente Hadi “hanno il chiaro obiettivo di far deragliare il processo di transizione in Yemen”. Lo afferma un portavoce dell’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini.
La Ue chiede di “tornare al dialogo e a negoziati inclusivi”. Inoltre le parti “dovrebbero rifiutare la violenza come strumento politico. Solo un ampio consenso politico attraverso negoziati pacifici e in un clima sereno tra i principali gruppi politici può fornire una soluzione sostenibile alla crisi attuale e preservare l’integrità e l’unità territoriale dello Yemen”, sottolinea il portavoce.
La cifra delle vittime viene riferita dalla Cnn, ma il bilancio potrebbe tuttavia crescere perché le esplosioni si sono verificate in un momento di grande affluenza nelle moschee, durante la preghiera del venerdì.
Sanaa è controllata dallo scorso settembre dalle milizie del movimento Houthi: proprio i fedeli della stessa setta, gli zaydisti, sono stati oggetto dell’attacco odierno. Il doppio attentato è stato compiuto dopo gli scontri a Aden, tra truppe fedeli rispettivamente al presidente Abed Rabbo Mansur Hadi e al suo predecessore Ali Abdullah Saleh.
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