Rispolverato puntualmente, a intervalli regolari, da politici e funzionari governativi o europei, l’annoso tema delle forze armate comunitarie non smette di scatenare roboanti dibattiti tra chi è favorevole alla costituzione di un esercito dell’Ue e chi ritiene tale ipotesi velleitaria e inattuabile. E questa volta a rilanciare il progetto di un esercito comune per i 28 Paesi dell’Ue è il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un’intervista concessa al domenicale tedesco Welt am Sonntag. Del resto la tesi dell’ex primo ministro lussemburghese non è certo nuova e ha fatto capolino in varie sue dichiarazioni rilasciate in questi anni, imperniata sempre sul medesimo ragionamento: un unico corpo armato europeo è indispensabile per “preservare e difendere i valori dell’Ue”, “dare vita ad una politica estera unitaria”, “contribuire a rafforzare il concetto di nazionalismo paneuropeo” e anche ottenere un notevole “risparmio di risorse”. Ma il vero obiettivo della proposta, come ammette chiaramente lo stesso Juncker, è quello di intimidire il Cremlino lanciando un segnale inequivocabile sulle intenzioni di Bruxelles in caso le azioni di disturbo perpetrate dalla Russia dovessero passare dal piano commerciale al piano militare. Di fronte a uno scenario così drammatico, però, l’Ue non resterebbe affatto inerme dato che la sicurezza territoriale del Vecchio continente è tutelata dalla Nato. Secondo il numero uno della Commissione, tuttavia, un’obiezione del genere sarebbe facilmente superabile poiché non tutti i Paesi che hanno aderito all’Alleanza atlantica fanno anche parte dell’Ue.
Come era ampiamente prevedibile, l’intervista di Juncker ha innescato una girandola di reazioni contrastanti, ottenendo ad esempio il placet di Berlino ma suscitando gli strali di Parigi e Londra. “Un esercito europeo rappresenterebbe una vera tragedia per il Regno Unito – tuona Michael Hookham, responsabile della Difesa per il partito indipendente britannico – e getterebbe la politica militare dell’Ue nel caos più totale. D’altronde sono sotto gli occhi di tutti i disastrosi risultati ottenuti con le scelte economiche di Bruxelles. Considerando quindi la devastante crisi economica che ha imperversato nell’Eurozona in questi anni, come facciamo a fidarci di un’eventuale gestione europea di un esercito comune? La verità è che i 28 Stati membri non sembrano pronti a condividere la sovranità in materia militare e nutrono idee totalmente diverse sull’atteggiamento da assumere nei confronti della Russia. Non dimentichiamo, inoltre, che gli interessi europei sono già protetti dalla Nato, motivo per cui la creazione delle forze armate comunitarie interferirebbe certamente con l’apparato militare esistente”. “Io non affiderei mai la salvaguardia della mia sicurezza all’Ue – chiosa Geoffrey Van Orden, politico conservatore britannico – e sceglierei senza dubbio la Nato. Sono certo che una politica comune europea della Difesa è assolutamente utopica”. Responsi positivi al piano tratteggiato da Juncker sono invece giunti dalla Germania e più precisamente dal cancelliere Angela Merkel – mediante un comunicato stampa diffuso dalla sua portavoce – e dal ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen. “Il nostro futuro di europei presuppone la creazione di un esercito comune”, ha assicurato il ministro.
Ad ogni modo, l’intenzione di dotare l’Ue di un corpo militare unico risale a ben sedici anni fa, quando le Nazioni unite approvarono l’intervento delle truppe della Nato in Kosovo. In quei mesi, ritenendo opportuno istituire una forza di reazione rapida per agire velocemente nelle aree di crisi, Bruxelles tentò di procedere con l’integrazione delle squadre militari e con l’assegnazione a questo esercito comune di navi, veicoli e velivoli ad uso bellico. Tuttavia il piano si risolse in un buco nell’acqua perché emersero immediatamente difficoltà invalicabili: le politiche militari attuate dai vari Stati dell’Ue risultavano palesemente inconciliabili, così come priorità e interessi da perseguire. Da allora, dunque, l’Ue dispone unicamente di reparti di reazione rapida, di cui i Paesi membri detengono a rotazione la responsabilità.
Evidentemente ottimista nonostante le vicende passate suggeriscano cautela e rendano preferibile un’attenta disamina del problema prima di adottare una simile soluzione, il presidente della Commissione ritiene in ogni caso che un esercito comune gioverebbe anche “all’immagine dell’Ue”. E condividendo la stessa idea, diversi media europei hanno prontamente colto la palla al balzo, suggerendo però che per rilanciare l’immagine dell’Ue sarebbe opportuno allontanare Juncker dalla poltrona presidenziale. Nessuno ha ancora dimenticato, infatti, il cosiddetto scandalo LuxLeaks, ovvero il polverone scoppiato in seguito all’inchiesta sugli accordi fiscali anti-tasse stretti dal Lussemburgo con 340 multinazionali quando Juncker era premier.
(Francesco Caponio)