Argentina, manifestazione a Baires: Todos somos Nisman
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Argentina, manifestazione a Baires: Todos somos Nisman

Una morte improvvisa e misteriosa quella del pm: un assassinio che ha letteralmente sconvolto l'Argentina.

La manifestazione per Nisman
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19 Febbraio 2015 - 13.10


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Un silenzio assordante, un forte messaggio politico. Sotto la pioggia, migliaia e migliaia di argentini hanno preso parte alla ‘marcia del silenzio’ nel centro di Buenos Aires in memoria di Alberto Nisman, il procuratore morto in circostanze misteriose un mese fa.

Tra giubbotti, impermeabili e un forte acquazzone, il lungo corteo (già definito da qualche cronista come la ‘marcia degli ombrelli’) si è mosso nella tarda serata dalla piazza davanti alla sede del Parlamento. Ad aprire il lungo serpentone di manifestanti una bandiera nera con una scritta bianca: “18F – omaggio a Nisman”.

L’obiettivo della marcia, sfociato nella storica Plaza de Mayo davanti alla ‘Casa Rosada’ (sede della presidenza), è stato proprio quello di chiedere “verità e giustizia” su una vicenda, la morte di Nisman, che ha scosso in profondità il paese.

Il corpo del procuratore è stato trovato nel suo appartamento il 18 gennaio. Qualche ora dopo, Nisman intendeva accusare formalmente la presidente Cristina Fernandez de Kirchner, e altri dirigenti peronisti, di aver coperto la pista iraniana per la strage antiebraica dell’Esma del ’94 (85 morti).

Pur nel silenzio, l’eco dell’iniziativa dei Pm è giunto chiaro e forte al governo. A un mese dalla morte, non si sa infatti se quello di Nisman sia stato un suicidio, un suicidio indotto o un omicidio. E se la verità fosse quest’ultimo caso, chi è entrato quella notte nel suo appartamento? E chi sono i mandanti? E’ quanto si sono chiesti i partecipanti alla marcia che hanno sfilato nel centro della città in un silenzio spezzato solo dal mormorio della gente, dagli applausi e da qualche urlo (‘giustizia’, ‘Nisman presente’).

Tanti anche i cartelloni (‘non piangere per me Argentina’, oppure ‘proibito dimenticare’), mentre a tratti si sentivano anche le strofe dell’inno nazionale. Organizzata da un gruppo di colleghi di Nisman, e invisa dal governo, il percorso della mobilitazione è stato di una decina di isolati. Prima di arrivare alla Plaza de Mayo, c’è stata una tappa chiave davanti agli uffici dove Nisman e la sua equipe hanno lavorato per anni nella causa Amia.

I manifestanti sono stati separati in due gruppi. Alla testa c’erano i Pm e i magistrati, oltre ai familiari e amici del procuratore scomparso. Poi, ad una cinquantina di metri di distanza, un secondo gruppo con politici e altri Vip.

Molti anche i rappresentanti della Chiesa cattolica e delle comunità ebree di Buenos Aires. Gli organizzatori sono stati infatti molto attenti a sottolineare il carattere “non-politico” dell’evento. Una precisazione di peso, che non ha però convinto – anzi – la ‘presidenta’ Cristina. Fin dal primo momento della diffusione del ‘dossier Nisman’, il governo ha considerato il documento giuridicamente poco consistente, fatto peraltro condiviso anche da diversi fonti indipendenti o dell’opposizione.

E da qualche giorno il peronismo parla d’altro lato della marcia come di un tentativo di “destabilizzazione”, di “golpismo giudiziario” o di “golpe soft” da parte di un settore della magistratura: come ricordato tra l’altro anche oggi dal capo gabinetto del governo, Jorge Capitanich.

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