Risorto dalle proprie ceneri grazie a una scaltra e agguerrita strategia intessuta più che altro sulla selva di errori e fiaschi collezionati dal governo socialdemocratico, il maggiore partito croato del centrodestra (Hdz, Unione democratica croata) riuscirà senz’altro a trionfare anche alle elezioni parlamentari previste per la fine dell’anno. Ne è convinto il noto analista politico croato Bosko Picula, che considera il clamoroso successo incassato dalla candidata conservatrice Kolinda Grabar Kitarovic al ballottaggio presidenziale di domenica solo la prima tappa verso la definitiva riscossa del nazionalismo. Dopotutto l’incapacità del governo guidato da Zoran Milanovic di risanare le dissestate finanze croate, e di fuoriuscire dalla feroce e prolungata recessione, ha determinato un profondo crollo di consensi che da mesi sta lacerando lo schieramento progressista. E inevitabilmente lo smottamento politico ha finito per ripercuotersi sul fortino elettorale personale del candidato socialdemocratico, l’attuale capo di Stato Ivo Josipovic. Benché, infatti, la vittoria della diplomatica croata – già ministro dell’Integrazione europea nel 2003 e degli Affari esteri dal 2005 al 2008 e tuttora segretario aggiunto della Nato per la diplomazia pubblica – sia stata sofferta e giocata sul filo del rasoio, Josipovic è sempre stato l’uomo più popolare del centrosinistra. Pertanto la Kitarovic è riuscita a spodestare il rivale “forte” al fotofinish, con uno scarto di appena 32.435 voti, ottenendo il 50,74% (1.114.865) delle preferenze contro il 49,26% (1.082.430).
“Il trionfo elettorale della Kitarovic deve essere visto come il preludio di un generale ritorno al potere dell’ala nazionalista – spiega Picula -, sebbene il margine di vittoria sia stato estremamente esiguo. Sono quindi sicuro che il centrodestra abbia già il mandato governativo in pugno; del resto è molto probabile che la condotta fortemente critica del presidente della Repubblica ‘in pectore’ contro l’esecutivo renda inevitabile l’indizione di elezioni anticipate. Ma alla fin dei conti un simile risultato riflette palesemente la grande insoddisfazione dei cittadini nei confronti di questa maggioranza e in particolare nei confronti delle politiche adottate per fronteggiare la durissima crisi economica”.
“La sfida presidenziale è stata aperta e incerta fino alla fine – ragiona Zdravko Petak, un altro influente opinionista croato – e non ha lasciato molto spazio a previsioni affidabili. È chiaro, ad ogni modo, che il verdetto degli elettori ha voluto scuotere e in un certo senso punire l’esecutivo, conferendo la poltrona di capo di Stato a una persona ferocemente ostile verso l’attuale compagine governativa. Bisogna anche ricordare che finora la maggioranza non ha mai voluto stabilire un dialogo serio e proficuo con l’opposizione, restando arroccata sulle proprie posizioni”.
Come sancisce la Costituzione croata, la Kitarovic si insedierà soltanto al termine del mandato quinquennale di Josipovic, che è salito sullo scranno più alto del Paese il 19 febbraio del 2010. La cerimonia avverrà davanti al presidente della Corte costituzionale a Zagabria, nella piazza di San Marco.
(Fonte: Tanjug)