Nuovi raid aerei americani vicino alla diga di Mosul, contro i jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq. Dopo i 14 attacchi di ieri, caccia Usa hanno condotto altri raid, ma il Pentagono non ha riferito quanto siano stati. Fonti militari hanno riferito che sono stati colpiti e distrutti tre veicoli blindati, un veicolo di difesa anti-area, un posto di blocco e una posizione con bombe artigianali.
Queste azioni sono destinate a sostenere “gli sforzi umanitari, proteggere le infrastrutture strategiche, il personale e le strutture degli Stati Uniti in Iraq, e assistere le forze di sicurezza irachene e le forze di difesa curde nella loro lotta all’avanzata dei jihadisti”, si legge in una nota del Comando centrale militare Usa (Centcom).
La minaccia rappresentata dallo Stato Islamico ricompatta il fronte antiterrorismo esistente prima delle Primavere arabe. Washington, infatti, trova un sostegno indiretto in Damasco, che ha condotto sulle città di Raqa e Taba una ventuina di raid in tutto e ucciso almeno 31 jihadisti. Il regime di Bashar Assad, ha spiegato Rami Abdel Rahman dell’Osservatorio siriano dei diritti umani, “vuole dimostrare agli americani che è capace di colpire anche lo Stato islamico”.
I peshmerga avanzano a Sud diga Mosul – Wanna si trova sulla strada tra la diga e il centro di Mosul. Le fonti affermano che i Peshmerga si apprestano a marciare verso Tal Kayf, una città solo a una ventina di chilometri a Nord di Mosul. Anche il portavoce del comando delle forze armate federali irachene, generale Kassim Atta, ha detto oggi che i Peshmerga hanno ripreso ieri il pieno controllo della diga strategica situata sul Tigri 60 chilometri a Nord di Mosul. Tuttavia fonti curde sottolineano che alcuni edifici dell’impianto sono stati minati e quindi devono essere bonificati. Anche l’avanzata dei Peshmerga in direzione Sud verso Mosul sarebbe ritardata dalle molte mine lasciate sul terreno dai jihadisti.
L’intervento italiano in Iraq – Dopo l’informativa, in programma mercoledì di fronte alle Commissioni Esteri e Difesa delle Camere da parte del ministro degli Esteri Federica Mogherini e del ministro della Difesa Roberta Pinotti, il ponte aereo tra Roma ed Erbil potrebbe essere organizzato in tempi strettissimi e non si esclude che il primo aereo C-130J carico di armamenti per i combattenti curdi possa arrivare a destinazione -sottolineano fonti qualificate all’Adnkronos- anche in 2 o 3 giorni.
Le pianificazioni dell’intervento vengono messe a punto in queste ore presso gli stati maggiori. Saranno gli esponenti del governo a delineare nel dettaglio la fisionomia dell’iniziativa italiana, su cui, anche per la delicatezza dell’argomento, l’esecutivo ha voluto informare preventivamente il Parlamento. Nel frattempo, è da qualche giorno che si susseguono tra Roma ed Erbil i voli nell’ambito della missione di aiuto italiana che ha trasportato nelle zone del conflitto acqua, viveri e generi di prima necessità.
Quanto alle armi e alle munizioni che potrebbero essere fornite dall’Italia ai peshmerga per le operazioni dirette ad arrestare l’avanzata dei jihadisti dell’Isis, un limite tecnico è costituito dal fatto che i combattenti curdi utilizzano e hanno sempre utilizzato materiali di fabbricazione ex sovietica. Per quanto riguarda l’Italia, nell’ambito dell’iniziativa comune che ha preso forma all’ultimo consiglio europeo, non si esclude quindi di fare eventuale ricorso ai kalashnikov, circa 30mila, e alle tonnellate di munizionamento sequestrati nel 1994, nel pieno delle guerre nei Balcani, ad una nave da trasporto partita dall’Ucraina e diretta a Spalato.