Le crepe tra Mosca e Kiev si fanno sempre più profonde. Il leader del Cremlino Vladimir Putin ha rotto il silenzio di questi giorni e ha definito la caduta dell’ormai ex presidente ucraino Viktor Ianukovich e la conseguente instaurazione di un nuovo governo a Kiev «un’azione incostituzionale» e «una presa del potere con le armi».
Gli Stati Uniti, intanto, hanno “sospeso tutti i legami militari” tra Washington e Mosca, in seguito all’intervento russo in Crimea. La sospensione è stata decisa “alla luce dei recenti sviluppi in Ucraina” nonostante il dipartimento della Difesa abbia un interesse nelle relazioni militari con la Russia “per rafforzare la trasparenza, migliorare la comprensione reciproca e ridurre i rischi”.
Mosca, dopo aver di fatto preso il pieno controllo della Crimea, sarebbe ora pronta a muoversi anche in altre zone dell’est dell’Ucraina. Intanto il Cremlino ha fatto marcia indietro sulle dichiarazioni del consigliere economico Sergei Glaziev relative alla risposta di Mosca in caso di sanzioni Usa. “Se gli Usa introdurranno sanzioni contro la Russia, Mosca sarà costretta a lasciare il dollaro per altre valute e creare il proprio sistema di calcolo e pagamenti”, aveva annunciato, infatti Serghiei Glaziev, citato da Ria Novosti. Una fonte di alto livello della presidenza ha precisato che quelle dichiarazioni non riflettono la posizione del Cremlino e rappresentano l’opinione personale di Glaziev.
Vertice Nato – Per cercare di riportare un equilibrio nella vicenda oggi si terrà vertice Nato, con Barack Obama e Angela Merkel che ieri hanno attaccato Vladimir Putin: “Si trova dal lato sbagliato della storia e ha perso il contatto con la realtà”. A Madrid intanto il commissario europeo Catherine Ashton incontra il ministro russo Serghiei Lavrov.
E arriva anche il monito della Germania. “Nessuna soluzione in vista con la Russia”, ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, dopo aver incontrato a Ginevra il suo collega russo Serghiei Lavrov.
Sebastopoli verso l’adesione alla Russia – Sebastopoli voterà il 30 marzo un referendum diverso da quello che sarà sottoposto agli elettori della Crimea: il quesito, a meno di sorprese, sarà per l’adesione alla Russia. Lo dice all’ANSA Ivan Komelov, membro della commissione incaricata di redigere il quesito referendario: l’annuncio, ha detto, tra pochi giorni.
No alla legge sullo stop alla lingua russa – In quella che appare come una mossa distensiva nei confronti di Mosca, il presidente ucraino a interim, Oleksandr Turcinov, ha annunciato che non approverà la decisione del Parlamento di cancellare la legge del 2012 che consente più di una lingua ufficiale (il russo è ora l’idioma scelto da metà delle regioni ucraine). “Benché la legge sulla lingua non sia equilibrata – ha spiegato – non promulgherò la decisione del Parlamento di cancellarla finché non sarà approvata una nuova legge che tutela tutte le lingue”.
Putin ordina rientro truppe da esercitazioni – Il presidente Putin ha ordinato alle truppe impegnate sino a ieri in una maxi esercitazione militare nei distretti centrale e occidentale del Paese, anche ai confini con l’Ucraina, di rientrare nelle loro sedi permanenti: lo ha reso noto il suo portavoce, Dmitri Peskov. Le manovre, iniziate il 26 febbraio, avevano coinvolto 150mila uomini, 90 aerei, 120 elicotteri, 880 carri armati, oltre 1.200 mezzi di vario genere e sino a 80 navi della flotta del Nord e del Mar Baltico.
Gazprom cancella lo sconto sul gas all’Ucraina – A partire dal mese di aprile la Russia cancellerà lo sconto sul gas concesso a dicembre all’Ucraina e che ha fatto scendere il prezzo del metano da circa 400 a 268,5 dollari per mille metri cubi. Lo rende noto l’amministratore delegato di Gazprom, Alexiei Miller, citato dall’agenzia Itar-Tass.
I russi: “Con sanzioni, crollerà il sistema finanziario Usa” – “Il tentativo di imporre sanzioni alla Russia si trasformerà in un crollo di tutto il sistema finanziario americano, che porterà alla fine del dominio Usa nel sistema finanziario mondiale”. La minaccia arriva dal consigliere economico del Cremlino, Sergei Glaziev, che spiega come Mosca, in caso di sanzioni, darebbe alle istituzioni russe “la raccomandazione di vendere le obbligazioni statali americane, pari ad oltre 200 miliardi di dollari, e i dollari come valuta, nonché di lasciare il mercato Usa”. Nel 2013 il 46% della valuta straniera detenuta da Mosca era in dollari.