Siria, Obama: no a raid senza il sì del Congresso
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Siria, Obama: no a raid senza il sì del Congresso

Ultima giornata di lavori a San Pietroburgo. Si cerca l'accordo, ma il portavoce russo ha detto che non verrà firmato alcun documento. Letta: siamo divisi sul raid.<br>

Siria, Obama: no a raid senza il sì del Congresso
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6 Settembre 2013 - 12.09


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Gli Stati Uniti sarebbero pronti a lanciare contro la Siria un attacco aereo su larga scala, con obiettivi più estesi di quanto previsto. Sono queste le notizie che filtrano da Washington, mentre spunta anche una bozza di ultimatum a Damasco: al regime verrebbero garantiti 45 giorni di tempo, entro i quali Assad avrebbe l’obbligo di sottoscrivere la messa al bando delle armi chimiche. Altrimenti, scatterà la reazione militare americana.

Quasi tutti i leader sono d’accordo con gli Stati Uniti sulla necessità di un intervento militare a Damasco. Lo ha affermato il premier turco, Recep Tayyip Erdogan, al termine del vertice. Tuttavia, nel comunicato finale del G20 di San Pietroburgo – [url”pubblicato sul sito del vertice”]http://www.g20.org/[/url] – non si parla della crisi di Damasco.

“Ovviamente il Presidente ha l’autorità di andare avanti comunque con i raid. Ma non è né il suo desiderio, né la sua intenzione usare quella autorità nel caso in cui il Congresso non lo dovesse appoggiare”, ha detto Tony Blinken, il Deputy National Security Adviser di Barack Obama intervistato dalla Npr, in merito all’imminente decisione del Congresso americano.


Letta: “Superare le divisioni”
– “La distinzione con gli Stati Uniti “rimane sugli strumenti da usare in Siria ma lavoriamo per “rinsaldare i legami transatlantici e il rapporto con gli Stati Uniti che resta forte e fondamentale”. Lo ha detto il premier Enrico Letta nella conferenza stampa che chiude il G20 di San Pietroburgo. Letta ha parlato poi anche dell’suo di gas: “La condanna contro le armi chimiche come crimine contro l’umanità è un punto inequivocabile”.

Incontro Obama-Putin – Incontro a sorpresa di circa 20 minuti tra Vladimir Putin e Barack Obama a margine del G20. Lo ha riferito il consigliere diplomatico presidenziale Iuri Ushakov. La Casa Bianca aveva nei giorni scorsi escluso un faccia a faccia. Per la Russia, “tra i due leader restano divergenze sulla crisi siriana”.

“Abbiamo passato tutta la serata a parlare di Siria, abbiamo finito all’una di notte”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in conferenza stampa ribadendo che i Paesi del G20 sono divisi sull’intervento. In precedenza, la Turchia, invece, aveva parlato di una quasi totalità di governi a favore dell’opzione militare.

Beirut, Usa evacuano ambasciata – Il personale “non essenziale” dell’ambasciata degli Stati Uniti a Beirut è stato evacuato in seguito a “minacce”. Lo comunica una nota della sede diplomatica. I dipendenti non d’emergenza e i familiari sono rientrati in patria in seguito a “minacce alle missioni diplomatiche americane e al loro personale”, recita una nota diffusa sul sito dell’ambasciata. Intanto, Washington ha raccomandato ai cittadini americani di evitare il Libano e la Turchia.

Oltre a Beirut, gli Usa hanno deciso l’evacuazione parziale del personale del loro consolato generale ad Adana, città turca vicina al confine siriano.

Letta a Obama: possibile la via politica – Enrico Letta però ha insistito con Barack Obama sulla possibilità di trovare ancora una soluzione politica alla crisi siriana, come riferiscono fonti di governo che rivelano i contenuti del colloquio fra il premier e il presidente Usa, a margine del G20. “Ci sono ancora margini di manovra per un’azione dell’Onu”, ha detto il premier al presidente Usa.

A dettare i termini dell’ultimatum a Damasco è una nuova bozza di risoluzione firmata da due senatori democratici moderati, Joe Manchin, eletto in West Virginia, e Heidi Heitkamp, senatrice del North Dakota.

Si tratterebbe di una sorta di ultimatum che fermerebbe le lancette del raid già stabilito da Obama, rilanciando così la palla alla Siria. Una sorta di sfida politica ad Assad, ma anche un’apertura di credito perché il presidente siriano metta finalmente nero su bianco il rispetto delle regole.

Secondo molti osservatori, una proposta di questo tipo potrebbe in teoria essere accolta da molti senatori che al momento sono indecisi perché da un lato sono contrari al ricorso immediato della forza e dall’altro non se la sentono di rifiutare definitivamente l’opzione militare.


Cremlino, a G20 non sarà firmato alcun documento
– Al G20 di San Pietroburgo non verra’ firmato alcun documento sulla Siria: lo ha reso noto Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino, precisando che oggi, secondo ed ultimo giorno del summit, il vertice seguirà il programma, seconda l’agenda fissata.

Abc: Usa pronti all’attacco – Citando fonti del Security Team della Casa Bianca, Abc News fa sapere dunque che gli Stati Uniti starebbero preparando un attacco aereo su larga scala in Siria, utilizzando missili sparati da aerei bombardieri B2 e B52 decollati dagli Usa. L’operazione dovrebbe durare almeno due giorni e sarebbe decisamente più ampia quindi rispetto a quanto sinora trapelato.

Si allarga la lista degli obiettivi in Siria – Il Pentagono avrebbe insomma allargato la lista degli obiettivi in Siria, come scrive anche il New York Times, allo scopo di indebolire la capacità di Assad di utilizzare armi chimiche. Questo significa espandere oltre i 50 (è questo il numero dei siti che facevano parte dell’originale lista dei bersagli, preventivamente stabilita con i francesi) quello degli obiettivi dell’attacco.

Per la prima volta gli Usa parlano di utilizzare aerei americani e francesi per colpire specifici bersagli, in aggiunta alla flotta navale “Tomahawk”, la squadra di navi americane già schierate davanti alla Siria. E c’è un rinnovato impegno a cercare di coinvolgere nel progetto altre forze Nato.

Gli attacchi verrebbero rivolti non contro le scorte di armi chimiche, il che significherebbe rischiare una catastrofe, ma piuttosto contro le unità militari che hanno immagazzinato e preparato le armi chimiche e attuato gli attacchi contro i ribelli, come anche contro le sedi che sovrintendono agli attacchi stessi. Il generale Martin E. Dempsey ha detto che altri obiettivi riguarderebbero le attrezzature utilizzate dalla Siria per proteggere le armi chimiche, come missili e razzi a largo raggio, che possono anche trasportare le stesse armi.

Ministri della Difesa Ue, prove che il regime ha usato armi chimiche – I ministri europei della Difesa, riuniti oggi a Vilnius, allineandosi lungo la posizione americana hanno concordato che lo scorso 21 agosto a Ghouta sia stato il regime siriano a fare uso di armi chimiche contro la popolazione. “Tutti i ministri hanno denunciato l’uso di armi chimiche e il fatto che coloro che le hanno usate dovrebbe assumersi la propria responsabilità”, ha dichiarato alla stampa il lituano Juozas Olekas, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Unione europea. “Vi sono molti segni che ci permettono di concludere che le armi chimiche sono state utilizzate dal regime di Assad”, ha aggiunto.

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