Fatwa contro il rapper iraniano: doppio guaio
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Fatwa contro il rapper iraniano: doppio guaio

La condanna contro Shahin Najafi, che irride i santi dello sciismo, è un guaio. L'altro è questa sua provocazione, che mette in difficoltà chi voglia fare altre e più logiche proteste.

Fatwa contro il rapper iraniano: doppio guaio
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4 Giugno 2012 - 08.39


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di Ali Izadi

Shahin Najafi non è riuscito a diventare famoso come cantante, c’è voluta la fatwa dei nostri ayatollah per farlo conoscere al mondo. C’è un gioco on line: la sua testa è al centro dell’obiettivo di chi spara, proprio come Bush, il presidente degli Stati Uniti condannato perché responsabile di una guerra di religione contro l’Islam. Ma Najafi non ha fatto guerra a nessuno: compone brani musicali, stile rap, nei quali ha anche preso in giro i grandi simboli sciiti; l’Imam Naghi, il nostro decimo Imam, e addirittura il Mahdi, suo nipotei, dodicesimo Imam ma soprattutto il famoso Imam nascosto, colui che verrà alla fine dei tempi e si alzerà contro i delitti di noi umani. Che tutto questo sia intollerabile per i nostri ayatollah si può capire, che meriti la morte un po’ meno.

E invece l’ayatollah Safi Golpaiegani ha emesso una fatwa contro di lui dalla città santa di Qom. Non ne ha fatto proprio nome e cognome, ma ha scritto nero su bianco che chi offende i nostri Imam con le parole merita la morte. Passati pochi giorni il più famoso ayatollah Mojtahed Makarem Shirazi ha condannato in modo più esplicito Najafi. E così un facoltoso e scrupoloso sciita di Dubai ha offerto 100 milioni nostrani Tuman, circa 50mila euro, per chi faccia secco il povero Najafi.

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Visto che lui vive in Germania le autorità tedesche gli hanno immediatamente offerto protezione, memori della drammatica sorte di un poeta e showman iraniano, assassinato dai sicari del regime degli ayatollah venti anni fa a Colonia per un reato simile.

Shain in un’intervista al servizio in lingua farsi della Bbc ha detto chiaramente che lui non intendeva offendere la religione di tanti iraniani. Ma il suo caso rischia di avere comunque un effetto paradossale: gli attori, gli artisti, gli intellettuali che senza toccare gli Imam vorrebbero criticare i nostri umani governanti se la sentiranno di farlo?

La nostra società è profondamente religiosa e non ama chi tocca il sacro: e contemporaneamente nessun intellettuale è d’accordo con chi provoca il regime, spingendolo a ulteriori giri di vite, a un’ulteriore militarizzazione della nostra società.

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