Negli ultimi mesi il mondo arabo è stato scosso dalle grida di giovani disoccupati, lavoratori, donne che manifestavano in nome della democrazia, della libertà e, soprattutto, della possibilità di una vita degna. Tutti abbiamo negli occhi le immagini dei tunisini in festa per la caduta di Ben Ali, di piazza Tahrir invasa dai manifestanti, della Libia in guerra. Quest’onda rivoluzionaria è divampata in tutto il Medio Oriente e ha raggiunto anche il Marocco: il 20 Febbraio 2011 migliaia di giovani marocchini sono scesi nelle principali piazze del paese chiedendo democrazia, sovranità popolare, monarchia parlamentare.
Ma in Marocco la cosiddetta “primavera araba” non è esplosa, e probabilmente non esploderà, in rivoluzione: perché? Molte sono state le spiegazioni azzardate: il Marocco è un paese più democratico rispetto agli altri Stati arabi, c’è meno povertà, il popolo non si ribellerà mai contro il Re, etc. Alcuni hanno risposto citando in giudizio forze all’interno del Movimento del 20 Febbraio, forze che, considerate radicali, avrebbero “radicalizzato” il Movimento stesso: l’associazione islamista Al Adl Wal Ihsane (Giustizia e Carità), jamaa (associazione) di grande diffusione popolare ma tuttora non riconosciuta dalle autorità, e il partito comunista Annahj Addimocrati (la Via Democratica), più marginale. Al fine di fare luce su tali dinamiche e comprendere come queste due componenti del Movimento interagiscano tra di loro e con il Movimento stesso, è interessante ascoltare l’opinione di due esponenti delle due realtà marocchine: J.H., vicepresidente della sezione di Meknès di Annahj Addimocrati, e A.H., membro di Al Adl Wal Ihsane. Per ragioni di rispetto della privacy i nomi resteranno anonimi.
Grazie all’intervista con il primo si è potuto comprendere più chiaramente qual è lo spirito che anima il partito comunista e come questo si inserisca nel nuovo movimento marocchino. Il fine ultimo di Annahj Addimocrati, come partito di ispirazione marxista-leninista, è la creazione di uno Stato comunista generato da un percorso reale e indipendente dello Stato marocchino, un percorso che preveda il coinvolgimento cosciente dei cittadini alla vita decisionale del paese e in cui la democrazia rappresenta indubbiamente la prima tappa obbligatoria. «Per raggiungere questi stessi obiettivi Ilal Amam (l’organizzazione clandestina da cui deriva Annahj Addimocrati) ha optato per la rivoluzione, ora cerchiamo una via democratica, è necessario cambiare la mentalità del popolo perché il popolo cambi il potere», afferma J.H. Però la democrazia, per Annahj, non può risiedere nella monarchia parlamentare : «che diritto ha il Re di essere sopra al popolo? Non esiste una gerarchia, nella democrazia tutti gli uomini sono uguali». La Via Democratica è, dunque, un partito repubblicano, come conferma il nostro intervistato; come si inserisce questa tendenza all’interno del Movimento del 20 Febbraio che chiede, invece, una monarchia parlamentare, uno Stato in cui «il Re regni ma non governi»? «Anche se gli obiettivi del Movimento sono distanti dai nostri, fanno parte di un processo che si dirige verso i nostri obiettivi. Prima di tutto, infatti, il Movimento chiede la democrazia». Per quanto riguarda il rapporto con Al Adl Wal Ihsane, associazione con cui il partito comunista si è trovato spesso in contrasto, J.H. ci dice che Annahj Addimocrati è pronta ad accogliere e dialogare con qualsiasi partito, sindacato e associazione per ciò che concerne le rivendicazioni del Movimento. È all’interno di quest’ultimo che avviene, quindi, il dialogo con Al Adl, anche se l’intervistato stesso ammette che la maggior parte dei membri del partito non ha fiducia nell’associazione islamista, non capendo se la loro adesione al Movimento e la richiesta di uno Stato Civile, piuttosto che di uno Stato Islamico, sia una strategia o un cambiamento reale. Nonostante questo afferma: «è necessario lavorare insieme e combattere contro il primo nemico, il potere reale: il Makhzen (il sistema di potere monarchico marocchino)».
L’intervistato di Al Adl Wal Ihsane, invece, relativamente alla sua Jamaa rifiuta l’aggettivo “radicale” e ci ricorda che l’associazione si basa su due concetti principali, come è evidente dallo stesso nome: la Giustizia (Al Adl) e la Carità (Ihsane). Il secondo termine va ad abbracciare principalmente tutto quello che riguarda la formazione islamica. Al contrario, Al Adl riguarda la giustizia da vari punti di vista : economico, politico, sociale, etc. «È nell’ambito della giustizia che si crea uno spazio in cui lavorare e collaborare con le altre realtà sociali marocchine, tra cui Annahj Addimocrati».
Alla domanda sulla forma di Stato auspicata dal Al Adl Wal Ihsane, A.H risponde: «L’obiettivo principale della Jamaa è l’unione di tutti i paesi del mondo islamico nel modello del califfato, al-Khilafa. Il Califfo dovrà essere scelto dal Popolo attraverso il meccanismo della Shura (consultazione) e sarà rappresentante della Umma (comunità musulmana) e non di una sola nazione. La Khilafa non deve crearsi nemici al di fuori, ma deve basarsi sul rispetto e la tolleranza nei confronti del prossimo. Per dar vita a questo progetto è necessario che a livello nazionale ci sia uno Stato civile, moderno, in cui siano riconosciute le libertà fondamentali dell’uomo, ci sia la separazione dei poteri e in cui il popolo sia l’origine dell’autorità. L’autorità non può essere imposta dall’alto. […] Questo Stato si baserà su una serie di valori umani, tra cui anche quelli islamici, ma non c’è sacro nella politica.» Dalle parole dell’intervistato si comprende chiaramente che anche Al Adl Wal Ihsane è diretta ad un sistema repubblicano; nonostante ciò, in nome della democrazia, accetta il compromesso, fornendo il suo supporto al Movimento del 20 Febbraio, malgrado questo chieda una monarchia parlamentare: «Il problema principale non è se il Re resta o meno, l’importante è che il popolo abbia la possibilità di scegliere. Per questa ragione sosteniamo il Movimento senza avere obiettivi che vadano al di fuori di questo, dobbiamo avanzare insieme». Resta da capire come si possa conciliare l’idea di uno Stato laico con quella di un ipotetico ritorno all’età dell’oro dell’Islam. Infatti la volontà di dar vita a uno Stato civile potrebbe sembrare in contraddizione con quella di creare un Califfato, considerata anche la definizione che troviamo di questo nello stesso sito di Abdessalam Yassine, fondatore del movimento: «Califfato [al-khilāfa] significa il sistema di governo basato sulla scelta del popolo. Differisce dagli occidentali sistemi democratici di governo nella fonte del suo diritto. Mentre le democrazie occidentali si poggiano su leggi positive fatte dall’uomo, il sistema islamico di governo deriva le sue leggi dal Corano e dalla Sunna (gli atti e i detti del Profeta Muhammad), usando lo strumento dell’Ijtihad (sforzo interpretativo) per adattare le loro prescrizioni universali a realtà mutevoli o, in breve, per adattare il testo al contesto. Il capo di questo sistema è il Califfo che deriva la sua legittimità dalla libera scelta del popolo».