Vaticano e Palestina: l'unica voce
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Vaticano e Palestina: l'unica voce

C'è un luogo, in Cisgiordania, dove da un mese non entrano più né giornalisti né stranieri. Si chiama Taybeh, ed è l'ultimo villaggio interamente cristiano della regione.

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Antonio Spadaro Modifica articolo

23 Agosto 2026 - 13.34


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C’è un luogo, in Cisgiordania, dove da un mese non entrano più né giornalisti né stranieri. Si chiama Taybeh, ed è l’ultimo villaggio interamente cristiano della regione.

Il 15 agosto, mentre l’Italia era in ferie, Papa Leone XIV si è affacciato su piazza della Libertà a Castel Gandolfo e ha chiamato la Terra Santa «la Terra di Maria». Poche ore dopo, a nord di Ramallah, il cardinale Pierbattista Pizzaballa celebrava la stessa festa nella chiesa latina di Cristo Redentore, a Taybeh. Da luglio un ordine militare israeliano ha chiuso quell’area a israeliani e stranieri, giornalisti compresi. Il parroco, padre Bashar Fawadleh, ha continuato a documentare incendi, incursioni nei campi, la pressione quotidiana dei coloni sulle famiglie.

Bisogna fermarsi su questo doppio movimento, perché racconta qualcosa che riguarda tutti, non solo i credenti.

La Cisgiordania non produce immagini capaci di reggere un ciclo di notizie. Non ha la violenza spettacolare di Gaza, non ha corridoi umanitari, non ha tavoli negoziali che occupano le prime pagine. Ha villaggi, uliveti, ordini militari che chiudono strade. E le cancellerie internazionali, quando scendono a questa scala, si esprimono per comunicati e formule condizionali.

In quel vuoto, da mesi, la voce che continua a nominare le cose con i nomi che hanno è quella della Santa Sede. Un ordine militare che chiude un territorio. Un parroco che conta gli alberi bruciati. Un patriarca che va a dire messa dove non si entra più.

Il Papa lo ha ribadito domenica scorsa, chiedendo che cessino «le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania» e sollecitando la comunità internazionale a far progredire la soluzione a due Stati. Parole arrivate subito dopo una catechesi sulla donna cananea, popolo tra gli antenati delle attuali popolazioni del Levante, palestinesi compresi.

Quella del Papa è una scelta fatta con gli strumenti propri di una religione, ripetuta ogni settimana: nominare ciò che le diplomazie preferiscono lasciare in sospeso. Ed è per questo che, oggi, su Taybeh e sui suoi ulivi bruciati, la voce più chiara resta quella di Roma.

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