Gaudium et Spes: la Chiesa che sceglie di stare nel mondo e di ascoltarne le sofferenze resta attuale ancora oggi
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Gaudium et Spes: la Chiesa che sceglie di stare nel mondo e di ascoltarne le sofferenze resta attuale ancora oggi

Gaudium et Spes resta non solo un importante documento, nella storia bimillenaria della Chiesa, di attenzione alla realtà temporale, ma un attualissimo punto di riferimento

Gaudium et Spes: la Chiesa che sceglie di stare nel mondo e di ascoltarne le sofferenze resta attuale ancora oggi
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Rocco D'Ambrosio Modifica articolo

20 Agosto 2026 - 13.18


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«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».

Sono queste le parole di apertura – le ricordiamo bene – del documento conciliare Gaudium et Spes. Di esso voglio ripercorrere i temi salienti per proporre un rilancio del magistero sociale della Chiesa Cattolica. L’intento presenta una duplice difficoltà.

La prima consiste nel riferirci ad un documento relativo ad una situazione contemporanea, che, da noi, dista quarant’anni e, quindi, presenta scenari e problematiche diverse da quelle dei nostri giorni. La seconda difficoltà è relativa al fatto che il documento in questione è stato oggetto di severe critiche, specie nell’ambito cattolico, tanto da mettere in dubbio la sua validità pastorale. Tuttavia – è questa la mia personale posizione, che intendo dimostrare in questo scritto – la Gaudium et Spes resta non solo un importante documento, nella storia bimillenaria della Chiesa, di attenzione alla realtà temporale, ma un attualissimo punto di riferimento, con i suoi contenuti di fondo e la sua metodologia, valido per un rilancio del magistero sociale. Questa considerazione si basa sul ritenere il Vaticano II, sulla scia di diversi e autorevoli teologi e storici, un Concilio che vuole segnare un nuovo inizio (Karl Rahner) per ogni attività della Chiesa cattolica, compresa quella nel mondo.

I primi numeri del documento sono naturalmente la dichiarazione di intenti dei padri conciliari nel loro discorso al mondo contemporaneo. Il primo elemento che emerge è quel del sentirsi parte dell’umanità a cui ci si rivolge. Le gioie e i drammi di tutti gli uomini e le donne sono anche le gioie i drammi dei credenti, da ciò deriva il bisogno, che è anche dovere, di rivolgersi a tutti, nessuno escluso (nn. 1-2). Il Concilio supera vigorosamente il modello di una Chiesa che si sente diversa, staccata, altro rispetto all’umanità. Lo stile riproposto è quello dell’Incarnazione: la Parola si fa carne nel vivo della storia umana, come lo stesso Concilio precisa in altri passi[4]. Tuttavia il sentirsi realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia (n. 1) non diminuisce l’impegno di arrecare la luce del Vangelo (n. 3) all’umanità. Anzi lo rafforza notevolmente in quanto la rende più simile alla missione di Cristo, la rende più partecipe della forza della Parola divina che si è fatta carne nel vivo del tessuto umano.

L’essere nel mondo della comunità dei credenti, la compagnia con tutti gli uomini e le donne è prima di tutto attenzione a comprendere le condizioni dell’uomo nel mondo contemporaneo (nn. 4-10). Il Concilio li chiama caratteristiche più rilevanti del mondo contemporaneo e li individua nei punti che seguono:

  • profondi e rapidi mutamenti,
  • una vera trasformazione sociale e culturale;
  • l’incapacità di porre la potenza umana al servizio dell’umanità stessa;
  • l’avere a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia non riuscire a risolvere problemi quali la fame, la miseria, l’ignoranza di intere moltitudini;
  • il bisogno di libertà e le nuove forme di schiavitù sociale e psichica;
  • la solidarietà che convive con forze che si combattono; infatti, permangono ancora gravi contrasti politici, sociali, economici, razziali e ideologici, né è venuto meno il pericolo di una guerra capace di annientare ogni cosa;
  • lo scambio delle idee che si verifica in contesti ove le stesse parole con cui si esprimono i più importanti concetti, assumono nelle differenti ideologie significati assai diversi;
  • la crisi dei valori;
  • il peso della inquietudine,l’essere tormentati tra la speranza e l’angoscia, mentre ci si interroga sull’attuale andamento del mondo (n. 4);
  • la trasformazione delle condizioni di vita;
  • l’influenza della tecnica;
  • la mentalità scientifica e il progresso delle scienze;
  • l’incremento demografico (n. 5);
  • l’economia dell’opulenza e i Paesi in via di sviluppo;
  • nuovi e migliori mezzi di comunicazione sociale;
  • le nuove migrazioni
  • nuove forme di industrializzazione e urbanizzazione (n. 6);
  • la crisi dei valori tradizionali, soprattutto tra i giovani; la crisi dei ruoli educativi e delle istituzioni, leggi, modi di pensare e sentire ereditati dal passato;
  • la crisi del sentire religioso (n. 7);
  • coscienza sempre più acuta delle discrepanze esistenti nel mondo;
  • lo squilibrio tra le specializzazioni dell’attività umana e una visione universale della realtà;
  • crisi della famiglia; delle razze e delle diverse categorie sociali; tensioni tra nazioni ricche e meno dotate e povere; infine tra le istituzioni internazionali nate dall’aspirazione dei popoli alla pace e l’ambizione di imporre la propria ideologia, nonché gli egoismi collettivi esistenti negli Stati o in altri gruppi (n. 8);
  • le rivendicazioni di tanti che, prendendo nettamente coscienza, reputano di essere stati privati di quei beni per ingiustizia o per una non equa distribuzione; come i Paesi in via di sviluppo, le donne; gli operai e contadini sfruttati (n. 9);
  • il volto di un mondo che si presenta oggi potente a un tempo e debole, capace di operare il meglio e il peggio, mentre gli si apre dinanzi la strada della libertà o della schiavitù, del progresso o del regresso, della fraternità o dell’odio (n. 9);
  • gli squilibri interiori della persona umana;
  • l’acutezza degli interrogativi più fondamentali: cos’è l’uomo? Qual è il significato del dolore, del male, della morte, che continuano a sussistere malgrado ogni progresso? Cosa valgono quelle conquiste pagate a così caro prezzo? Che apporta l’uomo alla società, e cosa può attendersi da essa? Cosa ci sarà dopo questa vita? (n. 10).

I problemi contemporanei, evidenziati dal Concilio, sono certamente da integrare con più recenti dati derivanti dal complesso delle scienze umane. Ma questo tentativo non può mai significare il superamento totale dell’approccio del documento conciliare, in virtù di un presunto invecchiamento dello stesso. In altri termini la Gaudium et Spes non è un documento superato, invecchiato, utile solo per l’archeologia teologica, per il semplice fatto che alcuni problemi umani, sociali e politici non si configurano più come quarant’anni fa. Essa resta valida per il fatto che precisa bene quale deve essere lo stile di presenza della Chiesa nel mondo e come vanno letti i problemi del vivere personale, sociale, culturale, economico e politico. In altri termini la validità del documento non può essere circoscritta ed esaurita nella validità dell’individuazione dei problemi affrontati, ma inerisce al pensiero e all’azione dei credenti nel mondo.  Del resto sugli stessi problemi affrontati, i padri conciliari, con molta umiltà e senza pretesa di esaustività, i padri conciliari, alla fine del documento, precisano:

«Certo dinanzi alla immensa varietà delle situazioni e delle forme di civiltà, questa presentazione non ha volutamente, in numerosi punti, che un carattere del tutto generale; anzi, quantunque venga presentata una dottrina già comune nella Chiesa, siccome non raramente si tratta di realtà soggette a continua evoluzione, l’insegnamento presentato qui dovrà essere continuato ed ampliato» (n. 91).

Infatti la descrizione conciliare della situazione umana offre indicazioni che per la loro profondità potrebbero essere certamente arricchite, alla luce degli sviluppi antropologici, sociali, culturali, politici ed economici degli ultimi anni, ma non certamente abbandonati perché insignificanti o, ancor peggio, fuorvianti per una comprensione cristiana del mondo odierno.

L’intero documento, compresa questa nota finale, difficilmente da un osservatore obiettivo, credente o laico che sia, potrebbe essere definito totalmente inattuale e datato. Tutt’altro. Ad una lettura attenta, infatti, le considerazioni conciliari sulle caratteristiche più rilevanti del mondo contemporaneo spingono ad approfondimenti che mirano più a sviluppare che a cancellare quanto affermato dal Vaticano II, nel senso di vivificare l’analisi con i dati recenti delle scienze umane e a confermarne la loro validità. Consegue che le critiche più forti alla lettura del mondo, fatta dalla Gaudium et Spes, sembrano più configurarsi come un rifiuto del modello di Chiesa conciliare, che una critica al (presunto) carattere datato del documento. In altri termini alcuni credenti e studiosi si servono, alcune volte, strumentalmente della critica a questo documento (e non solo) per nostalgici ritorni al passato e tentativi di archiviazione totale del Vaticano II.

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