Oroscopo 2024: Wonder Meloni, l'Italia balilla e le perle di saggezza di Bersani
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Oroscopo 2024: Wonder Meloni, l'Italia balilla e le perle di saggezza di Bersani

Oroscopo semi-serio sull'anno che sta per arrivare

Oroscopo 2024: Wonder Meloni, l'Italia balilla e le perle di saggezza di Bersani
Giorgia Meloni
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Claudio Visani Modifica articolo

31 Dicembre 2023 - 11.23


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GENNAIO. Donne con le palle. Wonder Meloni proclamata “uomo dell’anno” da Libero, il giornale diretto dal già portavoce del “signor Presidente del Consiglio”, Mario Sechi, servo dell’anno. 

Scoperta la causa della “sindrome otolitica” che ha colpito il premier. Gli otoliti, i “sassolini” nelle orecchie che le hanno fatto perdere l’equilibrio e l’orientamento erano in una missiva segreta ricevuta da Macron e Scholz: “Mò so cazzi tua”. Il giorno dopo è arrivata la telefonata di Mattarella: “Abbiamo tremila miliardi di debito, cinquantamila euro per ogni italiano alla nascita, il 150% del Pil, e lei dichiara guerra all’Europa? Salga a bordo, cazzo! E torni donna che è meglio”. 

Pierluigi Bersani: “Ora la voglio vedere rimettere il dentifricio nel tubetto”. 

FEBBRAIO. L’Italia e le guerre. Il vicepremier e ministro degli Esteri italiano, quello che “arrivò una berlina, si aprì lo sportello, non scese nessuno, era Tajani”, assicura a Kiev l’ottavo pacchetto di aiuti italiani. Ma il pacchetto è… un pacco. Il disperato Zelensky – prima elevato a campione di libertà e democrazia, ora evitato come i mendicanti di strada – si infuria: “Chi è il responsabile?” “Nessuno”. “Che significa Nessuno?” “Che nessuno ti caga più”. 

Intanto Israele sta finendo di spianare Gaza. La Striscia è rasa al suolo nel silenzio dell’opinione pubblica occidentale, ma non di Nessuno: “La posizione dell’Italia è chiara e ferma: il legittimo diritto di difesa sia proporzionato all’offesa e tuteli i civili palestinesi”. Poi, vedendo le facce stralunate dei giornalisti, chiede al suo staff: “Sono stato troppo duro?” 

Bersani: “O si va a messa o si sta a casa”. 

MARZO. Taci, il nemico ti ascolta. Wonder Meloni ci ricasca. Parla per tre quarti d’ora al telefono con due comici romagnoli che si spacciano per Macron e Scholz. Gli audio fanno il giro del mondo. Questi alcuni passaggi: “No Emmanuel, non ce l’avevo con te. Sì, lo so che sui migranti ci siamo scazzati, ma non ho mai detto che sei un mangialumache infantile e insicuro che si è sposato la mamma. È stato quel bimbominkia di Salvini. Sì, sì, va bene, chiudi pure le frontiere, però poi sostienimi sui lager in Albania”. 

“Olaf, non ti incazzare. Sì, ho detto no al Mes perché tu e Macron mi avete esclusa dalla trattativa sul Patto di stabilità facendomi fare la figura di quella che non conta una sega in Europa. Ma voi siete forti, le vostre banche non rischiano, che ve frega del Mes? No, dai, non dire che non comprerete più i nostri titoli di Stato e ci farete fare la fine della Grecia: già ho Mattarella in schiena. Sì, d’accordo, non romperemo più sulle navi Ong, non faremo i furbi sul Pnnr e sul riarmo, non faremo più battute sugli ebrei e l’invasione della Polonia, stenderemo tappeti rossi a Lamborghini e Ducati. Però voi basta con gli aiuti a Zelensky e al Parmesan”.

Bersani: “Lei vorrebbe sempre il tortello a misura di bocca”. 

APRILE. L’antifascismo dei fascisti. Come ogni anno quando si avvicina il 25 aprile una contagiosa paralisi mandibolare impedisce ai fascisti di pronunciare le parole “fascismo” e “antifascismo”. Proprio non ce la fanno. Wonder Giorgia, dopo aver esaurito tutti i sinonimi – regime, dittatura, totalitarismo, leggi razziali, olocausto, gulag, foibe, il centro sociale della Garbatella – nel giorno della Liberazione prende finalmente le distanze in modo chiaro dal fascismo: quello di Putin. Lollobrigida chiarisce: “In Italia l’unico fascismo che conosciamo è quello degli antifascisti”. La Russa, che tiene il busto del Duce in salotto e dice che i partigiani in via Rasella non spararono ai nazisti “ma a una banda musicale di pensionati altoatesini”, annuncia che celebrerà il 25 aprile in Turkmenistan. Salvini sorvolerà avanti e indietro per tutta la mattina lo Stretto di Messina per mostrare a parenti e amici dove sorgerà e come sarà il ponte, e al figlio maschio farà provare l’ebbrezza di pilotare l’elicottero della Polizia messo gentilmente a sua disposizione. Bignami e Donzelli, invece, festeggeranno con una goliardata in divisa nazi a casa del sottosegretario Delmastro. 

Bersani: “Ehi ragazzi, siete mica qui ad asciugar gli scogli. L’antifascismo È la Costituzione”. 

MAGGIO. L’omo è omo. Il Gay Pride invade le strade della Capitale. Tre milioni di persone (trentamila per la Questura) marciano, cantano e ballano per la libertà sessuale e per chiedere la legge contro l’omotransfobia. Polizia e carabinieri hanno l’ordine di filmare e schedare i diversi promotori del pride ma si perdono tra le sigle del movimento, nel frattempo leggermente cresciute: LGBTQIAP+@#-ZH=CHIMANCA? La seconda carica dello Stato, La Russa, che è anche interista, dichiara: “Meglio un figlio milanista che un figlio gay”. Il generale Vannacci schiera l’esercito e manda un messaggio conciliante: “Cari capi della lobby gay internazionale, voi finocchi e voi fattucchiere proprio normali non siete”. 

Bersani: “Se lui dà dell’anormale agli omosessuali, noi possiamo dare del coglione a un generale?”. 

GIUGNO. Europee alla sperindio. Colpo di scena alle elezioni. I partiti sovranisti, dati per superfavoriti, escono sconfitti. Male anche socialisti, socialdemocratici, centristi e conservatori. Avanzano i movimenti radicali, ambientalisti e pacifisti, il partito che non c’è del Papa, nuove formazioni politiche: Risveglio, Larghe Vedute, Partito della Salvezza Trasversale, della Riscossa, delle Incompatibilità. Male il centrosinistra alle amministrative in Italia. Vince solo in Veneto, Friuli e nel Trentino-Alto Adige, dove i candidati più di sinistra sono a favore della ghigliottina in piazza per ladri, spacciatori, tossici, zingari e neri. Il Pd, diviso tra sinistri-radicali, sinistri semplici, sinistri moderati, centrosinistri, centristi di sinistra e centristi moderati, torna a fare il morto sperando che passi ‘a nuttata. 

Bersani: “Non è che puoi fare una scarpa e una ciabatta”.

LUGLIO. Democratura modello Benito. Prima di andare in vacanza, le destre forti della maggioranza assoluta in Parlamento approvano le riforme elettorale e costituzionale. Dal “Rosatellum” si torna al “Porcellum” ma “4.0”. Si saprà chi ha vinto prima di votare e chi è il premier eletto direttamente dal popolo prima che venga eletto. Il restante “2.0” andrà all’opposizione, ma solo se giurerà fedeltà ai nuovi padroni del “potere del popolo”. Una volta insediata, nei primi cento giorni la nuova “Democratura Benito” rottamerà, nell’ordine, il Senato, le varie Autorità indipendenti, la Commissione antimafia, il Tar, l’Anci, l’Upi, la Lega calcio che secondo Salvini non tutela il Milan, l’Anpi e l’Arci che stanno sulle palle a Donzelli e Lollobrigida e un unico Ordine professionale, quello dei giornalisti che Meloni odia. Nei secondi cento giorni verrà archiviato il Quirinale, ormai inutile orpello del Libero Stato di Melonas. Mattarella questa volta si porta via anche un paio di corazzieri di difesa nel caso dovessero tornare a cercarlo a casa. 

Bersani: “La mucca nel corridoio era un toro e ci è passata sopra”. 

AGOSTO. Migrante è un gerundio. Riprendono massicci gli sbarchi a Lampedusa. Da quando Meloni ha dichiarato la caccia agli scafisti su tutto il globo terracqueo sono aumentati del tremila per cento. Nuovo accorato appello di Lollobrigida contro il rischio della sostituzione etnica. Vannacci: “Inutile girarci attorno, nelle mie vene c’è una goccia del sangue di Enea, Romolo e Remolo, Giulio Cesare, Mazzini e Garibaldi; il sangue e i tratti somatici di Paola Egonu e di quelli come lei ci dicono che non saranno mai italiani”. Poi manda l’esercito a presidiare le coste, ma i mezzi anfibi affondano più dei barconi, qualcuno colpito dalla Marina. Piantedosi: “Non bastavano quelle famiglie sciagurate dei vucumprà che mettono in pericolo i loro figli lasciandoli partire sui barconi. Ora vi ci mettete pure voi…”. Mentre si consuma la tragedia, Meloni e Salvini partecipano a un karaoke a casa Verdini, in solidarietà con l’intera famiglia agli arresti domiciliari, e pensano a come sbolognare “i carichi residui”. 

Bersani: “Volevano piantare un chiodo sull’immigrazione, finiranno come il coniglio davanti al leone”.

SETTEMBRE. La scuola balilla. Le aule riaprono all’insegna delle novità educative. Crocefisso in tutte le aule, torna l’ora di religione obbligatoria, le ragazze non potranno indossare vestiti succinti e il velo, introdotto il criterio dell’umiliazione, che il ministro Valditara considera “fattore fondamentale della crescita e della costruzione della personalità”. Novità anche sull’educazione sessuale: dopo l’esonero di Paola Concia sarà affidata alle Suore Orsoline. Per il contrasto alle violenze di genere affidato un incarico al merito ad Andrea Giambruno per il suo prezioso consiglio di vita dato alle donne: “Se eviti di ubriacarti non trovi il lupo”. La storia verrà insegnata sulla base di un nuovo storytelling alternativo alla vecchia cultura di sinistra. I testi per costruire l’egemonia culturale della destra sono scelti dal ministro Sangiuliano, che però non li ha letti. Per la prima volta entra nella didattica la sovranità alimentare, saranno vietati i panini col kebab a merenda. Lollobrigida terrà il primo incontro in classe a Caivano. Per evitare nuove polemiche, la fermata “ad ministrum” del Frecciarossa sarà programmata: “Così sono certo di poter spiegare agli studenti la mia legge sulla carne coltivata”. Che ancora non esiste. 

Bersani: ““Quando si ha poca intelligenza bisognerebbe almeno usarla tutta”.

OTTOBRE. Il lavoro povero nobilita l’uomo. Dopo aver affossato la proposta delle opposizioni del salario minimo a nove euro, il Governo lancia la sua strategia per aumentare gli stipendi. Lollobrigida: “Non siamo in Unione Sovietica dove le paghe dovevano essere tutte uguali. Noi faremo correre la Nazione come il mio Frecciarossa per dare stipendi diversificati e più ricchi in base al merito. Prima gli italiani e dopo, siccome non siamo razzisti, anche alle badanti ucraine, alle infermiere di colore e alle massaggiatrici cinesi. Ai negri maschi per ora no. Ma loro li useremo soprattutto in agricoltura dove potranno cibarsi gratis sugli alberi”. Le agenzie però dicono che la crescita sarà zero virgola, che i salari italiani sono fermi da trent’anni, un terzo dei lavoratori guadagna meno di 15mila euro l’anno e l’Italia è il fanalino di coda in Europa. “E allora spieghino perché i ristoranti sono tutti pieni. Che poi i poveri mangiano a casa loro meglio dei ricchi”.

Bersani: “Il maiale non è tutto di prosciutto. Neanche se l’ammazza Lollobrigida”. 

NOVEMBRE. Far West Italia. Arrivano in porto anche la riforma della giustizia e le nuove misure per la sicurezza. Stop allo strapotere delle toghe rosse. Le carriere dei magistrati saranno divise: andranno avanti solo quelle di destra. Per quelli di sinistra verrà istituita una apposita “giustizia della mutua”. I giornali non potranno più pubblicare intercettazioni, mandati di arresto, i nomi degli indagati e i verbali di interrogatorio fino al terzo grado di giudizio. Per i “figli di”, varranno come prova a discapito le testimonianze dei padri. Tipo quelle di Grillo e La Russa: “Dopo averlo a lungo interrogato ho la certezza che mio figlio Apache non abbia compiuto alcun atto penalmente rilevante”. Per gli altri due figli, Geronimo e Cochis, nel caso di guai si sentirà direttamente Manitù. I poliziotti saranno liberi di girare armati fuori servizio, anche i sedicenni potranno avere un fucile e andare a caccia, ma si potrà sparare liberamente agli intrusi solo a una certa età. 

Bersani: “Quando gli scappa la frizione, gratta gratta viene fuori la destra fascista di sempre”. 

DICEMBRE. Dio, Patria e Famiglia. Il piatto piange. Dio è morto, la Patria pure e anche le famiglie non si sentono molto bene. Le guerre continuano, l’Italia è più povera, conta meno nel mondo e più isolata in Europa. Debiti tanti, soldi non ce n’è più. Però Wonder Meloni si è confermata “uomo dell’anno”. Nel senso che è stata in prima fila contro le donne. Tagli a “opzione donna”, niente parità salariale, niente congedo paritario per i genitori, niente nidi gratis, aumento dell’Iva su pannolini e assorbenti. Ma con una missione: fare figli. Sul resto non è andata meglio. Nelle tasche dei lavoratori pochi spiccioli in più e le solite paghe da fame, con l’inflazione che galoppa e senza più il reddito di cittadinanza per chi è ai margini. Poi tagli alla sanità pubblica, al welfare, niente fondi aggiuntivi per le disabilità e l’autosufficienza. In compenso ricchi e diseguaglianze in aumento. Così come l’evasione fiscale, favorita dalle politiche “contro il pizzo di Stato” e salita a 110 miliardi di euro. Non c’è da stare allegri. Ma presto verrà Natale tutto il mondo cambierà. Noi, nel frattempo, speriamo che ce la caviamo. 

Bersani: “Se bevi l’acqua non dimenticarti di chi ha scavato il pozzo”.

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