Più di 160 atleti irlandesi hanno firmato una lettera aperta per chiedere alla nazionale maschile di calcio della Repubblica d’Irlanda di boicottare la prossima partita internazionale contro Israele, mentre continua a crescere la crisi diplomatica tra i due Paesi.
La Repubblica d’Irlanda dovrebbe affrontare Israele due volte nelle prossime settimane nelle partite di qualificazione alla Nations League della Uefa: la prima il 27 settembre in Ungheria e la seconda il 4 ottobre in Serbia. Entrambe le partite si giocheranno a porte chiuse e in Paesi neutrali, dopo le proteste di giocatori e tifosi irlandesi contro il numero di vittime civili palestinesi nella Striscia di Gaza.
Il gruppo di attivisti Irish Sport for Palestine ha riferito lunedì, in un post sui social, che più di 160 esponenti dello sport irlandese hanno firmato una lettera indirizzata alla nazionale maggiore di calcio “chiedendo loro di agire collettivamente secondo coscienza e di rifiutarsi di partecipare alle prossime partite contro Israele”.
La vicenda arriva dopo che la Federcalcio israeliana ha duramente criticato il commissario tecnico dell’Irlanda, Heimir Hallgrímsson, per alcune dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana durante una conferenza stampa.
Hallgrímsson era stato interrogato dai giornalisti sulla difficoltà di mantenere i suoi giocatori concentrati sul calcio in vista delle prossime partite contro Israele, considerata la forte protesta dell’opinione pubblica irlandese.
“Non stiamo giocando con il genocidio, stiamo giocando contro il genocidio”, ha risposto. “Stiamo giocando contro Israele, non stiamo giocando con Israele”.
Le dichiarazioni hanno provocato una dura replica della Federcalcio israeliana, che lunedì ha pubblicato un messaggio sui social.
“Abbiamo contribuito al mondo e all’umanità in innumerevoli campi, ottenendo anche un numero impressionante di premi Nobel. Purtroppo non abbiamo ancora trovato una cura per la stupidità, l’ignoranza e l’ipocrisia dimostrate dall’allenatore della nazionale irlandese”, si legge nel messaggio. “Noi non stiamo giocando con l’ignoranza, l’ipocrisia e la stupidità. Stiamo giocando contro un allenatore che le incarna”.
Il governo irlandese è stato negli ultimi anni tra i più espliciti critici del governo israeliano per le sue operazioni militari a Gaza e negli ultimi due anni le tensioni diplomatiche tra i due Paesi sono arrivate a un punto di forte deterioramento.
Israele ha chiuso la propria ambasciata a Dublino nel dicembre 2024, dopo che l’allora ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva accusato l’Irlanda di adottare “politiche estremamente anti-israeliane”.
“Le azioni e la retorica antisemita utilizzate dall’Irlanda contro Israele sono radicate nella delegittimazione e nella demonizzazione dello Stato ebraico, oltre che nei doppi standard”, aveva dichiarato Saar.
La decisione era arrivata dopo che l’Irlanda aveva annunciato il proprio sostegno all’azione legale avviata dal Sudafrica contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia, nella quale Israele è accusato di aver commesso un genocidio contro i civili palestinesi a Gaza. Successivamente, il governo irlandese avrebbe formalmente aderito al procedimento del Sudafrica davanti alla Corte internazionale di giustizia.
Lo scorso anno, inoltre, alcuni membri della Federcalcio irlandese avevano approvato una mozione per chiedere alla Uefa, l’organismo che governa il calcio europeo, di sospendere Israele dalle proprie competizioni.
In una dichiarazione diffusa all’inizio dell’estate, tuttavia, la Football Association of Ireland aveva ribadito che la nazionale maschile irlandese avrebbe rispettato i propri obblighi e disputato le partite contro Israele nelle competizioni di qualificazione della Uefa.
“Pur riconoscendo la forza dei sentimenti espressi a sostegno della Palestina e in relazione alle prossime partite della Nations League maschile della Uefa, i membri riconoscono il profondo impatto che la mancata disputa delle partite avrebbe sul calcio irlandese nel suo complesso e sul suo futuro sviluppo e, di conseguenza, approvano che l’Associazione rispetti i propri obblighi e disputi tali incontri”, si legge nella dichiarazione.