La storia dei pirla e di Pirlo: quando nel nome del doppiopesismo si condanna la Russia ma non Israele
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La storia dei pirla e di Pirlo: quando nel nome del doppiopesismo si condanna la Russia ma non Israele

Insomma, la Russia sì, Israele no. Col criminale Putin solo sanzioni. Col criminale Netanyahu neanche un’ombra sanzionatoria. Alla faccia della coerenza.

La storia dei pirla e di Pirlo: quando nel nome del doppiopesismo si condanna la Russia ma non Israele
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

27 Luglio 2026 - 18.12


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Questa è la storia dei pirla e di Pirlo. Una classica storia italiana. La storia di un ipocrita doppiopesismo, di una politica che si fa bella quando le è più comoda, con tanto di megafono mediatico della stampa mainstream. Che Pirlo andasse o no bene per ricostruire una disastrata Nazionale di calcio e più in generale un movimento calcistico passato da un fallimento all’altro, è una discussione aperta, d’altro canto si dice e scrive che in Italia ci sono 60 milioni e passa di commissari tecnici, ognuno dei quali convinto di avere la ricetta giusta per riportare la Nazionale a giocarsi i Mondiali dopo tre umilianti assenze di fila. Ma questa, verrebbe da dire, è una chiacchiera da bar dello sport.

Non lo, invece, la ragione addotta per estromettere Andrea Pirlo dalla panchina azzurra prim’ancora che potesse sedervisi una volta.

La ragione che ha scatenato l’indignazione trasversale della politica è che il suddetto Pirlo ha un contratto con una società di scommesse russa.

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Apriti cielo! L’Italia non può avere come commissario tecnico un sodale di Putin! La Nazionale è l’immagine nel mondo dell’Italia e non può essere rappresentata da uno che si è venduto ai criminali russi, invasori dell’Ucraina! Vergogna, vergogna, ancora vergogna…Detto, fatto: Pirlo non sarà il nuovo allenatore della Nazionale. L’onore del Belpaese è stato salvaguardato. La colpa del fu selezionatore Nazionale  è di avere un contratto di sponsorizzazione con Fonbet, una società di scommesse sportive russa. Lo stesso Pirlo ha fatto intendere che è questo il motivo per cui alla fine non sarà allenatore della Nazionale. A Pirlo è stato contestato sia di promuovere un marchio di scommesse, cosa che in realtà è estremamente comune nel calcio, sia soprattutto di promuovere un’azienda russa. Pirlo, infatti, è “global ambassador” di Fonbet, che è il principale bookmaker russo. Secondo i media italiani, la ragione è che tra i principali azionisti della società c’è Sergey Lomakin, oligarca russo e presidente e proprietario dello United FC, la squadra del campionato degli Emirati Arabi Uniti che Pirlo allena.

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Che la politica c’entri sempre con lo sport è come scoprire l’acqua calda. Basta pensare, solo per rimanere al presente, il tronfio presidente degli Stati Uniti che si accolla il merito della riuscita dei Mondiali appena conclusisi (peccato per lui che ad aver vinto la coppa sia stata la Spagna dell’odiato Sánchez), con accanto il suo servitore plaudente Gianni Infantino, il presidente della Fifa, che Trump ha candidato a segretario generale delle Nazioni Unite.

Bene, anzi male. Perché se si vuole essere davvero seri bisognerebbe avere un comportamento lineare, coerente, e non essere indignati a giorni e vicende alternati.

La politica italiana ha chiesto e ottenuto la testa (calcistica) di Pirlo per il suo rapporto con la società di scommesse sportive russa. Non si possono avere legami diretti o indiretti con qualunque società, ente etc., che riporti allo Russia del criminale del Cremlino.

Bene, anzi malissimo. Perché con rare eccezioni, la politica non ha usato la stessa determinata indignazione, quando la Nazionale di calcio ha giocato, nel girone di qualificazione dei Mondiali, con Israele. In pochi, e tra questi il grande vecchio presidente dell’Associazione nazionale allenatori Renzo Ulivieri, hanno avuto il coraggio di sostenere che quella partita non si doveva giocare o, quantomeno, che l’Italia avrebbe dovuto mostrare, anche se simbolicamente, la critica verso un Paese, Israele, che stava massacrando i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, e dare un segno di vicinanza al martoriato popolo palestinese.

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Ovviamente la partita si è giocata. Ovviamente stampa mainstream e programmi televisivi hanno difeso questa scelta sostenendo, ipocriti, che la politica non deve mai invadere il campo di calcio o qualunque luogo ed evento sportivo.

Insomma, la Russia sì, Israele no. Col criminale Putin solo sanzioni. Col criminale Netanyahu neanche un’ombra sanzionatoria. Alla faccia della coerenza.

Questa è la storia dei pirla e di Pirlo. Una storia italiana.

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