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Il virologo Menichetti: "I monoclonali arma importante e sottovalutata"

Il primario di Malattie infettive all'ospedale di Pisa: "Molti continuano a ritenere i monoclonali un oggetto misterioso, qualcosa da riservare solo ai pazienti immunocompromessi"

Il virologo Menichetti
Il virologo Menichetti

globalist

5 Ottobre 2021 - 19.29


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“Disporre di una pasticca antivirale che può essere assunta dal paziente a casa cambia lo scenario e la prospettiva assistenziale, però, al di là degli annunci, noi attendiamo di conoscere il parere delle agenzie regolatorie sugli antivirali. Mentre i monoclonali a nostro avviso rimangono uno strumento di estrema importanza”.

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Lo dice il virologo Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive all’ospedale di Pisa.

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“Quella con i monoclonali – rileva l’esperto – è un’immunoterapia passiva che in Italia non ha ricevuto l’attenzione che probabilmente avrebbe meritato perché – ricorda – siamo sui 10mila trattamenti in 7 mesi che sono veramente pochi, considerando che il 75% di questi trattamenti sono stati eseguiti solo in 3 regioni: Veneto, Lazio e Toscana. Quindi – evidenzia Menichetti – si conferma la forte distonia e disparità nelle 21 sanità regionali e anche un diverso atteggiamento dei medici nei confronti di questo presidio, perché i monoclonali – spiega il virologo – richiedono una segnalazione tempestiva dei nuovi infetti da parte del territorio: medici di base e Uscar. E laddove c’è una buona rete di connessione territorio-ospedale si riescono a fare numeri consistenti (noi a Pisa ad aprile abbiamo fatto 300 trattamenti)”.

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“Però – chiarisce – devi crederci e ti devi ben organizzare e intercettare gli infetti nei primi giorni di infezione perché il monoclonale serve per bloccare l’evoluzione della malattia. Invece non sono molto valorizzati dai colleghi. Molti continuano a ritenere i monoclonali un oggetto misterioso, qualcosa da riservare solo ai pazienti immunocompromessi quando in realtà hanno anche un’attività importante contro la variante Delta”. 

 Ma in futuro i monoclonali potrebbero essere usati anche a casa in alternativa o insieme agli antivirali. “Noi stiamo completando la sperimentazione del monoclonale di ‘Toscana Life Sciences’ un monoclonale intramuscolare che – spiega Menichetti – è una terapia potenzialmente domiciliare e laddove la sperimentazione clinica ne confermi l’efficacia, sarà un’alternativa all’antivirale se non addirittura un farmaco da considerare in particolari situazioni come in sinergia. Ci potrebbe essere anche un uso combinato dell’immunoterapia e dell’antivirale”.

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Insomma “avere a disposizione presidi terapeutici mirati ed efficaci, è una buona notizia, averne più di uno è una notizia ancora migliore.

Però ricordando sempre – ammonisce Menichetti – che queste notizie devono essere ben sostenute dalle evidenze scientifiche che passano al vaglio delle agenzie regolatorie”.

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