Ippolito tranquillizza: "La pianificazione delle vaccinazioni non è compromessa"
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Ippolito tranquillizza: "La pianificazione delle vaccinazioni non è compromessa"

Il componente del Comitato tecnico scientifico: "Non tutti i vaccini sono stati approvati nei tempi previsti. Quando le quantità attese non vengono consegnate è necessario rimodulare i programmi"

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma
Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma
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24 Gennaio 2021 - 10.07


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La preoccupazione e l’irritazione è tanta. C’è parua dell’aumento delle varianti e perché la voglia di normalità è tanta.
“Non disperiamo. Abbiamo il tempo per riprenderla. La pianificazione della campagna vaccinale è stata effettuata sulla base di una potenziale disponibilità di dosi in un dato momento. Purtroppo non tutti i vaccini sono stati approvati nei tempi previsti. Inoltre, quando le quantità attese non vengono, come sta accadendo, consegnate è necessario rimodulare i programmi e l’Italia lo sta facendo”.
Lo ha affermato Giuseppe Ippolito, componente del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista al quotidiano ‘Il Corriere della Sera’, sottolineando che “sono difficoltà che andavano messe in conto. Ci troviamo in uno scenario di emergenza. I vaccini di Moderna e Pfizer, gli unici due approvati in Europa, utilizzano tecnologie innovative. I ritardi erano preventivabili”.
“Il Paese, anche se con differenze da regione a regione, è stato in grado di attivare una macchina per vaccinare nei tempi dovuti tutte le popolazioni previste dal piano. Speriamo che questo consenta di recuperare il tempo perduto a causa dei ritardi che rendono molto arduo l’obiettivo fissato dalla Commissione Europea di vaccinare in tutti i Paesi il 70% della popolazione in età adulta”.
«Al momento non ci sono evidenze che le varianti recentemente identificate abbiano un impatto negativo sulla campagna vaccinale o rendano i vaccini inefficaci. Come per altre infezioni alcune varianti potrebbero eludere le risposte immunitarie innescate da vaccini e precedenti infezioni. Per questo sono necessari studi di laboratorio su popolazioni numericamente consistenti valutando, – ha aggiunto Ippolito – non solo la capacità degli anticorpi sviluppati dopo il vaccino di neutralizzare le varianti in vitro, ma anche gli effetti sul sistema immunitario. Bisognerà indagare. Anche per questo occorrono ricerche. In ogni caso l’utilizzo di una strategia vaccinale che dia una copertura limitata espone sicuramente al rischio di mutazioni, un altro motivo a supporto della necessità di cicli vaccinali completi”

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