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L'infettivologo Rezza: "Siamo ancora in piena epidemia ma c'è troppa euforia in giro"

Il direttore del dipartimento Malattie infettive dell'istituto superiore di Sanità a proposito dell'avvio graduale della fase due.

Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità
Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità

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5 Maggio 2020 - 10.03


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In effetti qualcuno si comporta come se il virus non fosse più tra noi ma siamo ancora nel pieno dell’epidemia: “Partiamo sempre da un elemento: i casi positivi che compaiono oggi nei dati sono risalenti a contagi di qualche settimana fa. Il problema è capire cosa succede ora. Per consolidare questi risultati bisognerebbe essere molti cauti. Io sono molto preoccupato per due motivi. C’è un effetto di mobilità della popolazione che un minimo di rischio lo comporta. Fino ad oggi abbiamo vissuto in una campana di vetro, la trasmissione del virus era solo intra familiare o in strutture come le Rsa. E poi mi spaventa l’effetto euforia”.
Lo ha detto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’istituto superiore di Sanità a proposito dell’avvio graduale della fase due.
Osserva Rezza: ”Qual è la percezione della gente? È disposta a mantenere comportamenti sicuri, dal distanziamento al lavaggio frequente delle mani fino ad indossare le mascherine? Se invece le persone pensano “vabbè, abbiamo scampato il pericolo” allora è un problema”. ”Il pericolo – sottolinea – non è scampato, il virus e sempre in agguato. Bisogna essere prudenti e graduali nella ripresa. E poi c’è quello che deve fare la sanità pubblica”.
Sugli spostamenti da Nord a Sud avverte: ”Mi preoccupano. Spero non sia un esodo biblico. I governatori del Sud hanno chiesto un isolamento domiciliare per chi rientra. Spero prevalga buon senso, responsabilità e desiderio di non mettere a rischio un proprio familiare. Occhio all’uso dei mezzi pubblici: chi può, prosegua con il telelavoro, è assolutamente produttivo”. E conclude: ”Non posso essere ottimista fino a quando il virus è in giro e non c’è un vaccino”.

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Siamo ancora in piena epidemia

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”Non siamo assolutamente fuori dall’epidemia. Ci siamo ancora dentro. Non vorrei che venisse a mancare la percezione del rischio e che riprenda il naturale corso delle aggregazioni”.

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Lo dice intervistato dal Corriere della Sera, Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell’istituto superiore di Sanità a proposito dell’avvio graduale della fase due. ”Siamo – osserva – in trepida attesa. Dopo la Cina, l’Italia ha attuato il lockdown più intransigente del mondo occidentale, non paragonabile a quelli più soft di Francia e Spagna. Ci troviamo a sperimentare una nuova situazione. Avremmo preferito muoverci sulla base di altre esperienze”.
Per Rezza, ”Tornare a un secondo lockdown nazionale sarebbe disastroso da tutti i punti di vista”. In merito alla strategia da seguire in caso di nuovi contagi afferma: ”Fare chiusure frammentate, creare tante zone rosse anche di minima ampiezza. Blindare subito le aree regionali colpite da focolai in modo da soffocarli sul nascere. Nella fase 1 hanno funzionato. I blocchi a termine sono efficaci e più digeribili dalla popolazione”.
”Si è cercato – sottolinea il dirigente dell’Iss – di regolamentare tutti gli ambiti della ripresa delle attività ma il fatto che si creino maggiori occasioni di contatto fra le persone è un elemento che favorisce la trasmissione”. ”Si è cercato – sottolinea il dirigente dell’Iss – di regolamentare tutti gli ambiti della ripresa delle attività ma il fatto che si creino maggiori occasioni di contatto fra le persone è un elemento che favorisce la trasmissione del virus”. E conclude: ”Pensiamo ai trasporti dove per quanto si usino tutte le cautele possibili si creano inevitabilmente delle interazioni tra uomini”.

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