Media e salute: un rapporto problematico
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Media e salute: un rapporto problematico

Specie nel campo della medicina, il dovere di cronaca deve rispettare il diritto del lettore a ricevere informazioni attendibili e utili. Il caso del Soylent.

Media e salute: un rapporto problematico
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13 Giugno 2014 - 12.41


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di Giorgio Dobrilla*

È doveroso che i quotidiani trattino anche di medicina, ma gli articoli che riguardano la salute dovrebbero essere calibrati, perché il dovere di cronaca deve rispettare il diritto del lettore a ricevere informazioni attendibili e utili.

Un primo problema al riguardo, è quello della pubblicità (specie di prodotti parafarmaceutici) che anche un giornale serio deve ospitare se vuol sopravvivere. E pazienza, ma si potrebbe almeno evitare che le informazioni scientifiche relative alla salute siano mescolate alle pagine pubblicitarie. Questa furbata (adottata pure dai più prestigiosi quotidiani!) conferisce infatti una falsa patente di scientificità al messaggio promozionale.

Per il pubblicista che scrive di medicina un secondo problema è la verifica dell’attendibilità delle fonti. Questione non semplice, perché il cronista (spesso oberato e malpagato!) non può essere onnisciente. Eppure, quando si tratta di salute, due regole i giornali se le potrebbero dare a tutela dei lettori. La prima è di non ospitare informazioni generiche, tipo “il vino fa bene alle coronarie” o “il peperoncino cura il colon irritabile”, o “bene la papaia per il Parkinson”. Veridicità a parte, è impossibile prescindere dal binomio “quando e quanto”: quanto vino, quanto peperoncino, quante papaie e quanto a lungo? Senza il “quanto e quando e per quanto tempo” l’informazione diventa inutile.

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L’altra regola è quella di evitare l’alibi della cronaca imparziale. Esempio? Giorni fa un importante quotidiano nazionale riprende su 5 colonne la notizia che Rob Rhinehart, non medico ma ingegnere di 25 anni, ha inventato il cocktail Soylent (nome ispirato dal film del ‘73 “2002: I sopravvissuti”), ricco delle 40 sostanze nutritive di cui, secondo l’ingegnere, un uomo ha bisogno. Ogni beverone di Soylent, che si vende come ipocalorico e privo di carcinogeni alimentari (?), costa 4 dollari, per cui la spesa alimentare si ridurrebbe per l’ingegnere da 400 a 70 dollari al mese. Sui media non mancano poi dichiarazioni deliranti del tipo: “mai più ristoranti”, “scomparsa dei panifici” “addio ai fruttivendoli”. Un articolo così, per chi scrive, non dovrebbe essere pubblicato con tale evidenza.

Non occorre essere nutrizionisti per sollevare tre semplici quesiti: 1. Competenze mediche strabilianti di un ingegnere o abuso di professione medica? 2. É pensabile l’assunzione a vita di un cocktail insapore che priva del gratificante gusto del cibo? 3. Come ignorare che nutrendosi con un cocktail liquido, anche una “banale” stitichezza diventerebbe un dramma? Il colon senza residui intra-luminali perde infatti la funzione motoria e si atrofizza. Insomma, la salute è un tema delicato e una news come quella del Soylent non dovrebbe occupare 5 colonne di un giornale, specie se senza il commento critico di un esperto.

*primario gastroenterologo emerito dell’Ospedale regionale di Bolzano

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