di Carlo Cotticelli
Il fronte del no stravince il referendum oltre le previsioni, facendo registrare alla Meloni la prima vera battuta di arresto da trenta mesi a questa parte. Una vittoria in tutte le grandi città, che ha visto il sì prevalere solo nel Triveneto, con una grande partecipazione popolare.
Le motivazioni sono tante: la crisi economica, le guerre in corso nel mondo, le questioni etiche emerse nel governo, non ultimo il caso Dal Mastro, una campagna referendaria condotta in maniera scriteriata dal fronte del sì facendolo diventare un referendum sul governo. Tuttavia va considerato che l’elettore medio italiano non vuole cambiare la Costituzione, così come era già accaduto nel 2006 e nel 2016, ovvero nei due referendum confermativi chiesti da Berlusconi e Renzi, che furono bocciati dagli elettori. La Costituzione può essere cambiata solo se c’è accordo tra le forze politiche di maggioranza e opposizione; altrimenti qualsiasi riforma si blocca.
Quindi una grande vittoria per il fronte del no e per la segretaria del PD Schlein, che insieme agli altri leader dell’opposizione si è battuta per questo referendum, cercando ostinatamente l’unità nel campo progressista e coinvolgendo forze del mondo dello spettacolo e culturali. Ma ora inizia la parte più difficile, ovvero unire il campo progressista su posizioni comuni, cercando anche di applicare la Costituzione e non diventare solo un “votificio”, con le primarie che poi diventano solo una conta interna, ma cercare di coinvolgere l’intero elettorato per creare una vera alternativa credibile e duratura, sia in campo di politica economica che in quello della sicurezza, esprimendo posizioni chiare in politica estera ed evitando di essere un carrello elettorale che può vincere ma anche sciogliersi come neve al solo apparire della prima curva.
Tornando al referendum, deve far riflettere come ancora una volta si palesi la differenza nel voto tra la parte più produttiva del Paese e il resto d’Italia, come avviene ormai da decenni, con la differenza di voto tra grandi città, favorevoli al no, e le province più sensibili al sì, dimenticando poi il senso del referendum, che invece riguardava la giustizia e restituire la giusta simmetria tra difesa e accusa. Ma tutto questo è scomparso nella campagna referendaria, facendolo diventare un conto contro il governo o a favore.