Referendum giustizia, il fronte del No avverte: riforma rischia di indebolire equilibri e diritti costituzionali
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Referendum giustizia, il fronte del No avverte: riforma rischia di indebolire equilibri e diritti costituzionali

La consultazione referendaria del 22 e 23 marzo entra nel vivo e il Partito democratico alza i toni, caricando l’appuntamento di un forte valore politico e istituzionale.

Referendum giustizia, il fronte del No avverte: riforma rischia di indebolire equilibri e diritti costituzionali
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22 Febbraio 2026 - 22.41


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La consultazione referendaria del 22 e 23 marzo entra nel vivo e il Partito democratico alza i toni, caricando l’appuntamento di un forte valore politico e istituzionale. A interpretare il clima che cresce tra i dem è il capogruppo al Senato, Francesco Boccia, che definisce il voto «La scelta più importante della legislatura». E aggiunge: “Il referendum – sottolinea – non è uno scontro tra destra e sinistra, ma un passaggio decisivo sull’equilibrio tra i poteri e sulla qualità della nostra democrazia costituzionale”.

Con l’avvicinarsi del voto, la campagna entra nella fase più accesa e si moltiplicano i confronti pubblici. Mercoledì prossimo a Palermo è previsto il faccia a faccia tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il leader del M5s Giuseppe Conte. Un altro dibattito è in programma per il 17 marzo su Sky tra Nordio e il presidente del Comitato Giusto dire No, Enrico Grosso.

Dal centrodestra arriva il tentativo di depoliticizzare il quesito. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani insiste: “Non è un referendum sul governo ma per una giustizia giusta”. Sulla stessa linea anche Fratelli d’Italia, con il ministro Tommaso Foti, che invita a valutare la riforma nel merito. “La sinistra – controbatte Foti – ha tutto l’interesse a creare confusione perché, nel merito, questo referendum vede larga parte dell’elettorato di sinistra, non solo di centrodestra, favorevole alla riforma. La separazione delle carriere è stato un tema trasversale nell’arco politico italiano. Si preferisce buttarla in politica e far diventare questo appuntamento un referendum contro Meloni”.

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A rilanciare lo scontro è anche il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, che prova a spostare la pressione sul fronte opposto: “Se vince il Sì rischia di saltare il campo largo, perché a sinistra comincerà lo sport in cui sono più bravi, cioè farsi del male da soli. Inizierà la resa dei conti e tutti quelli che sono stati ‘costretti’ a votare No, come ad esempio i riformisti dem, verranno allo scoperto”.

Intanto nella maggioranza si osservano con attenzione i sondaggi, che segnalano un No in crescita. Ma dal centrodestra arriva un messaggio rassicurante sulla tenuta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. “Da noi non succede nulla, escludo le elezioni anticipate”, assicura Lupi.

Dal fronte opposto, Conte alza i toni sui social: “Non facciamoci fregare, votiamo No al referendum salva-casta”. Nel video pubblicato online, intitolato “Ma come si fa a mentire così?”, il leader pentastellato mette a confronto alcune dichiarazioni. Prima quelle della senatrice Giulia Bongiorno, che in Aula afferma che nessuno “ha detto che questa riforma incide sui tempi e l’efficienza della giustizia”, poi quelle della premier Meloni, secondo cui con la riforma si avrà “una giustizia più efficace”.

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Preoccupazione arriva infine dall’Associazione nazionale magistrati. Il presidente Cesare Parodi avverte: “Ho un’assoluta certezza – sottolinea in un’intervista -, che verranno individuati i casi di vera o presunta mala giustizia, che saranno utilizzati strumentalmente per denigrare l’immagine della magistratura e convincere le persone a votare sì”.

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