Vedere politici di primo piano come il presidente della regione Lazio Francesco Rocca e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli presenziare a una commemorazione funebre fra saluti romani, croci celtiche, e cori fascisti, non è stato uno spettacolo edificante.
In un paese con un po’ di amor proprio, saremmo tutti mobilitati per chiederne le dimissioni.
Nell’Italia meloniana, l’opinione pubblica è ormai assuefatta e l’informazione fin troppo impigrita. Fatto sta che Rampelli e Rocca il 7 di gennaio hanno partecipato alla solita baracconata che si tiene ogni anno a via Acca Larenzia, nel quartiere tuscolano di Roma, per commemorare due ragazzi del Fronte della Gioventù uccisi nel 1978 da militanti di estrema sinistra.
D’altronde, l’Italia è il paese in cui lo sdegno pubblico per le propensioni dichiaratamente fasciste del presidente del senato Ignazio La Russa è durato un battito d’ali. Per non parlare della sottosegretaria all’istruzione Paola Frassinetti che in passato festeggiava la ricorrenza della marcia su Roma, o del responsabile della comunicazione istituzionale dello stesso Rocca, l’ex cantante Marcello De Angelis, costretto a dimettersi un paio di anni fa per aver messo pubblicamente in dubbio la responsabilità dell’eversione nera nella strage alla stazione di Bologna.
Peraltro, l’elenco di personaggi in vari modi afferenti alla maggioranza di governo, soprattutto Fratelli d’Italia e Lega, che non nascondono le loro simpatie per il fascismo storico, o per l’eversione nera che ha funestato la storia della prima repubblica, potrebbe continuare.
Si pensi alle inchieste Lobby nera e Gioventù meloniana andate in onda su La 7, pressoché ignorate sia dall’opinione pubblica, sia dal governo stesso. Uno su tutti, Carlo Fidanza, il capodelegazione di Fratelli d’Italia al parlamento europeo, nonché amico personale della presidente del consiglio Giorgia Meloni.
È di un mese fa la sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano ha comminato tredici condanne a 4 mesi per altrettanti militanti di estrema destra, accusati nel 2018 di “manifestazione fascista”, in occasione del corteo che si tiene ogni anno in memoria di Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù ucciso da militanti di Avanguardia Operaia nel 1975. La sostituta pg Olimpia Bossi ha parlato di “formazioni paramilitari” e di “pericolo per l’ordinamento costituzionale”.
Senza bisogno di chiamare in causa la dodicesima disposizione transitoria della nostra Costituzione, la legge Scelba, o la Legge Mancino, sarebbe sufficiente appellarsi al buonsenso: il governo di un paese liberal-democratico non dovrebbe avere nulla a che fare con idee in qualsiasi modo riconducibili al fascismo, né con persone a vario titolo legate alla militanza in formazioni filofasciste di estrema destra.
Purtroppo, Fratelli d’Italia non ha mai fatto mistero di riconnettersi direttamente all’eredità politica del Movimento Sociale Italiano, partito nato nel 1946 in diretta continuità con la Repubblica Sociale Italiana, nonostante qualche illuminato intellettuale nostrano ancora predichi di “svolta conservatrice”, “moderazione” e “liberalismo” in riferimento all’indirizzo programmatico del partito di maggioranza.
Di “moderato” l’attuale governo ha ben poco, e naturalmente non riguarda l’impalcatura ideologica identitaria, nazionalista e antidemocratica.
Riguarda piuttosto l’atlantismo fin troppo mite e accondiscendente, frammisto alla pacata subordinazione ai dettami dell’UE quanto al riarmo e al patto di stabilità. “Moderato”, per non dire assente, è anche l’afflato sociale della destra di Giorgia Meloni, che di certo non ha alcuna volontà di combattere le disuguaglianze socioeconomiche sempre crescenti, perseguendo una politica economica iperliberista e ispirata all’austerity più che al welfare, in barba alla propaganda meloniana contro i poteri forti.
Insomma, sperare che la destra italiana diventi una destra presentabile, costituzionale, con una classe dirigente altrettanto dignitosa, dalle salde convinzioni democratiche e dalle inattaccabili competenze storiche, sembra davvero il sogno di un bambino.