Calenda: "Il governo Meloni è in confusione totale, gli elettori si stancano presto degli influencer..."
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Calenda: "Il governo Meloni è in confusione totale, gli elettori si stancano presto degli influencer..."

Carlo Calenda contro Giorgia Meloni: "Per andare a Palazzo Chigi devi promettere mari e monti e quando ci arrivi continui ad avere la stessa modalità di comunicazione da influencer, ma dopo un po' gli elettori si rompono le scatole". 

Calenda: "Il governo Meloni è in confusione totale, gli elettori si stancano presto degli influencer..."
Carlo Calenda
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24 Maggio 2024 - 10.17


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Carlo Calenda, intervistato dal Corriere della Sera, non ha risparmiato dure critiche nei confronti del governo Meloni, impantanato sulla questione del cosiddetto redditometro.

«Il governo è in uno stato di confusione totale. Sa che deve trovare dai venti ai trenta miliardi per la prossima manovra ma ha sempre strizzato l’occhio all’evasione fiscale e quindi non può cambiare linea. Leo è una persona seria: il redditometro, così come ha funzionato oggi, non va bene perché ha generato solo 85mila verifiche, però il principio esiste in tutto il mondo e un Paese che ha il doppio dell’evasione fiscale media dei paesi Ocse dovrebbe averlo». 

«Tutte le parabole discendenti dei premier degli ultimi dieci anni sostanzialmente sono simili. Derivano dal fatto che per andare a Palazzo Chigi devi promettere mari e monti e quando ci arrivi continui ad avere la stessa modalità di comunicazione da influencer, ma dopo un po’ gli elettori si rompono le scatole». 

«In estrema sintesi, la crisi deriva da questo fatto: gli italiani vogliono leader come Meloni o Salvini quando devono votare e poi a Palazzo Chigi preferiscono Gentiloni e Draghi, che sono gli unici due che sono usciti da lì con una percentuale simile a quella che avevano quando sono entrati».

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«Ma in particolare quello che rischia di determinare la crisi della Seconda Repubblica e di Meloni è la questione del potere d’acquisto dei salari. Con l’inflazione hanno avuto una botta definitiva per cui oggi la platea dei lavoratori in sofferenza è amplissima». 

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