Migranti, la balla dell'invasione in tempi elettorali
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Migranti, la balla dell'invasione in tempi elettorali

Non c’è “nessuna emergenza numerica”, come ripete il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Flavio Di Giacomo, rimarcando quanto “oltre l’80% dei migranti africani resti in Africa”.

Migranti, la balla dell'invasione in tempi elettorali
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

5 Settembre 2022 - 16.26


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Viviamo in tempi in cui la percezione è la realtà. Tempi in cui la narrazione piega e violenta i fatti. Tempi nei quali la propaganda “narcotizza” l’informazione. Se poi è tempo di elezioni, questa degenerazione si amplifica a dismisura. Su un tema, in particolare: quello dei migranti.

Ma dov’è l’invasione…

“Poi a un certo punto, sincronizzata puntualmente col disagio economico, salta fuori l’invasione dei migranti. Salta fuori nella retorica securitaria dei partiti di centro-destra, ma torna anche, sempre più spesso, nel discorso degli altri, i progressisti, i teorici della società aperta, quelli che, più o meno loro malgrado, finiscono, per accodarsi alla narrativa mainstream. Succede così che in questi giorni di previsioni funeste per l’autunno in agguato due quotidiani illuminati come il francese Le Monde e lo spagnolo El Pais dedichino il titolo di apertura e le pagine a seguire alla quintessenza della paura sociale, “L’Europe face à un retour massifdes migrants” e “La migración irregular a Europa crece al mayorritmo desde 2016”. D’impatto, non c’è che dire, tanto le foto quanto la grafica dei flussi a tenaglia tra la Sicilia e Trieste. Peccato che, ancora una volta, i conti non tornino.

Non tornavano neppure all’inizio di luglio, quando l’ancora in sella premier Mario Draghi confidava al “dittatore necessario” Recep Tayyip Erdogan come l’Italia, “paese aperto”, avesse raggiunto il limite dell’accoglienza. E oggi, al termine di quella bella stagione che tanto si presta all’attraversamento del Mediterraneo, tornano ancora meno. Dati ufficiali alla mano infatti, a quattro mesi dalla fine del 2022 risultano sbarcate sulle nostre coste 56.210 persone, meno di un terzo delle 181.436 del 2016 e la metà esatta rispetto al 2017. Poi certo, c’è in mezzo il 2019 di quota 11.471, ma, con buona pace dell’allora ministro dell’interno Matteo Salvini, quel risultato dipese assai più dalla tragica guerra in Libia e dall’impossibilità di fuggire via mare superando i mille check point dei miliziani che dai pur durissimi decreti sicurezza varati dal suo Viminale.

Non c’è insomma “nessuna emergenza numerica”, come ripete il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), Flavio Di Giacomo, rimarcando quanto “oltre l’80% dei migranti africani resti in Africa”. Non c’è in Europa, dove e per fortuna all’indomani dell’invasione russa sono stati accolti senza colpo ferire oltre 9 milioni di profughi ucraini, né tantomeno in Italia, dove esiste invece, concretissima, una grave emergenza umanitaria nell’hotspot di Lampedusa, angusto collo di bottiglia organizzativo che, nel Mediterraneo precluso ormai quasi del tutto al soccorso delle ong, ha assorbito finora il 40% degli sbarchi, al netto di 14.157 migranti intercettati in sei mesi dalla guardia costiera libica e riportati a terra. […]C’è una sola vera teoria pseudo-matematica nell’intero corpus delle scienze sociologiche e si chiama “il teorema di Thomas”, dice che “se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse saranno reali nelle loro conseguenze”, dice cioè che la percezione di un pericolo produce conseguenze reali indipendentemente da quanto reale sia quel pericolo. Ecco perché l’invasione dei migranti salta fuori regolarmente allo scoccare di ogni crisi economica e all’approssimarsi di un voto. Una squadra butta la palla in tribuna e detta i tempi all’altra. Anche se i conti non tornano”.

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Così Francesca Paci su La Stampa. Semplicemente ineccepibile.

L’emergenzialismo securitario

“L’immigrazione in Italia viene costantemente affrontata come una questione emergenziale. E proprio per questo motivo gli hubsono sovraffollati, la gestione dei migranti in arrivo è superficiale e mal organizzata nonostante numeri che, se analizzati lontani dalla propaganda politica, risultano essere contenuti. “A Lampedusa non c’è un’invasione”. “Continuare a fare campagne elettorali sulla pelle della povera gente è immorale. Il problema è dentro il centro, il problema è il trattamento disumano, vergognoso e inaccettabile che riserviamo a chi dopo aver attraversato il deserto e subìto violenze e torture nei campi di concentramento in Libia arriva in Europa”. Così Pietro Bartolo,europarlamentare ed ex responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa. “In un mese abbiamo accolto 5 milioni di profughi ucraini e per poche migliaia, invece, si grida all’invasione. In 30 anni a Lampedusa ne sono arrivati 350mila. Ecco i numeri di cui parliamo.

 La verità è che ci sono profughi di serie A e di serie B. Lo dimostra quello che accade in Polonia, che ha accolto più di 2 milioni di profughi provenienti dall’Ucraina, mentre nella foresta al confine con la Bielorussia, ci sono ancora 600-700 persone, famiglie, uomini, donne e bambini, anch’essi profughi ma senza diritti. E’ evidente che si tratta di una discriminazione e di razzismo. Serve una politica lungimirante”.  D’altronde, non si può fermare chi fugge da guerre, torture e povertà “né con muri né con i fili spinati, né lasciandoli morire in mezzo al mare. Queste persone non hanno alternativa. Una soluzione potrebbe essere quella delle vie di accesso legali: “Con i corridoi umanitari eviteremmo di far morire così tante persone, uomini, donne e bambini annegati nel Mediterraneo e che abbiamo sulla coscienza e di cui forse un giorno dovremo rispondere. E allo stesso tempo toglieremmo ‘potere’ ai trafficanti di esseri umani. 

Continuare a pagare Paesi terzi per bloccarli, oltre che ingiusto e immorale, si è rivelato anche inutile perché continuano ad arrivare. Il fenomeno migratorio è strutturale, non c’è alcuna emergenza e per affrontarlo bisogna sedersi attorno a un tavolo. La migrazione è un’opportunità per un’Europa in difficoltà anche dal punto di vista demografico e che tra 20 anni sarà una grande Rsa. Diamo loro la possibilità di arrivare legalmente e di integrarsi, invece di restare schiavi senza diritti e identità. E’arrivato il momento di smetterla con la cultura dell’odio. Non c’è alcuna invasione”, rimarca l’europarlamentare. E ancora: “Ogni volta che c’è odore di elezioni viene fuori il problema dell’immigrazione, che viene ingigantito ed enfatizzato quando invece i numeri sono quelli di ogni anno, certo con delle difficoltà nei trasferimenti, ma non ci sono numeri da invasione. Se le destre dovessero andare al governo sarà un momento critico perché nelle loro idee, come dice la Meloni c’è il blocco navale che forse non sa neanche che significa”. “Quando dicono che hanno ridotto le morti in mare – conclude Bartolo rispondendo ad una domanda dell’AdnKronos – non ci dicono che fine fanno quelle persone che vengono lasciate dall’altra parte, ovvero, torturate, umiliate, violentate ed anche uccise”.

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Un’analisi perfetta

E’ quella di Marco Trovato, direttore editoriale Rivista Africa.

Scrive Trovato: “Nell’immaginario collettivo, la parola “immigrato” evoca una persona povera e dalla pelle scura che sbarca sulle coste italiane. Eppure la gran parte degli immigrati non è giunta via mare e i subsahariani rappresentano solo il 15% degli stranieri in Italia (le comunità più numerose provengono da Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina). Il linguaggio tradisce gli stereotipi, come avviene del resto con il termine “extracomunitario” (non appartenente all’Ue), che mai verrebbe associato a uno svizzero o statunitense.

Meno di un immigrato su tre è musulmano, eppure leader politici e commentatori agitano la minaccia islamica all’identità nazionale. Mettono in guardia dalla “emergenza sbarchi” benché i numeri li smentiscano: nel 2021 gli arrivi sono stati 67.040, nulla di inaudito (nel 2014-18 se ne registrarono tra i 110.000 e i 180.000 l’anno).

Ben altro dovrebbe scandalizzarci: le tragedie nel Mediterraneo (benché il flusso dei migranti sia diminuito, il tasso di mortalità delle traversate è cresciuto), gli accordi vergognosi siglati dal nostro governo con la Libia e dalle autorità europee con la Turchia, i muri coi fili spinati presidiati dai militari e l’uso della forza per respingere i migranti ai confini dell’Unione, in spregio al rispetto dei diritti umani.

Sbraitano contro “l’invasione dei migranti” a dispetto dell’evidenza. In Italia abbiamo circa cinque milioni e mezzo di stranieri, una quantità largamente assorbibile, peraltro equiparabile al numero di italiani emigrati e attualmente residenti all’estero: l’Italia non ha problemi di invasione, semmai di… evasione dei suoi giovani. Oltretutto chi arriva nel nostro Paese non è il più povero: il viaggio costa, è un investimento che in pochi possono permettersi.

Il 93% degli emigrati subsahariani non lascia il continente: cerca fortuna in altri Paesi africani, il più delle volte rimane nella propria regione. Sudafrica, Nigeria e Costa d’Avorio sono più attraenti e facili da raggiungere, ma la sindrome dell’assedio di cui soffriamo stravolge la nostra percezione. Il guaio è che nel dibattito pubblico il fenomeno migratorio viene spesso ridotto ad argomento da rissa. Contano le urla isteriche, la propaganda intrisa di pregiudizi, le fake news. C’è da scommetterci: passata l’emergenza sanitaria, ritorneranno le speculazioni politiche sulla minaccia straniera.

Ci ostiniamo a interrogarci su come frenare l’arrivo dei migranti. Ma la domanda da porci è un’altra: possiamo fare a meno di loro? La risposta è no. Gli studi demografici ci ricordano che l’Italia (la cui popolazione, 46,7 anni di età media, è la più vecchia d’Europa) ha un tasso di natalità ai minimi storici e necessita di nuovi ingressi costanti per compensare la riduzione della popolazione attiva. 

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Il nostro Paese è destinato a spopolarsi e invecchiare. Nel 2050 i cittadini italiani saranno 6 milioni meno di oggi, e la metà avrà più di 65 anni. Chi porterà avanti l’economia? Chi pagherà le pensioni? Già oggi, interi comparti produttivi stanno in piedi grazie alla manovalanza immigrata: pensiamo ai settori agroalimentare, edile e manifatturiero. Pensiamo ai riders, ai corrieri dell’e-commerce, alle “badanti” (sono un milione e mezzo, quasi tutte donne straniere: se non ci fossero loro, il nostro welfare collasserebbe).

Sebbene agli immigrati siano in genere riservate le mansioni meno qualificate e retribuite, il loro contributo alla crescita della ricchezza nazionale vale un tesoretto: oltre 8 punti di Pil. Non solo. Gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono solo 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali. Gli imprenditori lamentano la carenza di manodopera per spingere la ripresa. Servirebbero almeno 160.000 (secondo gli studi più prudenti) nuovi ingressi annui di lavoratori stranieri. Ma l’ultimo decreto flussi ne prevede 27.700 (più 42.000 a termine dedicati al lavoro stagionale).

Il mondo economico vorrebbe aumentare le quote, quello politico tende a innalzare muri. Ma poiché le migrazioni fanno parte della storia dell’umanità – impensabile e irragionevole pensare di bloccarle –, la gente continuerà a spostarsi per vie illegali e insicure.

Oggi le leggi costringono moltitudini di persone – di cui abbiamo in larga parte bisogno – a vivere nell’ombra e alimentano situazioni di sfruttamento e di economia criminale. I rimpatri forzati, poi, non funzionano: costano troppo, mancano accordi di riammissione con i Paesi di origine e non frenano la voglia di partire né di riprovarci.

Anche il refrain “aiutiamoli a casa loro” è equivoco: le migrazioni non sono una patologia, curabile con lo sviluppo. Oltretutto gli studi sul fenomeno sono chiari: la crescita del reddito medio fa aumentare – quantomeno nelle prime fasi di sviluppo – la propensione a emigrare.

Dovremmo semmai scongiurare le migrazioni forzate, evitando di saccheggiare materie prime e terre fertili dei Paesi poveri, o vendere armi che alimentano guerre, o finanziare regimi sanguinari. Dovremmo inoltre accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili: i cambiamenti climatici causano decine di milioni di migranti dai territori più vulnerabili.

In realtà l’emigrazione, di per sé, è una leva di sviluppo: Le rimesse degli emigrati africani verso i loro Paesi di origine (80 miliardi di euro lo scorso anno) valgono assai più degli aiuti elargiti dalle nazioni ricche. E i migranti lo sanno bene. Morale: continueranno ad arrivare, niente e nessuno li fermerà, come l’acqua che scende dalle montagne troveranno mille varchi per raggiungere il mare. E questo flusso inarrestabile sarà una benedizione: la nostra salvezza”. Così Trovato.

Informazione, non propaganda. 

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