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Paolo Damilano lascia la destra: "Troppe liti e derive populiste. Non ci sto"

L'ex candidato sindaco a Torino spiega lo strappo: noi puntiamo verso un centro moderato, progressista e liberale

Paolo Damilano lascia la destra: "Troppe liti e derive populiste. Non ci sto"
Paolo Damilano

globalist

1 Giugno 2022 - 11.25


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La destra continua a perdere pezzi che spesso vanno nel cosiderto campo moderato e centrista dove stanno convergendo in tanti.

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«Non la vedo come una scelta traumatica. `Torino bellissima´ è nata come forza dipendente per coinvolgere coloro che si erano allontanati dalla politica. Per noi quindi la scelta di tornare essere indipendenti dalla coalizione di centrodestra come un ritorno alla fase iniziale».

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Così l’ex candidato sindaco a Torino Paolo Damilano spiega lo strappo dal centrodestra. A sei mesi dal voto prende una strada diversa, per colpa, spiega, delle «derive populiste». «Una scelta maturata da un po’, causa diverse questioni. In campagna elettorale erano emerse incongruenze di uno dell’altro partito – sostiene -. Ho sempre pensato che fosse dovuto al clima elettorale. La situazione dopo non è migliorata. Ogni giorno un distinguo, una polemica, forse perché il centrodestra è un po’ al governo un po’ l’opposizione. Le divisioni su questioni come l’elezione del presidente della Repubblica mi hanno fatto riflettere». E la visita di Salvini a Mosca accelerato la sua decisione di lasciare? «Credo che iniziative del genere devono essere prese a livello di governo, non in maniera estemporanea da partiti o gruppi. Altrimenti, ognuno di noi si organizza si fanno belle comitive avanti indietro da Mosca. Così non si arriva alla pace in Ucraina».

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Nella lega va più d’accordo col ministro Giorgetti? «Ho buoni rapporti con tutti i leader e con i maggiori esponenti dei partiti poi in qualche occasione i ruoli che uno ha portano a dire cose inappropriate».

Si riferisce al capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari? «Molinari è un politico di grande capacità non credo di dover rispondere alle sue provocazioni. Io sono uno di quelli che sostiene le proprie posizioni con i fatti, non con le parole. A Torino ci ho messo la faccia e i soldi. E ho portato il centrodestra al ballottaggio, un risultato storico. Siamo il partito più votato della coalizione. Cosa non avvenuta in città più facili per il centrodestra, come Milano. Non sono l’imprenditore svogliato che cerca un passaggio per il Parlamento. A Torino sono stati i partiti di centrodestra rivolgersi a me per cercare una guida».

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«Ci sono movimenti in corso. Non sono chiari i tempi e i modi – conclude -. Noi puntiamo verso un centro moderato, progressista, liberale che cerchi di intercettare, non il consenso dei partiti, ma di coloro i quali dai partiti si sono allontanati e fanno parte della grande massa del `non voto´. Noi vogliamo costruire, essere protagonisti e contribuire alla nascita, la ripresa economica e sociale di Torino, del Paese. Ci struttureremo meglio porteremo avanti i progetti e daremo indicazioni ai nostri elettori. È presto per dire in che modo parteciperemo alle elezioni del 2023».

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