Lo storico Cardini dà ragione all'Anpi: "Il rifiuto delle bandiere Nato è storicamente ovvio"
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Lo storico Cardini dà ragione all'Anpi: "Il rifiuto delle bandiere Nato è storicamente ovvio"

Mi sembra che la Nato con la Festa della Liberazione non c'entri nulla per una questione banalmente cronologica: il 25 Aprile ricorda una vittoria alleata e tra gli alleati c'era l'Unione Sovietica contro la quale è stata fatta la Nato

Lo storico Cardini dà ragione all'Anpi: "Il rifiuto delle bandiere Nato è storicamente ovvio"
Lo storico Franco Cardini
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19 Aprile 2022 - 16.51


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Lui, storico cresciuto nella destra, dà ragione  Il fatto che l’Anpi rifiuti la presenza della bandiera della Nato alle sfilate che accompagneranno il 2 Aprile non deve stupire perché si tratta di una scelta “storicamente ovvia”. Franco Cardini non valuta in modo negativo la presa di posizione dell’associazione presieduta da Gianfranco Pagliarulo e considera con favore “l’opposizione alla generale presa di parte in favore degli ucraini”.

Opposizione che di fatto si è concretizzata nel ‘no’ all’invio delle armi all’Ucraina. Questo perché “nella guerra non è assolutamente vero che tutte le ragioni stanno dalla parte dell’Ucraina semplicemente perché è il paese aggredito. Mi sembra – dice Cardini – che la Nato con la Festa della Liberazione non c’entri nulla per una questione banalmente cronologica: il 25 Aprile ricorda una vittoria alleata e tra gli alleati c’era l’Unione Sovietica contro la quale è stata fatta la Nato”. Far sventolare la bandiera della Nato “mi sembra storicamente e filologicamente un po’ forzato”.

Cardini si sofferma poi sulla questione ucraina e sull’invio delle armi al paese guidato da Zelensky ricordando che “mandare le armi è legittimo in uno Stato sovrano se c’è un impegno governativo o parlamentare recepito dall’Esecutivo. Però, bisogna anche che sia chiaro che mandare le armi ad uno dei due paesi in guerra è un atto di belligeranza nei confronti dell’altro. Quindi, se noi inviamo le armi all’Ucraina siamo in guerra contro la Russia. Nessun altro Stato si è espresso in modo ufficiale in sede parlamentare come abbiamo fatto noi, nemmeno gli Stati Uniti d’America che certo è una repubblica presidenziale”. 

 “Negli ultimi mesi – continua Cardini – mi sembra che l’Anpi abbia preso una posizione che io capisco, anzi che condivido. E’ una posizione di opposizione alla generale presa di parte in favore degli ucraini che è stata tipica di tutto l’Occidente. Credo che ci sulla questione ci si dovrebbe ragionare di più, cercare meglio le ragioni effettive di questo conflitto, non ci si dovrebbe fermare alla meccanica che individua un aggressore e un aggredito”.

“Perché – si chiede lo storico – l’aggressore aveva delle scelte? La scelta alternativa dell’aggressore – afferma lo storico – sarebbe stata di farsi sistemare dei missili con testata nucleare ai confini tra l’Ucraina e la Russia. Putin, di fronte a questa ipotesi, ha reagito mandando note su note. L’ultima l’ha mandata direttamente al presidente degli Stati Uniti e a tutti gli alleati il 15 dicembre del 2021. A questa nota ufficiale il governo statunitense non ha risposto.

I russi proponevano una revisione dei confini in maniera da assicurare una fascia di sicurezza neutrale. Capisco che la mossa di Putin è un’aggressione, ma mi chiedo qual era l’alternativa all’aggressione per tutelare il proprio Paese”, conclude Cardini.

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