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Tra Lega e Fdi volano gli stracci al Senato nella lotta per aggiudicarsi il seggio di un parlamentare scomparso

Dopo la morte Paolo Saviane c'è stata una accesa discussione sui criteri per scegliere il primo dei non eletti. Il partito di Meloni ha cercato di prendersi un seggio leghista ma...

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2 Dicembre 2021


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Si odiano e si detestano. Sono entrambi reazionari e liberticidi, tanto che si contendono l’alleanza con Orban e Duda, ossia con Polonia e Ungheria che hanno preso una deriva autoritaria che li sta portando lontano dagli schemi della democrazia per come la conosciamo.

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Ma proprio perché sono reazionari e sovranisti viene normale che tra di loro ognuno  faccia le scarpe all’altro.

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Del resto in un modello di società basata sull’egoismo e sulla netta contrapposizione delle categorie “noi” e “loro” è evidente che ognuno sgomita.

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Così tra Fratelli d’Italia e la Lega sono volati gli stracci al senato, per lotta per la conquista di un seggio senatoriale rimasto vacante.

Sarà la calabrese Clotilde Minasi, attualmente assessore nella giunta regionale presieduta dall’azzurro Roberto Occhiuto, a prendere il posto del defunto senatore della Lega Paolo Saviane. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha proclamato l’elezione della nuova parlamentare dopo la formalizzazione dal parte della Giunta delle elezioni di palazzo Madama. Formalizzazione che ha fatto seguito al voto dell’aula che ha prima respinto un ordine del giorno contrario presentato da Fratelli d’Italia, poi approvato la relazione della stessa Giunta, svolta dalla senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena, che appunto indicava questa soluzione.

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Ma la decisione è maturata in un clima di tensione e di toni accesi che hanno contrapposto i due gruppi alleati: per la Lega è intervenuto fra gli altri lo stesso segretario Matteo Salvini.

Alla morte di Saviane, che era stato eletto in Veneto, nella decisione sul subentro la Giunta ha dovuto fare i conti con il fatto che la Lega aveva esaurito gli eleggibili in quella regione, e questo si poneva in contraddizione con il principio costituzionale dell’elezione regionale dei senatori. Minasi è stata scelta perché è leghista ed è la Calabria, di tutte le regioni italiane, quella dove la Lega aveva accumulato il resto migliore. Ma la soluzione alternativa, caldeggiata da FdI, era quella della “lista collegata” (trattandosi di alleati che nei collegi uninominali avevano candidati comuni) e quindi del subentro di un esponente veneto del partito di Giorgia Meloni.

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Durissimo l’intervento di Salvini: “Sono imbarazzato – ha detto – dal fatto che si entri nel merito regolamentare di qualcuno che è stato chiamato dal buon Dio in un’altra parte e la cui famiglia e la cui comunità saprebbero benissimo cosa vorrebbero al suo posto. Se potesse intervenire per due minuti il senatore Saviane, sarebbe imbarazzato dal dover difendere una causa di qualcuno che non si può difendere. Stiamo parlando di Paolo, che era lì e ora non è più lì. Vi posso chiedere per umanità – non per politica, per le logiche di un voto in più o in meno, per il Quirinale, per la legge di bilancio o per la fiducia che verrà votata stasera – se possiamo chiuderla con questa farsa e procedere alla votazione per rispetto non di un leghista ma di un senatore di questa Repubblica? È imbarazzante quello che stiamo ascoltando”.

 In dichiarazione di voto, il leghista Paolo Tosato ha rincarato la dose: “La mischia che si sta svolgendo sulle spoglie del nostro caro collega Paolo Saviane è vergognosa – ha detto – e non fa onore a quest’Aula. Le norme possono essere tirate da tutte le parti, ma ci sono dei punti fermi che in certi casi dovrebbero prevalere di fronte a dubbi e incertezze. Paolo Saviane è stato un senatore della Lega, eletto esclusivamente da elettori della Lega. È giusto che sia un leghista a prenderne l’eredità politica e a sedere in questo Senato. Ognuno, con il proprio voto, risponderà alla propria coscienza e fortunatamente lo farà in modo palese”.

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“Voglio solo dire che sono rimasto veramente dispiaciuto dei toni con cui è stato illustrato il legittimo voto della Lega”, ha replicato Ignazio La Russa a nome di FdI. “Si può non essere d’accordo, ma arrivare ai toni che prima ho sentito, permettetemi di dire, lo trovo veramente – questo sì – incomprensibile; non disgustoso, ma incomprensibile”, ha concluso.

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