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Nuova sconfitta per Salvini: la Polonia dice no al suo piano per una Destra europea (e Meloni gongola)

Si infrange sulla decisione dei polacchi del Pis, i sovranisti che esprimono il premier Morawiecki, di non aderire al gruppo unico che dovrebbe comprendere, fra gli altri, la Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Fidesz di Viktor Orbán.

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Morawiecki, Orban e Salvini

globalist

1 Dicembre 2021


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La “grande Destra europea” pensata da Salvini si frantuma definitavamente come un bicchiere di cristallo che cade in terra e nel frattempo la Meloni è libera di gongolare.

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Si infrange sulla decisione dei polacchi del Pis, i sovranisti che esprimono il premier Morawiecki, di non aderire al gruppo unico che dovrebbe comprendere, fra gli altri, la Lega, il Rassemblement National di Marine Le Pen e Fidesz di Viktor Orbán. Il Pis resta con i Conservatori europei, raggruppamento di cui fa parte Fratelli d’Italia, che ha sempre frenato sull’iniziativa cara a Matteo Salvini.

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I Conservatori, infatti, hanno espresso ieri formalmente le candidature per il rinnovo delle cariche parlamentari di metà legislatura: e per l’incarico di presidente è stato indicato proprio un rappresentante del partito nazionalista polacco, l’eurodeputato Kosma Zlotowski.

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Non solo: i due attuali co-presidenti del gruppo, uno espressione dello stesso Pis (Ryszard Antoni Legutko) e uno di Fdi (Raffaele Fitto) sono stati designati a braccetto per la conferma nei loro ruoli. Segno inequivocabile che, almeno fino ai prossimi mesi, i polacchi non approderanno su altri lidi e dunque non entreranno in un ipotetico gruppone della Destra.

D’altronde, un gruppo con i connotati disegnati da Salvini e Le Pen non può fare a meno né numericamente né strategicamente della componente polacca (27 eurodeputati), la più numerosa di quest’area politica. Salvini, non a caso, ha annullato la partecipazione al vertice di Varsavia del fine settimana, proprio perché perplesso rispetto ai tentennamenti dei polacchi rispetto al progetto della Pan-Destra continentale.

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Il numero uno del Carroccio, fino a qualche giorno fa, diceva che l’appuntamento di Varsavia sarebbe stata “l’occasione per discutere di nuovi equilibri a Bruxelles”. Il piano era quello di lanciare la nuova aggregazione di forze sovraniste, in vista di un’accelerazione parlamentare a dicembre.

Piano saltato, per la soddisfazione di Giorgia Meloni e i suoi, che hanno sempre visto con scetticismo questo progetto, anzi l’hanno letto come un atto ostile nei confronti di Fratelli d’Italia. La scomparsa del gruppo dei Conservatori, infatti, avrebbe significato un colpo non indifferente per la principale forza della destra italiana, il secondo partito in assoluto nei sondaggi: basti pensare che Meloni è il presidente dei Conservatori (Ecr). Un esito figlio di una laboriosa trattativa dentro il gruppo di Ecr: gli esponenti di Fdi, con Fitto in testa, hanno prima blindato le forze minori (sono 18 i partiti rappresentati, di 15 Paesi diversi) e poi hanno cucito la tela con i polacchi del Pis.

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Il derby europeo, al momento, lo perde Salvini, ieri piuttosto irritato anche sul fronte interno (il segretario della Lega non ha gradito la decisione del premier Mario Draghi di non coinvolgere i leader di partito nelle consultazioni sulla manovra), e lo vince Giorgia Meloni.

In un centrodestra che si accinge diviso anche alla partita per il Quirinale: Forza Italia e Lega, adesso, vedono entrambe senza riserve la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi sino al 2023, mentre Fratelli d’Italia non disdegna una soluzione (come il trasloco di Draghi sul Colle) che potrebbe produrre elezioni anticipate. “Non so se Draghi voglia andare al Colle o meno, non ho elementi, per me è fondamentale che se il centrodestra vuol giocarsi questa partita se la giochi compatto”: così Meloni ieri sera a Civitavecchia. Un auspicio, ma espresso almeno con il conforto di uno scampato pericolo a Bruxelles.

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