Pordenone celebra le 'barricate antifasciste' e il sindaco di Fdi critica la presenza degli studenti

Debora Serracchiani contro il sindaco Alessandro Ciriani: "Critica la partecipazione di studenti alla commemorazione di un episodio di resistenza popolare alla violenza delle squadracce fasciste".

Il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani

Il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani

globalist 7 maggio 2021

Come al solito: prima fanno a gare a dire che il fascismo è qualcosa che non esiste più e consegnato alla storia e poi quand si tratta di manifestare l'antifascismo (che è un valore costituzionale) scatta il richiamo della foresta.

Così Alessandro Ciriani, eletto come indipendente di destra ma appartenente a Fratelli d'Italia e fratello del senatore di Fdi Luca Ciriani si è distinto.
"Il sindaco Ciriani a Pordenone sta attuando un vero e proprio ribaltamento dei valori su cui si fonda la nostra Repubblica e di cui lui dovrebbe essere il primo custode. La deliberata assenza del Comune rispetto a ricorrenze che onorano la storia di una città distinta nella lotta al fascismo è una forma subdola e pericolosa di revisionismo".
Così la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani stigmatizza l'intervento del sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani, il quale ha definito "inaccettabile" la partecipazione degli alunni di alcune classi della scuola media "G. Lozer" di Pordenone Torre alla manifestazione organizzata dalla Casa del Popolo nel centenario delle Barricate antifasciste di Torre di Pordenone.
Per Serracchiani "è peggio ancora quando il sindaco prende posizione contro la partecipazione di studenti alla commemorazione di un episodio di resistenza popolare alla violenza delle squadracce fasciste. Toccava a lui in veste istituzionale promuovere le celebrazioni per il centenario delle Barricate Antifasciste, mettere la fascia tricolore e andare con tutti i cittadini sui luoghi in cui operai e cittadini si opposero alla violenza organizzata dei fascisti. Ciriani non si nasconda dietro il colore politico di commemora in sua supplenza ed eviti attacchi alla scuola, la cui autonomia difenderemo sempre da ogni ingerenza o pressione".

Cosa furono le barricate antifasciste

Ha scritto l'Associazione Casa del Popolo di Torre in occasione del centenario della rivolta popolare contro gli squadristi: "Nel Maggio del 1921 tutta l’Italia viene investita da un’ondata di violenza fascista. Già dai primi mesi di quell’anno lo squadrismo, organizzato militarmente, si impone inarrestabile con tutta la sua ferocia, devastando i luoghi degli oppositori, incendiando le sedi dei partiti popolari, dei sindacati, delle cooperative e dei circoli culturali, ferendo e uccidendo esponenti di quelle forze politiche.


Pordenone, considerata allora “La Roccaforte del Socialismo” (si era infatti insediata nell’ottobre del 1920 la giunta del Sindaco socialista Guido Rosso) per la presenza di un forte e ben organizzato movimento operaio, costituisce per i fascisti il luogo designato per una esemplare “spedizione punitiva”. Il quartiere di Torre, in particolare, viene scelto dal capo fascista Francesco Giunta (più tardi primo segretario federale del fascio del Friuli) quale destinatario privilegiato dell’apice della violenza.
Il 10 e l’11 maggio 1921, squadre di fascisti provenienti da tutta la Regione e anche da fuori regione entrano a Pordenone insieme ad un reparto dell’8° Alpini e del 4° Genova Cavalleria. Sparando e lanciando bombe, avanzano fino ad occupare il Municipio,qui incendiano le schede elettorali del Partito Socialista, che comunque vinse nettamente quelle elezioni eleggendo il suo primo deputato al Parlamento. Le case dei principali esponenti politici vengono prese di mira, saccheggiate e incendiate, in particolare quella dell’avv. Ellero e del Sindaco Rosso.
In questi concitati momenti, i due principali animatori dell’opposizione ai fascisti, il maestro Pietro Sartor e l’operaio Tranquillo Moras, chiamano a raccolta tutta la popolazione a difesa del quartiere di Torre dove nel frattempo si erano già radunati numerosi operai e operaie. Durante la notte tra il 10 e l’11 maggio vennero erette barricate nei principali punti di accesso al quartiere. Fu così che quando al mattino i fascisti giungono alle porte di Torre sicuri della resa, invece si trovano di fronte ad una organizzatissima e fiera forza di opposizione che riesce a far fuggire le squadracce resistendo ai loro attacchi.
Quanto avvenne cento anni fa è un vanto per la Città di Pordenone; quei fatti rendono onore a tutte le donne e a tutti gli uomini che si opposero alla violenza e resistettero a difesa del lavoro, della libertà e di una società più giusta".