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Gli schizzi della democrazia diretta

Quella che vediamo esplodere nel movimento cinque stelle è un'onda alta più di due metri causata dall'incredibile incontro di correnti, forti venti e bassa pressione.

Beppe Grillo, fondatore del M5s
Beppe Grillo, fondatore del M5s

Veronica Matta

22 Febbraio 2021 - 09.54


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Democrazia, quindi, vuol dire “governo del popolo”, ma bisogna usare quest’espressione molto cautamente soprattutto quando a metterla in discussione sono gli esponenti di quello stesso movimento il cui fondatore urlava: «Non credo nel Parlamento ma nella democrazia diretta”. 

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Fondato nel 2009 il Movimento 5 Stelle, con GianRoberto Casaleggio (morto nel 2016), oggi si trova in un mare in tempesta mostrando la fragilità dei suoi sostenitori su cui si abbatte con violenza la forza del dio Nettuno. La democrazia ha mille modi di manifestare la sua spaventosa potenza, alcuni gestibili, altri ingovernabili, altri semplicemente impressionanti. E se per gli spettatori il mare in tempesta visto da fuori è uno spettacolo che affascina, per chi sta dentro è un incubo a cui non si vorrebbe partecipare. Sperimentare la forza di democrazia sulla propria pelle non è indolore. Lo sanno bene le centinaia di espulse e di espulsi indicati dai loro ex compagni come dissidenti, traditori, impuri, ben prima dell’era Draghi.

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Gli schizzi delle democrazia diretta si infrangono sulle iscritte e sugli iscritti della piattaforma Rousseau, nel vento della prima mattinata in quella formulazione secca sul quesito Draghi – sì o no, senza previsione di astensione – scatenando il dibattito interno ai 5 Stelle, parte di un immenso scenario.  Ma le rocce cinque stelle (i big, eletti da chissà quale Dio) preservano la propria sicurezza. 

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L’evento Mario Draghi non è più così lontano per non poterne prendere parte, ma troppo vicino per poterlo anche ammirare. Il governo è una delle attrazioni principali di un partito o movimento politico ma è anche un “luogo con molta acqua” e se non si sa nuotare si rischia di annegare. Quella che vediamo esplodere nel movimento cinque stelle è un’onda alta più di due metri causata dall’incredibile incontro di correnti, forti venti e bassa pressione. Ma quello che noi oggi osserviamo sotto un profilo letterario, i grandi poeti dell’antichità la chiamavano “rabbia del dio Nettuno”. Quando la sua ira si infrange su quella democrazia diretta tanto sbandierata si genera lo spettacolo al quale assistiamo, come un’immagine la cui forma è quella della rabbia e della vendetta, del dolore e della delusione.

E così quei “ribelli” d’Italia del Movimento cinque stelle, davanti al governo Draghi, esplodono in “turbolenze emotive” e istinti personali, che fino ad oggi raramente hanno trovato il diritto di espressione. Forse davanti a quello tsunami sarebbe stato meglio tenersi a debita distanza, portando la foto di Conte a casa. 

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