di Marco Santopadre
Se il governo di destra ellenico voleva tranquillizzare gli studenti e le opposizioni sul fatto che la sua “riforma” dell’Università non comporterà una svolta autoritaria, la dura repressione delle manifestazioni di protesta degli ultimi giorni ha dimostrato esattamente il contrario.
Memori della strage di studenti compiuta dalle forze di sicurezza nel Politecnico di Atene nel novembre del 1973, dopo la fine del regime militare neofascista dei colonnelli una legge aveva (almeno in teoria) tenuto fuori le forze dell’ordine dalle 24 università statali elleniche.
Ma nei mesi scorsi il governo di Atene ha deciso che nelle università greche esiste un “grave problema di sicurezza” e che per risolverlo occorra riportare la polizia negli atenei.
Già nel 2019, poco dopo la vittoria alle legislative, il nuovo governo aveva abolito la cosiddetta “legge dell’asilo” affermando che permetteva alla microcriminalità e ai gruppi politici di estrema sinistra di agire indisturbati.
E ieri sera il parlamento (il Voulì) ha approvato una nuova legge che permette al ministero degli Interni di dispiegare i propri agenti nelle università elleniche.
Il provvedimento legislativo ha ricevuto l’appoggio di 166 deputati appartenenti a Nea Dimokratia e a Elleniki Lisy (Soluzione Greca), formazione di estrema destra che all’ultima tornata elettorale ha preso il posto di “Alba Dorata”.
Per il primo ministro Kyriakos Mitsotakis si tratta di una legge che «affronta problemi che risalgono indietro nel tempo» e che rappresenta «una risposta saggia al problema perenne della sicurezza nelle università».
La misura, secondo il capo del governo, «istituisce un metodo moderno di ammissione e selezione degli studi e aggiorna l’intera istruzione superiore, sincronizzandola con le esigenze del 21esimo secolo» e, soprattutto, istituisce uno speciale corpo di polizia composto da circa mille agenti dotati di manganello, pistole elettriche e spray urticanti da schierare in maniera permanente all’interno delle facoltà.
Contro il provvedimento hanno votato 132 parlamentari appartenenti ai vari gruppi di opposizione, dal centrosinistra di Kinal e Syriza fino ai comunisti del Kke e alla sinistra di Mera25 (il partito fondato dall’ex ministro Varoufakis).
Le opposizioni hanno definito la norma anticostituzionale, accusa rigettata però dalla maggioranza.
A nulla sono valse le massicce proteste organizzate in tutto il paese dalle organizzazioni studentesche, dai sindacati e dalle associazioni dei docenti universitari nonostante le limitazioni alla libertà di riunione e manifestazione varate per contrastare la pandemia, alle quali il governo ha reagito con intransigenza.
I manifestanti hanno contestato non solo la “militarizzazione” degli atenei, ma anche altre misure contenute nel provvedimento: quella che introduce un voto minimo all’esame di maturità per poter accedere all’Università; la reintroduzione dopo 40 anni alla valutazione degli insegnanti; un numero massimo di anni entro il quale gli studenti devono completare il corso di istruzione superiore. Tutte misure che porteranno all’espulsione dall’istruzione superiore degli studenti meno abbienti oppure costretti a lavorare per mantenersi gli studi. Altri articoli contestati sono quelli che equiparano gli atenei privati a quelli pubblici e che istituiscono dei “consigli di disciplina” dedicati a giudicare ed eventualmente espellere gli studenti ritenuti responsabili di comportamenti censurabili.
La polizia – agli ordini del “Ministro per la protezione del cittadino” Michalis Chrysochoidis, passato dai socialisti alla destra conservatrice – ha reagito con estrema durezza alle mobilitazioni di studenti e professori, iniziate circa un mese fa. Mercoledì almeno 30 persone erano state arrestate ad Atene durante la moltitudinaria protesta organizzata in contemporanea col dibattito parlamentare.
Contro i manifestanti gli agenti hanno fatto ampio uso di manganelli e gas lacrimogeni e alcune delle persone arrestate hanno riportato gravi traumi, fratture agli arti, ferite alla testa ed estese ecchimosi.
Indignazione ha suscitato l’uso di un estintore da parte di un agente che ha colpito un giovane manifestante al volto provocandogli la rottura di alcuni denti e una frattura della mandibola.
Anche alcuni giornalisti e fotoreporter hanno denunciato la brutalità della polizia e l’impedimento a svolgere il loro lavoro, provocando le proteste dei sindacati di categoria a difesa della libertà di stampa.
Alcuni cronisti hanno raccontato di aver assistito a violenti pestaggi contro studenti e studentesse, o ai pericolosi caroselli con le moto della polizia lanciate a tutta velocità contro i manifestanti anche sui marciapiedi.
Scontri si erano registrati anche il 4 febbraio quando la polizia in assetto antisommossa era intervenuta contro i cortei di Atene e Salonicco.
Secondo le opposizioni e le organizzazioni studentesche il governo ha voluto mandare alla popolazione un chiaro messaggio intimidatorio in vista delle proteste sindacali e sociali che potrebbero scattare nei prossimi mesi in un paese già allo stremo e che, a causa della pandemia, ha subito nel 2020 una contrazione del Pil del 10%.