Basta con i tatticismi di Conte: rifiutare il Mes sarebbe folle

È sconcertante se non ridicolo presentare la questione come solo uno scontro tra PD e 5Stelle. Si tratta invece di una questione di rilievo nazionale

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Nuccio Fava 28 settembre 2020
La triste vicenda del presidente dell’Inps ha giustamente sdegnato l’intera opinione nazionale e tutto il sistema dei media. Non vale l’ennesimo tatticismo di Conte che elude la questione giustificandosi di non essere al corrente e che dovrà approfondire. Conte è il capo del Governo e su un affare così delicato, specie in tempi di pandemia tutt’altro che superata, non può giocare di generica rimessa ma deve esprimere un suo immediato e preciso punto di vista per tutti cittadini.
Questo metodo di governo fatto di rinvii e tatticismi, non solo disorienta e indebolisce la fiducia ma si aggrava – se possibile ancora maggiormente – sul tema del MES dopo che lo stesso Governatore della Banca d’Italia ha autorevolmente riconosciuto che sarebbe grave e incomprensibile il non utilizzo dei 36 miliardi messi subito a disposizione, a condizioni vantaggiose, da finanziamenti europei.
Non sembri superficiale, ma è sconcertante se non ridicolo presentare la questione come solo uno scontro tra PD e 5Stelle. Si tratta invece di una questione di rilievo nazionale specie in un momento in cui l’intero paese ha bisogno di risorse per la riforma e miglioramento del nostro Sistema Sanitario, con indispensabili riflessi e ricadute anche per il miglioramento e la completa messa in sicurezza dell’universo scuola-università.
Si tratta evidentemente di tatticismi che dipendono in gran parte dallo stato di crisi profonda del movimento 5Stelle che rischia, con la sua permanente crisi e l’incapacità di scelta, di causare all'azione del governo continui rinvii, ritardi e perdita di incisività.
Questa condizione diventa ancora più preoccupante in vista delle scelte per i progetti da finanziare con il piano Next generation EU(Recovery Fund): a parole quasi tutti lo proclamano destinato ad una promozione strutturale per il rinnovamento profondo della futura società italiana, ma in realtà rischia di ripetere i tradizionali vizzi dei finanziamenti pubblici, che seguono logiche particolaristiche e di potere. Sconcerta ad esempio che tra la lista delle 587 voci dei progetti da finanziaria compaia l’installazione di “domotica di controllo” di tutti gli impianti del palazzo della Farnesina, sede del Ministero degli Esteri del ministro Di Maio. Il costo supererebbe i 13 milioni di euro rispetto ai 209 miliardi complessivi in arrivo da Bruxelles.
Sicuramente una piccola spesa che rischia però di confermare il pericolo grave di procedere con una sorta di lista della spesa. Il paese dovrebbe superare vecchie logiche spartitorie perché ben altre sono le sue esigenze fondamentali e la necessità anche di acquisire efficacia e autorevolezza nella sua impegnativa interlocuzione con l’Europa a cominciare dall’irrisolta questione migratoria.