«Un anno e mezzo fa, dopo il primo articolo dell’Espresso sui ‘4 re di Roma’ tra cui Carminati, che io non ho mai conosciuto, anzi pensavo fosse morto oppure in pensione, sono cominciate le allusioni. Allora chiesi ai miei collaboratori: ma voi avete contatti, ci parlate? Fu un coro di no».
Lo ha affermato l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno in due interviste a Repubblica e Libero in cui ha ribadito la propria innocenza. «Due cose non rifarei. La prima: trascurare la composizione della squadra. Ho sbagliato i collaboratori. Ma è capitato pure a Veltroni con Odevaine, che era il suo vice-capo di gabinetto e che io ho allontanato appena arrivato in Campidoglio.
La seconda: non aver agito in totale discontinuità con il passato», dice Alemanno. «Salvatore Buzzi, il patron della Cooperativa 29 Giugno, io l’ho trovato ed è cresciuto sotto le amministrazioni di sinistra. Non volevo fare la figura del sindaco di destra che caccia tutti quelli di sinistra». Nei 5 anni da sindaco «nessuno ha mai provato ad avvertirmi: guarda che intorno a te stanno succedendo cose brutte. Neppure quando, in preda ai dubbi, andai da questore, prefetto e persino dal procuratore», ha raccontato Alemanno. La maggior delusione, ha spiegato, è «Panzironi, ex ad di Ama. È quello che mi ha più sbalordito: viene dalla Dc, ha un percorso da moderato. E poi eravamo amici. Mi fidavo». Con Gramazio «ho sempre avuto un rapporto di grande stima: Luca era ed è molto trasversale, cercava sempre l’accordo con il Pd, che era all’opposizione, e sulle delibere importanti lo trovava».