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Silvio, quello che non...

Berlusconi non crede nel libero mercato, non è liberale e nemmeno conservatore. E' un monopolista e ama i dittatori più dei padri della destra europea. Ma... [Stefano Marcelli]

Uno dei molti spot di Silvio Berlusconi
Uno dei molti spot di Silvio Berlusconi

Stefano Marcelli

4 Agosto 2011 - 23.31


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di Stefano Marcelli

L’ultima seduta del Parlamento italiano prima delle vacanze ci ha riservato qualcosa di memorabile. Il Primo Ministro, sorretto, dal neosegretario Pdl Angelino, si è scagliato contro i mercati con la virulenza di un vecchio comunista. “ Non sono i mercati che fanno i governi ! “, ha tuonato il delfino, sommerso dagli applausi dei peones azzurri.

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Silvio Berlusconi, in versione bravo bambino con il broncio, è andato più cauto. Ma oggi ha citato il padre (direttore di una banca chiusa con l’accusa di riciclaggio) dicendo che “la Borsa è come un orologio rotto: segna l’ora giusta solo due volte al giorno: per il resto non c’azzecca mai“.

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Ma il Cavaliere, come ha ricordato lui stesso alla Camera, ha ben tre imprese quotate in borsa, è uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio incommensurabile (nel senso che nessuno è in grado di calcolarlo esattamente perché disperso sia geograficamente che nell’ingegneria societaria) e tutto questo per aver gloriosamente cavalcato per decenni l’onda dell’economia di mercato. Silvio incarna in sé stesso l’idea stessa del capitalismo contemporaneo e “ berlusconismo “ è sinonimo dell’ideologia corrente della voglia di arricchimento e, come avrebbe detto From: dell’avere piuttosto che dell’essere.

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E lui e il suo garzone vengono a gridare nelle sacre aule parlamentari che il mercato è menzognero?
Il fatto è che davvero Berlusconi non crede nel libero mercato che, come dimostra la storia, ( con tutti i suoi difetti ) è stato propulsore della democrazia e l’ha accompagnata dalla sua nascita nella Amsterdam della Riforma Protestante fino ad oggi.

Berlusconi è un monopolista brutale: negli affari ama solo vincere facile ( magari con l’arbitro a favore e qualche fallo a gioco fermo ). L’autoritarismo insito nei suoi comportamenti deriva da questa sua natura di pescecane del capitalismo, più che sue improbabili convinzioni ideologiche.
Si trova bene con un’incarnazione contemporanea dell’autarchismo russo come Vladimir Putin, con un vecchio arnese della dittatura come Muhammed Gheddafi: con loro condivide battute ( e pratiche? ) da caserma, irride oppositori e critici, ma, soprattutto, fa affari.

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Potrebbe un politico liberale recarsi in visita in Russia, Libia o in Bielorussia, esibendo indifferenza se non addirittura irrisione per le vittime della repressione in quei Paesi? Certo che no.
Ma il fatto è che Berlusconi non è un liberale. Non ama il libero mercato ( se non favorisce i suoi interessi ) e non ama tanto meno quei principi di libertà a cui intitola partiti e tutto quel che gli passa per le mani.
Come direbbe Corrado Guzzanti, l’unica libertà che interessa a Berlusconi è quella di “ fare un po’ come c…. gli pare “. Vedere le serate di Arcore per farsi un’idea.

Berlusconi si presenta da anni agli elettori come il leader della destra italiana. Ma la destra conservatrice, nel contesto politico europeo, è liberale, difende il libero mercato, rispetta i principi fondanti dell’UE, e si caratterizza per politiche di rigore quando governa.
Lo schema tradizionale dell’alternanza fra destra e sinistra nei governi europei è questo: la destra governa preferibilmente nei momenti di crisi, attua ricette di rigore, con tagli pesanti alla spesa pubblica e iniezioni per la ripresa economica; la sinistra va al governo nei momenti di espansione perché garantisce maggiore equità nella redistribuzione del reddito e nello sviluppo del welfare.

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Ma Berlusconi non è un politico della destra conservatrice. Con i tagli ai bilanci si perdono voti e popolarità: e lui non lo vuole, un po’ perché è narcisista, e un po’ perché è titolare di società quotate in borsa e loro principale testimonial.
Così, Silvio se ne fotte dei precedenti della Thatcher, di Kohl, di Adenauer e della buonanima di Churchill, dei Patti Atlantici e di tutti i keynesiani messi assieme. Più che del capitalismo, Berlusconi è uno strenuo paladino del “ cazziproprismo “ l’unica vera ideologia alla quale lo si potrà riferire anche nella dimensione storiografica.

Il povero Keynes sosteneva che l’interesse privato non sempre coincide con quello pubblico, e per questo deve essere regolato. Senza regole, avvertiva il grande economista, il capitalismo rischiava di autodistruggersi.
Le recenti vicissitudini finanziarie seguite a decenni di liberismo imperante ( anche a sinistra ), sembrano confermare le analisi del più autorevole teorico del capitalismo. Ma a Lui che gliene importa? Il povero Tremonti stringe la cinghia? Confindustria si lamenta? Piazza Affari affonda? Fanculo tutti. Il boss della Bovisa tira dritto e si rimette al Fato.

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Lui che non è liberale e che non crede al mercato, ha detto agli italiani che, mentre la casa brucia, lui non può fare niente.
Ci ha fatto vivere per 20 anni in un interminabile spot pubblicitario che ci ha fatto sognare oggetti da favola che oggi scopriamo di non poter comprare. Anche perché non esistono.

Credo che anche il suo vecchio padrino Licio Gelli oggi sia profondamente deluso del Grande Istrione: nessuna delle riforme previste dal Piano di Rinascita è stata nemmeno avviata.
Era reduce dall’ennesimo lifting, ma in parlamento, il suo volto calava inesorabilmente, denunciando l’età e anche un’evidente demoralizzazione.
Che finale malinconico per un vecchio cantante di piano bar che si tiene su a malapena con il botox, che le ragazze ( ben pagate ) ora chiamano “ culo flaccido “, che più che di escort avrebbe bisogno di una badante…
Ci sembra appropriata una vecchia canzone di Bobby Solo.
Silvio, hai ragione: “ Non c’è più niente da fare, è stato bello sognare…”.

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