Si impicca in carcere un detenuto di 66 anni: è il 13esimo suicidio nel 2024, Nordio la smetta di minimizzare
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Si impicca in carcere un detenuto di 66 anni: è il 13esimo suicidio nel 2024, Nordio la smetta di minimizzare

Imperia, si impicca in carcere un detenuto di 66 anni. La denuncia della polizia penitenziaria: "Nordio si faccia carico del problema".

Si impicca in carcere un detenuto di 66 anni: è il 13esimo suicidio nel 2024, Nordio la smetta di minimizzare
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29 Gennaio 2024 - 10.03


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Nel carcere di Imperia è avvenuto il 13esimo suicidio in cella dall’inizio del 2024. A togliersi la vita impiccandosi un sessantaseienne originario di Villalba. A renderlo noto è stato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria. 

«A nulla sono valsi i soccorsi della Polizia penitenziaria. Ormai il trend delle autosoppressioni è a livelli spaventosi, basti pensare che nel 2022, quando si raggiunse la cifra record di 84 suicidi, in tutto gennaio i detenuti che si tolsero la vita furono 7. Il mese non è ancora finito e il tragico dato è quasi raddoppiato».

«Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che qualche giorno fa in Parlamento aveva paragonato i suicidi in carcere a una malattia da accettare, intervenendo durante le celebrazioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha parlato di ferita. Al Guardasigilli diciamo che le malattie si curano, o quantomeno se ne leniscono i sintomi, e le ferite si rimarginano, purché si sia in grado di somministrare la terapia adeguata. Dal Ministro della Giustizia ci aspettiamo l’indicazione di una strategia e delle soluzioni `cliniche´, per restare in metafora, e non la presa d’atto di un necroforo».

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«Violenze, aggressioni, privazioni, sofferenze d’ogni genere. In carcere non se ne può più e non basta `vedere´, bisogna capire, programmare e intervenire. Allo stato attuale a nostro parere non vi sono più neppure i presupposti giuridici per mantenere le attuali strutture penitenziarie che non assolvono nemmeno minimamente ad alcuna delle funzioni che sono a esse demandate dall’ordinamento».

«Noi la diagnosi l’abbiamo fatta e abbiamo anche individuata la terapia, il Ministro e il Governo, se vogliono, devono solo procurarla e somministrarla. Serve subito un decreto carceri per consentire cospicue assunzioni straordinarie, con procedure accelerate, alla sola Polizia penitenziaria mancano 18mila unità, e il deflazionamento della densità detentiva pure attraverso una gestione esclusivamente sanitaria dei detenuti malati di mente e percorsi alternativi per i tossicodipendenti. Parallelamente, necessita una legge delega per la riforma complessiva del sistema d’esecuzione penale, la reingegnerizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e la riorganizzazione del Corpo di polizia penitenziaria. Non si può far finta di nulla difronte alla strage continua», conclude De Fazio.

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